Un canestro che salva la vita
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20 Giugno 2019 Autore  

Lo sguardo volge verso un paesaggio più sublime e lontano, dove però il cuore, i sentimenti e gli affetti non possono giungere né persistere. Le temperature nel Montana sono d’inverno ostili all’uomo, ostili alla vita e alle speranze. Anche un bisonte guarda impaurito la valle gelida che si estende dinanzi a lui fino a che una parete di montagne innevate si erge, in maniera secca e fredda. E titubante procede verso un destino che ancora non conosce. Nel Montana non è affatto facile vivere. Anzi, il termine più appropriato sarebbe sopravvivere. E non è stato facile neanche vivere per tutti gli Indiani d’America le cui terre sono state brutalmente espropriate da antichi imprenditori dai lunghi baffi che arrivarono dall’est e dal mondo occidentale.

rayLa terra del Montana

Inizia nel Montana, nella riserva Indiana, la Flatehead Reservation, la storia di alcuni piccoli eroi e di piccole eroine che hanno provato a salvare qualche vita, fra le tante che autonomamente hanno deciso di lasciare un mondo per loro invivibile. Continua nel Montana la storia di alcune famiglie che ogni mattina, fra metri di neve, si alzano e si dirigono apatici verso i loro pick up trascinandosi dietro corde, zappe e motoseghe per raccogliere tonnellate di legno. Ritornano a casa verso l’ora di pranzo, quando già è quasi buio  e si rintanano nei bar fra un assenzio e una striscia di cocaina. E’ facile capire quindi per quale motivo nella Flatehead Reservation ci siano stati, tre anni fa, un centinaio di persone che hanno deciso di stroncare la propria vita. E’ anche per questo motivo che il Montana detiene un macabro record americano, quello dei suicidi annuali.

Fra quei lavoratori ce n’è uno un po’ più speciale, tale Zanen Pitts. “Ho due figli. La mattina mi alzo, porto il fieno alle mie mucche, curo la mia fattoria. Poi me ne vado dritto nella foresta, si prende un po’ di legna e la si porta a casa”. Poi la svolta: “Verso le cinque ci riuniamo in palestra e iniziamo l’allenamento”. Zanen Pitts è il coach degli Arlee Warriors and Scarlets, squadra giovanile di basket maschile e femminile della riserva Indiana. Zanen Pitts è il sole che non tramonta dopo l’ora di pranzo che strappa i ragazzi dalle case e li conduce verso i riflettori della palestra, dove un parquet e due canestri sono tutto il necessario. “Play with a goal, gioca con un obiettivo” dice coach Zanon, che non è fare canestro ma dimenticarsi il freddo e la storia che c’è là fuori.

E’ l’ottimismo di chi non si ferma,non  titubante come un lento bisonte, che porta la squadra dei ragazzi degli Arlee Warriors a vincere due campionati statali consecutivi, nel 2018 e nel 2019 e a portare questa storia sulle prime pagine dei quotidiani.

08mag warriors20 cover articleLargeGli Arlee Warriors

Ci sono sei di quei ragazzi su una panchina: “Chi di voi conosceva qualcuno o aveva parenti che hanno avuto il coraggio di togliersi la vita?” chiede coach Zanen. Tutti e sei alzano la mano, impassibili, abituati a una pratica piuttosto ricorrente nella Flatehead Reservation. E’ lì che Coach Zanen ha capito che il basket e un canestro possono salvare la vita. La vita non solo dei familiari dei ragazzi che giocano e vincono per gli Arlee Warriors ma anche quella di ogni singolo cittadino della riserva indiana del Montana.

Da qualche mese a questa parte, girando per le strade arginate dalla neve della Flatehead Reservation, è possibile osservare una serie di cartelloni che raffigurano i piccoli ragazzi vincenti dei due campionati. Non è solo (auto)adulazione perché su quei cartelloni ci sono frasi toccanti e un paio di numeri di telefono: quello del coach e quello del presidente della squadra: “Quando rifletti sulla vita chiamaci e passa a trovarci”.

E’ questo il senso della campagna pubblicitaria di una squadra di sedicenni che, guidati da Zanen Pitts, si sono caricati sulle spalle un’intera cittadina con l’intento di diminuire quelle morti innaturali. “Mi chiamano come se fossi uno psicologo, ma sono solo un allenatore” dice coach Zanen. Capisci in quel momento l’importanza di un canestro. Un’importanza e una responsabilità che un canestro, una porta fatta con le felpe buttate sulla polvere, una palla, non dovrebbe avere ma che purtroppo ha perché quando c’è bisogno, c’è sofferenza ci si deve aggrappare a tutto. E’ anche questa la conseguenza della libertà americana: “Andate e provvedete”. E nella moltitudine, nel caos, non tutti galoppano con lo stesso passo. "Ma cosa fanno gli Warriors, i guerrieri? Lottano uno per l'altro." Amen.

Raimondo Camponi

In realtà il mondo può essere più piccolo di quello che si possa pensare. Per gli amanti del basket americano NBA anche trenta metri per diciassette possono bastare. Se non siete della materia si fa sempre in tempo ad amare una schiacciata, un giocatore, una divisa o semplicemente una storia. Forse sarà l'aria di mistero che aleggia o la "pozza" atlantica che ci separa, ma questo sport vi piacerà! Parola del vostro Ray!

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