Scandalo Giallo

20 Luglio 2018 Autore  

Durante la tappa con arrivo all’Alpe d’Huez valida per il Tour de France 2018 e famosa per le imprese di grandi campioni del passato come il compianto Marco Pantani ci sono stati davvero i botti ma non tanto per i distacchi o per la vittoria di Thomas del team Sky (il Real Madrid del ciclismo per organico) ma per ciò che è accaduto a pochi chilometri dall’arrivo. Vincenzo Nibali, il portabandiera italiano a questo Tour, uno dei ciclisti più forti e vincenti per inseguire Froome, britannico della Sky cade e rovinosamente.

Non si capisce chi è stato a causare la caduta e con quali modalità ma Nibali a fine tappa ha espresso la sua opinione a riguardo “La strada è diventata più stretta e non c’erano più barriere. C’erano due moto della polizia -ha confermato il siciliano-. Quando Froome ha accelerato io l’ho seguito, mi sentivo bene. Poi all’improvviso ha rallentato e io mi sono ritrovato a terra”. Ascoltando le parole del messinese la colpa sarebbe delle moto della polizia anche se però all’indomani di questa durissima tappa un video amatoriale girato da un tifoso dimostrerebbe che in realtà non è la moto della polizia adibita per la sicurezza dei ciclisti a causare la caduta del campione ma un tifoso.

Di questa caduta se ne parlerà tanto per molto tempo non tanto per come è avvenuta ma per le regole sulla sicurezza dei ciclisti soprattutto visto che Nibali dopo la tappa che ha concluso a pochi secondi dai big che correttamente lo hanno aspettato senza infierire ha fatto le visite di controllo che hanno evidenziato la frattura di una vertebra con conseguente ritiro del ciclista. Non perché Nibali è italiano e forse è l’unico a poter contrastare lo strapotere Froome ma l’organizzazione del Tour ha evidenziato gravi carenze a livello organizzativo innanzitutto perché i tifosi devono stare dietro le transenne e non al di fuori o comunque se non ci sono transenne devono rispettare una distanza tale da non creare pericolo al ciclista e poi anche le stesse moto della polizia o delle varie televisioni che seguono l’evento cosi come le ammiraglie devono dar la possibilità di respirare ai corridori e concentrarsi a finire la tappa. Sarà che con le tecnologie moderne ci sono possibilità maggiori di vedere le gare ma 30-40 anni fa ciò che è successo ieri non sarebbe avvenuto e questo fa scendere una lacrima d’orgoglio a chi ha vissuto il ciclismo dei vari Merckx, Gimondi per non andare troppo indietro nel tempo.

Poteva capitare a chiunque quello che è successo a Nibali, ma una corsa così importante non si può falsare per una disorganizzazione così evidente e si spera che gli organizzatori del Tour de France prendano spunto dall’efficiente organizzazione del Giro d’italia per le prossime edizioni.

 

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