Aldo Malfetta, il calciatore che scoprì l’eccidio delle Fosse Ardeatine
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22 Aprile 2019 Autore  
Aldo Malfetta, nello Stadio Nazionale, viene premiato da Giulio Andreotti dopo la vittoria del campionato Juniores 1947/48.

 

Essere bambini durante la Seconda guerra mondiale non è stato semplice, specialmente nelle sue fasi conclusive romane. In quel periodo, la quotidianità era caratterizzata dalla fame, dal coprifuoco e dalle sirene che avvertivano l’arrivo di un bombardamento. Nonostante quei giorni fossero terribili, soprattutto inimmaginabili oggi, una speranza con un nome che riportava a una figura di sicurezza e familiarità c’era: gli “Alleati”. I più piccoli trascorrevano i pomeriggi a cercare qualcosa da mangiare, ma soprattutto, provavano a divertirsi con quello che la strada gli metteva a disposizione. Il calcio, già all’epoca, era uno dei passatempi più praticati: migliaia di ragazzini per i quartieri di Roma calciavano lattine o delle palle fatte con carta ed elastici tentando di imitare Amedeo Amedei e Silvio Piola.

Aldo Malfetta, nato il 23 aprile 1929, era uno di loro, ma sapeva giocare meglio dei suoi amici. Talmente meglio che nel 1944, all’età di 15 anni, la Lazio di Dino Canestri decise di integrarlo in rosa, facendolo entrare nel giro della prima squadra di lì a poco. Quell’anno il campionato era suddiviso in gironi e quello romano era stato vinto dai biancocelesti, ma l’arrivo degli americani che portarono alla Liberazione di Roma non gli permise di tentare la cavalcata fino alla vittoria finale. Vinse lo Spezia, ma Malfetta, giovanissimo, aveva già avuto le sue prime esperienze in un calcio fatto di scarpini e palloni di cuoio.

aldo malfetta

Malfetta in azione con la maglia del Latina nell'amichevole contro la Lazio ne 49, fonte Laziowiki

Le stagioni successive lo videro protagonista nel ruolo di mediano con la Lazio Juniores, dove divenne campione nel 1948. Passa la stagione successiva in prestito al Latina e poi, nel 1950, finisce alla Reggina grazie a una pressione di Fulvio Bernardini, che lo volle con sé per cercare la salvezza dei calabresi in Serie C prima di vincere lo scudetto con la Fiorentina e il Bologna. In Calabria, Malfetta gioca bene e spesso, partecipando anche alla vittoria per 4-1 contro quella squadra che il Calcio Illustrato chiamava semplicemente Barcellona (si trattava in realtà del Barcellona Igea Virtus). Nella stagione 1951/52 torna a Roma per svolgere il servizio militare e per giocare il campionato italiano con la maglia della Lazio.

Reggina Barcellona

Ritaglio di giornale di una cronaca che ha circa 70 anni. Rivedendola oggi, penseremmo subito al Barcellona di Messi.

Il 24 marzo del 1944, Aldo Malfetta giocava con alcuni suoi amici delle Case Rapide, chiamate così “perché er fascismo l’ha fatte costrui’ in quattro e quattr’otto”. Era uno di quelli che veniva chiamato Shangai, come Mussolini soprannominava tutti quelli dall’altro lato della Cristoforo Colombo, tutti quelli di Tormarancia. Quella mattina erano stati chiusi gli ingressi di Via Ardeatina e Aldo aveva visto passare più di un furgone tedesco. Sentì per tutta la giornata degli spari, ma non sapeva che cosa Herbert Kappler stesse ordinando di fare ai suoi soldati.

La loro curiosità li spinse ad indagare e, una volta appurato che la zona non fosse più sotto la guardia dei tedeschi, decisero di arrampicarsi e di controllare cosa nascondesse quel luogo dove si era udita anche un’esplosione. Con dei copertoni incendiati si fecero luce e, una volta entrati nella fossa, videro con i loro occhi una scena raccapricciante, la sconfitta del genere umano, la creazione finale dell’assenza di empatia. Mario Pennacchia, giornalista e scrittore, in Anche i ragazzi hanno fatto la storia, edito da Garzanti Scuola, riporta alcune parole usate da Aldo per raccontare quelle immagini ai suoi amici: “Ve ricordate quando da piccoletti ce raccontavano le favole con gli orchi che se magnavano li regazzini? Beh, quello che avemo trovato m’ha fatto pensa’ alla caverna dell’orco. Subito nun ce semo resi conto, o forse nun ce volevamo crede, ma c’erano ‘na decina de corpi ammucchiati uno sopra l’altro, con la faccia rivolta pe’ tera e le mani legate dietro alla schiena. Semo scappati morti de paura”.

Lazio 1951

Formazione titolare della Lazio nella stagione 1951-1952.

 

Aldo è stato un ragazzo che ha avuto la fortuna di conoscere quel calcio che tanti altri bambini sognavano di vivere. Quel calcio fatto da persone come Bernardini e Losi. Una fortuna che però ha portato nel suo cuore insieme a delle immagini sconvolgenti, che nessun quindicenne nella Roma di oggi immaginerebbe di vivere. Quel calcio e quella passione per i biancocelesti lo ha spinto a rimanere, nonostante tutto, legato al mondo dello sport anche dopo il ritiro, avvenuto per motivi economici. E sì, perché quel calcio non offriva quello che offre oggi, almeno in termini economici. Perché sotto il piano emotivo offriva e continua a offrire qualcosa di magico, che spinge i bambini di oggi, come lui lo era allora, a ispirarsi ai loro campioni preferiti sognando di calcare i migliori terreni di tutta Italia.

2 commenti 1434 VISITE
Daniele Furii

Nato l’ultimo giorno d’estate del 1995, anno in cui i tifosi italiani di calcio scoprivano Francesco Totti e Javier Zanetti. Laureato in Scienze della Comunicazione. Appassionato di tantissime cose, forse troppe. Tra queste c’è lo sport, di cui ogni tanto scrive.
 

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COMMENTI

  • luigi di pietrantonio luigi di pietrantonio Lunedì, 22 Aprile 2019

    Complimenti al mio nipote preferito. bravo

    Rapporto
  • Fabiano Fabiano Lunedì, 22 Aprile 2019

    Complimenti.

    Rapporto

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