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Vola... Basso!

Da qualche giorno è iniziato il Giro D’Italia, edizione 101 e tra le tante belle tappe nella seconda settimana della corsa rosa ci sarà quella storica con arrivo al monte Zoncolan che in passato ha visto tanti atleti compiere magnifiche imprese al limite dello sforzo fisico.

Tra le bellezze del ciclismo però ci sono molte ombre e casi mediatici visto il problema doping, sempre più diffuso tra i ciclisti professionisti e ormai apparentemente inarrestabile. Tra i tanti casi che affliggono e hanno afflitto questo sport un caso eclatante e particolare avvenne in Italia qualche anno fa e coinvolse uno dei ciclisti italiani più forti di sempre, Ivan Basso. Correva l’anno 2006 e considerato uno dei favoriti al Tour de France 2006 dopo aver dominato e vinto il Giro d’Italia e dopo il ritiro dalle corse di Lance Armstrong (padrone del Tour in quegli anni ma successivamente squalificato per doping con tutti i Tour vinti revocati) e soprannominato Ivan “Il Terribile” a causa dell’Operacion Puerto, per le indagini su di lui e su tanti altri protagonisti non vi partecipò. Un anno dopo anche senza essere mai  essere risultato positivo ad un controllo antidoping ammette di essere stato tentato nell’usare sostanze dopanti  ma di non averlo mai fatto .

Questa ammissione gli causa una squalifica di 2 anni con conseguente ritorno alle corse nel 2009 ma delude le aspettative non ottenendo grandi risultati. La stagione successiva non parte da favorito al Giro d’Italia ma è sempre Ivan il Terribile e tutti attendono uno dei suoi scatti ma nella tappa con arrivo a L’Aquila un gruppo di 56 corridori complice la pioggia battente va in fuga e sia Basso che gli altri favoriti alla conquista del Giro 2010 sembrano ormai spacciati arrivando al traguardo con più di 10 minuti di ritardo e a fine tappa con Basso dichiara “E' stata una giornata negativa, non abbiamo fatto quello che volevamo. Alla fine tutti i pretendenti alla maglia rosa erano tutti con noi a eccezione di Sastre che, per la sfortuna che aveva avuto fin qui, meritava di essere tra i primi in classifica. Vuol dire che ce la dovremo rigiocare in montagna". Sembrano le solite frasi di circostanza ma Basso con la sua squadra, la Liquigas e il suo giovane gregario Vincenzo Nibali mantengono la parola e nella tappa con arrivo al monte Zoncolan, una delle tappe più dure in programma Basso attacca e stacca in salita tutti tranne l’australiano Cadel Evans. Basso sta facendo un’impresa e ogni pedalata è un pugno contro tutte quelle accuse di doping ricevute, a tutti i detrattori che dal 2006 lo aspettavano dietro l’angolo per dargli contro e che lo etichettavano come “dopato” ed Evans resiste ma sembra prossimo a cedere  e non ha quel passo e quella condizione del ciclista italiano e come nelle favole più belle del ciclismo Basso ad un tratto stacca Evans e c’è un uomo solo in fuga.

Ivan ha quasi un minuto di vantaggio su Evans ed è significativo il suo attraversamento di una galleria con tutti i tifosi che lo incitano e attraversare quella galleria significa uscire dal tunnel in tutti i sensi per Basso che vince la tappa e qualche giorno più tardi riconquista la maglia rosa nella tappa con arrivo all’Aprica arrivando sul traguardo con il suo compagno Vincenzo Nibali e Michele Scarponi dell’Androni-Giocattoli che vincerà la tappa. Quella maglia rosa mancava ad Ivan dal 2006, un’eternità  e una volta indossata la porterà con sé fino all’ultima tappa di Verona. Basso ha dimostrato di essere un campione, di essere sceso nell’Inferno nel 2006 e di essere risalito in Paradiso nel 2010 e tutti quelli che amano il ciclismo e non solo devono prenderlo come esempio perché nella vita si può sbagliare ma tutti hanno diritto ad una seconda possibilità.

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