Superga, non solo Grande Torino: i tre giornalisti Cavallero, Casalbore e Tosatti
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04 Maggio 2019 Autore  

70 anni fa la tragedia di Superga. Erano le 17.03 del 4 maggio 1949 quando il Fiat G.212, partito da Lisbona, si andò a schiantare contro la basilica di Superga, sulla collina torinese. I morti furono 31, tra cui tutta la squadra del Grande Torino, di ritorno da un amichevole per beneficenza giocata contro il Benfica. Insieme a loro i quattro membri dell'equipeggio, tre allenatori, tre dirigenti e tre giornalisti. Renato Casalbore, fondatore e direttore di Tuttosport, Renato Tosatti della Gazzetta del Popolo e Luigi Cavallero de La Stampa.

Qui di seguito si riporta l’articolo dal titolo “I tre giornalisti” comparso proprio sul quotidiano torinese il 5 maggio 1949, all’indomani della tragedia di Superga.

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La prima pagina de La stampa all'indomani della tragedia di Superga

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Luigi Cavallero

Gino Cavallero non doveva volare: soffriva di cuore, i medici lo sconsigliavano, lo supplicava la moglie, gli amici stessi tentavano di dissuaderlo. Ma Cavallero, ogni volta che rimetteva piede a terra, reduca da questa o quella “tournée”, sorridendo, rassicurava tutti.

Il mio cuore? Va benone, l’aria dei quattromila gli giova!”.

La sua passione pareva dovesse sempre averla vinta sull’organismo; attendeva ogni viaggio con un’ansia di fanciullo, pregustando la gioia stessa del volo. E non pensava, forse non aveva pensato mai alla fine, quella fine…

Tornando, scherzava con chi s’era preoccupato di lui: “Quante volte ha telefonato mia moglie?”. Sapeva, conosceva l’ansia di chi della vita gli era sicura compagna. E noi, che con lei eravamo stretti di una tacita solidarietà per i suoi timori, eravamo abituati alle sue richieste pressanti e amorevoli: “Stia sicura, signora, tutto a posto. Sono partiti regolarmente e con altrettanta regolarità arriveranno. Piove, ma le nuvole sono alte, c’è un po’ di foschia, ma senza vento!”.

cavalleroLuigi Cavallero

Poi più tardi: “Ci siamo, atterrati bene…”.

Così ogni volta fino a ieri. Fino a quando il destino crudele, quel destino che rompe i fili dell’esistenza con uno strappo brutale, che obbliga al silenzio ed allo stupore prima che al pianto, lo ha fatto morire nel cielo di Superga. Lui, con il Torino, in uno schianto immenso, in un rogo di tanti cuori abituati a pulsare di passione generosa.

Luigi Cavallero era entrato giovanissimo in giornalismo: nato il 2 aprile 1907, aveva iniziato la sua opera appassionata nel 1924-1925, quando, rubando il tempo al suo lavoro abituale – aiutava il papà in un’azienda commerciale – si precipitava al giornale, il suo primo giornale, l’Illustrazione Sportiva.

Anni duri, di pasti appena abbozzati, di nottate bianche: all’ombra del sacrificio, però il ragazzo si “faceva”, diventava un nome, si affermava, pieno d’iniziativa, ricco di una volontà di ferro.

Passò al Paese Sportivo; poi, il 10 ottobre del 29 fu chiamato dal direttore de La Stampa. Quanti gli hanno vissuto insieme, fianco a fianco nella fatica quotidiana, gli han sentito ricordare tante volte l’episodio. Era la ricompensa che giungeva a premiare la fatica d’un ventenne, era il riconoscimento, meritato e giusto.

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La prima pagina della Gazzetta dello Sport

1929-1949. Si specializzò nel calcio, mai abbandonando la “sua” Stampa, cui diede sempre, sereno e cordiale, la sua energia più bella. Era diventato capo dei servizi sportivi, tecnico capace, stimato. Gli volevano bene, lo invidiavano. Lo invidiavano per i suoi viaggi, perché poteva vedere, e scrivere. Scrivere di sport, di foot-ball, di tante squadre, di tanti paesi….

Gli era nato pochi mesi or sono un maschietto, l’erede tanto, tanto desiderato, dopo due figlie Manuela e Daniela. A loro che non sanno, alla moglie che cerca di nascondere il suo dolore sotto una maschera d’impassibilità, perché nulla si riveli, perché nulla trapeli ai bimbi, ci accostiamo oggi, trattenendo il desolato singhiozzo.

 

 

Renato Casalbore

Il direttore di Tuttosport, Renato Casalbore, era conosciuto in primo luogo per la signorilità e la correttezza dimostrata in ogni sua manifestazione della vita: doti che lo contraddistinguevano in modo netto, ponendolo immediatamente su un piano di superiorità umana ed intellettuale. Ma Renato Casalbore non faceva pesare queste sue qualità. Egli, direttore di giornale, presidente del gruppo giornalisti sportivi torinesi, si considerava in ogni occasione soltanto e soprattutto un giornalista, un collega.

Proveniva, nella sua professione, dalla scuola napoletana sorta attorno agli Scarfoglio. Venne a Torino, dalla grande città meridionale, nel 1912. Collaborò prima alla Stampa Sportiva di Gustavano Verona, un altro pioniere dell’attività atletica; poi, nel 13, divenne segretario di redazione dello Sport del Popolo.

casalbore fotoRenato Casalbore

Nel 1914 passò alla Gazzetta del Popolo, dove rimase un trentennio. Dopo la liberazione, fondò e diresse Tuttosport, accompagnando alla attività direttoriale un intenso lavoro giornalistico: puntualmente uscivano sul foglio, diventato assai popolare, le sue cronache, sempre vive per uno stile spigliato e la capacità di dare il senso immediato dell’avvenimento.

Appassionato sportivo e praticante aveva gareggiato in attività agonistiche ed era stato anche pioniere dell’aviazione.

Era sposato ed aveva una bimba

Scompare con lui un giornalista integerrimo, dalla penna abile e dal cuore generoso, figura particolarmente cara nel mondo degli appassionati dello sport.

 

 

Renato Tosatti 

Renato Tosatti, Kid, Totò: tre nomi, tre firme per un uomo solo. Tre ottime firme. Il collega Tosatti era uno dei più scanzonati e brillanti giornalisti sportivi. Nato nel 1908, a Genova Sestri, era entrato nella carriera a 18 anni, affrontando con pigio baldanzoso la sua professione. Era stato redattore al Giornale di Genova, poi al Piccolo edizione sportiva del lunedì dello stesso foglio, e subito si era distinto per il suo stile piacevole e spigliato. Da Genova aveva iniziato la sua collaborazione alla Gazzetta dello Sport ed al Guerin portivo.

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Renato Tosatti

Col passare degli anni progredì rapidissimo nella carriera: passò al Lavoro, fu capo redattore della Gazzetta Sportiva. Dal 1945 tenne la redazione ligure del Giornale di Torino e finalmente nell’ottobre 1946 si trasferì alla Gazzetta del Popolo. A Torino egli si era ben presto ambientato, raccogliendo intorno a sé molte amicizie che la sua penna tagliente, ma leale, non diradava. E nella nostra città a firma Kid e Totò scrisse settimanalmente per Tuttosport e per il Guerin Sportivo.

Questo il collega. Di Tosatti, padre di famiglia ricordiamo l’affettuosa preoccupazione con cui in ogni suo viaggio parlava dei suoi cari. Si era sposato a poco più di vent’anni ed aveva tre figli, Mirella di 17 anni, Giorgio di 11 e Marco di uno e mezzo.

 

 

 

Tratto dall'archivio storico de La Stampa

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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