El Equipo Fantasma
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14 Ottobre 2018 Autore  

La Paz, la capitale amministrativa della Bolivia si trova a più di 3500 m d'altitudine, è la capitale più alta del mondo, fare sport ad un'altitudine così elevata non è facile per chi non ci è abituato, l'aria rarefatta riduce le capacità respiratorie e il pallone prendendo più velocità, assume traiettorie imprevedibili; per questo la FIFA, già da qualche anno, ha vietato lo svolgimento di gare internazionali a più di 3000 metri d'altezza.

Vincere in casa della Bolivia è sempre stato difficile quindi per le altre nazionali sudamericane, spesso i giocatori arrivano in Bolivia qualche giorno prima della partita e non c'è abbastanza tempo per abituarsi all'altitudine.

Capita però che contro la Bolivia sei costretto a vincere, magari perché ti serve per accedere ai mondiali, soprattutto se ti chiami Argentina e quattro anni prima quella qualificazione l'avevi steccata.

L'anno era il 1973 e sulla panchina dell'Albiceleste sedeva un certo Omar Sivori, che da grande uomo di calcio qual era aveva capito che la sua squadra non poteva assolutamente arrivare impreparata a quella sfida, bisognava che i giocatori arrivassero qualche tempo prima in Bolivia per ambientarsi meglio e arrivare pronti alla sfida, ma c'era un problema, gli impegni stretti non lo permettevano, c'era un'altra partita contro il Paraguay da giocare, e allora si doveva trovare una soluzione alternativa.

L'idea di Sivori fu geniale, chiamò un gruppo di calciatori, tra cui anche un giovanissimo Mario Kempes, l'unico di questi che poi sarebbe andato anche al mondiale, e li mandò ad allenarsi a 2500m d'altezza, sulle Ande argentine, ben 75 giorni prima della partita. Nel frattempo il resto della nazionale avrebbe giocato contro il Paraguay.

Il tempo da passare in ritiro ad alta quota era così tanto, che dopo un po' persino la federazione argentina si dimenticò di quei calciatori, non pagava più per il loro sostentamento e i calciatori si ritrovarono a vivere in condizioni pessime, costretti ad organizzare delle amichevoli e utilizzare i proventi per comprarsi il cibo e cucinarselo da soli, dispersi in qualche bettola sulle montagne.

Alcuni di loro, come per esempio i tre arrivati dal River Plate, non ressero a quelle condizioni e se ne ritornarono a Buenos Aires.

Nella sua autobiografia, Mario Kempes ricorda così quei giorni:“L'AFA si dimenticò di noi e ce la passavamo veramente male. Non sapevamo neanche come mangiare. Avevamo due amichevoli e finimmo per farne sei o sette in cambio di denaro, così compravamo le cose in un supermercato e qualcuno preparava il cibo. Tornai con 7 o 8 chili di meno.”

Dopo un po' anche i giornalisti si cominciarono a chiedere che fine avessero fatto quei calciatori di cui non sapevano più niente, tanto che qualcuno iniziò a chiamarli “El Seleccionado Fantasma”, la Nazionale Fantasma.

Nonostante tutto però, la strategia di Sivori si rivelò vincente, la partita si giocò il 23 settembre 1973 e finì 1 a 0 per l'Argentina, a segnare fu Oscar Fornari, detto “il Passero”, proprio uno di loro, di quel manipolo di eroi che avevano passato più di 2 mesi sulle montagne dimenticati da tutti.

Fu il gol più importante della mia vita.” ricorda Fornari, “Eravamo stati dimenticati. Ci chiamavano la Squadra Fantasma, ci hanno persino fatto una foto con i lenzuoli addosso”.

Grazie a quella vittoria e a quella con il Paraguay l'Argentina si qualificò al Mondiale, al quale  Sivori neanche partecipò, fu esonerato prima per alcuni dissapori con il presidente Peron. La sua esperienza come allenatore, che non fu prolifica come quella da calciatore, si concluse con quella qualificazione avvenuta grazie alla sua intuizione e grazie a un gruppo di calciatori che in Argentina sarà ricordato per sempre come El Equipo Fantasma.

Gianluca Di Mario

Nato nel 1994 sotto il segno dell'aquila, e non poteva essere altrimenti vivendo nel paese di Alessandro
Nesta. Ha fatto appena in tempo a vedere l'epopea Cragnotti, prima di innamorarsi dei colori biancocelesti
nei primi anni lotitiani, quelli dei 9 in un giorno e di Paolo Di Canio. Scrive di calcio e dintorni per
passione su ilCatenaccio.it grazie. Per gli amici, un soprannome straordinario, no che dico straorDiMario.

 

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