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Emilio Malandrino

Emilio Malandrino

Vedere attraverso la lente dell’ironia quel che c’è...o speriamo ci sia!

Passino le analisi tattiche volte a perorare una determinata causa: lo sguardo critico rimane fondamentale per una esistenza che tenga lontani gli spettri dell’abitudine e gli altrettanto accomodanti schemi mentali prestabiliti.

Esempio (seguitemi): agli inizi del liceo (periodo non ben specificato tra Pleistocene e Triassico), ero in fissa con i Paramore, grazie ad una( ai tempi) cara amica con cui (ovviamente) ho perso i contatti. Il gruppo emo-punk-rock, capitanato dalla tuttora-donna-che-sognerò-sempre Hayley Williams, mi conquistava per la estensione vocale della front-man, i testi da un pessimismo sconfinato (la situazione dell’Udinese è NULLA, al confronto) e le chitarre mal suonate, ma che smuovevano le orecchie ed il cuore del piccolo autore adolescente.
Acquistai addirittura (primo e “forse” solo nel mio paese), all’unico negozio di dischi della cittadina, il loro terzo album appena uscito, ormai nove anni or sono.
Bene. Avete per caso ascoltato il loro ultimo prodotto musicale, uscito l’anno scorso? Io no, fino a pochi minuti fa: intenzionato a gettarmi sul divano e riflettere sulla brevità della vita ed i cambi di direzione (Suso chi?), ho cambiato idea, purtroppo per voi aggiungerei, ed ho cercato di rapportare quello che era giunto alle mie orecchie, quasi non accettabile dalla realtà in cui credo di vegetare, con le partite che incombono.
Cosa mi spiazza totalmente nella dimensione pallonara coeva italiana?

Partiamo dal primo anticipo: Under non titolare.
Impazzisco per il giocatore che, in uno degli svariati gruppi dei fantacalci a cui partecipo, ho ribattezzato da subito La Luce : pieno di (troppa) voglia di fare, egoista quanto basta per non inveirci contro dal primo minuto in cui mette piede in campo, Cencio (così ribattezzato affettuosamente dai romanisti sparsi per il mondo) è un must-see per la capacità di attirare il pallone a sé e dipingere calcio. Che sia un controllo orientato, un taglio dalla parte destra del campo verso il cuore dell’area, un tiro a giro dai 23 metri, vedergli preferito Schick in una posizione innaturale (per contrastare la fisicità del Chievo e far entrare il mago turco a difensori spompati) mi fa apparire un sabato di fine Aprile un po’ più spento, se non fosse che mangerò una pizza stasera (sono del partito: Pizza Panacea di qualunque Male; se volete, il PPM cerca nuovi membri).

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Una margherita davanti Inter-Juve: cosa potrebbe sconcertarmi, gol di Candreva a parte? Probabilmente mi concentrerò su come Perisic affronterà la doppia sfida Cuadrado-Barzagli sulla sua corsia: l’impeto del croato verrà contenuto dall’ex miglior marcatore (nel senso difensivo del termine) del campionato, tirato a lustro proprio per la partita più importante della stagione bianconera, e da una freccia colombiana pronta a pressare “forte” su di lui?
Spalletti adotterà la contromisura Cancelo a sinistra, con D’ambrosio a destra, per togliere pressione al buon Ivan? Inter-Juve sarà una partita di “fascia alta”: poco ma sicuro.

Spostiamoci, con questa terribile freddura, alla domenica. Mentre le prime considerazioni sul portare o meno la crema solare in spiaggia e sullo status sociale che deriva da tale scelta si affolleranno nella nostra mente, ventidue eroi avranno un compito non semplice: sopravvivere non solo in chiave sportiva, lottando per la salvezza, ma anche fisiologica, affrontando un mezzogiorno assolato in quel di Crotone. La temperatura non dovrebbe essere altissima (22°, per chi fosse interessato ad una scampagnata nel cuore della Calabria), ma tutto sta nella percezione: percezione aumentata in ogni senso per Matteo Politano, dal fiuto del gol ai movimenti, ovunque dentro al campo (non possiedo una heat-map dei suoi palloni giocati attualmente, ma la immagino con sopra scritto: “The floor is lava”). Il giocatore, vera scheggia impazzita di questo finale di campionato, è il cavallo di Troia di una partita che potrebbe avere le stigmate della noia e della paura, dal primo al 95’ minuto.

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“Non dar retta ai tuoi occhi e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto e scopri quello che conosci già; allora imparerai come si vola.”
Con il soprannome nato da un fraintendimento, parlare di Jonathan Livingston ed il ga[m/b]biano Barrow è troppo facile, eppure il ragazzo sembra avere le carte in regola per esplodere da prima punta, con tiro da fuori, discreta progressione, rapidità nel breve e capacità di mettere i compagni in condizione di segnare (assist per Freuler settimana scorsa). Se dico che l’ultimo giocatore con maglia nerazzurra così completo potenzialmente in Italia ora milita nel Nizza, sarà stato un colpo di sole?

Di sicuro L’Udinese, piegata da due mesi a questa parte sulle ginocchia, non vuol subire un ennesimo colpo della strega nel Sannio ; la squadra giallorossa, con una ritrovata leggerezza derivante dalla matematica retrocessione, può affrontare la partita a viso aperto e con un solo scopo: proseguire negli sviluppi del laboratorio de zerbiano.
Cosa farebbe cascare dalla sedia? Qualche filtrante di Sandro dopo aver strappato palla al Fofana di turno. L’ex Tottenham deve rimanere in serie A: per la petizione, ci organizzeremo.

Ennesimo ex dalla ottima tecnica ripudiato contro il Milan: parliamo di Andrea Poli, pronto a riempire di estro il pomeriggio bolognese...ehm...
Intendevo Simone Verdi, scusate. Un lapsus.
Cristante, Saponara, Verdi: tre piccole spine nella rosa che un tempo fu rossonera.
Sembra che il toto-attaccante ci riservi Cutrone (scelta più saggia) dal primo minuto.
Fattore sorpresa: Calhanoglu che segna su punizione (è scoccata l’ora? Lo pensiamo tutti, eppure...).

A Marassi va in scena la corsa disperata all’Europa minore: Giampaolo mette in vetrina probabilmente Andersen (prossima plusvalenza superiore ai  15 milioni) e Kownacki (unica punta rimasta al fantacalcio da contendersi durante la parca asta di riparazione).
Quel che mi preoccupa? Pavoletti che segna di piede (non in rovesciata) è fin troppo scontata come risposta, perciò dirò Torreira che dilapida più di 4 palloni.

Il Verona dei falsi nueve ospita la SPAL in un’altra partita che definire tesa coinciderebbe con un eufemismo: il peggior calcio della A tra le neopromesse contro il più convincente e che si è adattato con risultati importanti alla categoria.
Grassi sta ritornando ai livelli di un tempo, quando il Napoli lo designò unico acquisto per la campagna scudetto 2016: Sarri dà, Sarri toglie.

Pomeriggio rovente a Firenze; il verbo scansare è stato adoperato più del foriestiero “top” tra i quattordicenni, perciò mi auguro non abbia nulla a che vedere con la partita delle 18:00, riferendomi maggiormente ai commenti  esterni al match rispetto a quel che si verificherà sul prato verde, vista la fallacia del ragionamento alla base.
Come reagirà la Fiorentina alla prospettiva di dover contendere il possesso palla alla squadra dalla percentuale più alta in questo fondamentale di tutta la A?
Tanto passerà dalla linea Veretout-Saponara e quanto quest’ultimo riesca ad isolare, con il suo intuito, Chiesa contro i terzini napoletani. Anche perché Simeone che regge l’impatto contro Koulibaly (ciò non implica che non possa rubargli il tempo, vero tallone d’Achille del gigante napoletano) equivale al sottoscritto che resiste per più di un mese alla palestra.

Ljajic, Luis Alberto, Immobile, Iago Falque: la serata pirotecnica a Torino è pronta. Noi? Staremo con la testa al lunedì poco invitante? Alla sveglia preferirei il canto di un Gallo ritrovato, ma credo proprio che dovrò aspettare una ritrovata forma fisica del nativo di Calcinate.

Questo è quanto: vado a riascoltare il disco (tra l’altro, è un synth-pop interessante) ed accettare il presente!
Lieto calcio a voi.

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Lascia che ti rammenti che la vita è un viaggio fine a sé stesso. La vita è un pellegrinaggio verso il nulla, da nessun luogo a nessun luogo.  E in mezzo a questi due non-luoghi esiste il qui-e-ora.
-The Book Of Wisdom


Con il campionato che volge al termine ed un Mondiale da noi atteso nella particolare veste di spettatori non coinvolti (giova ricordarlo soltanto per non soffrire di più il giorno della cerimonia di inizio della competizione russa), gli occhi sul mercato, spauracchio di allenatori nel lungo Gennaio di questo anno, aumentano esponenzialmente di numero: la globalizzazione, con la condivisione costante di notizie ed i simulatori videoludici ad hoc, ha condotto anche i tifosi a parlare maggiormente di tattica ed acquisti, suscitando a volte la sensazione che la serie A sia quasi un riempitivo tra una sessione e l’altra di trasferimenti.
Se in passato un giocatore poteva rappresentare “un buon innesto”, adesso lo sguardo si sofferma su quanto un nuovo tesserato sia stato pagato, la durata del suo contratto ed in secondo luogo la bontà dell’operazione al netto della “vil pecunia” addotta.

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Basta però con le chiacchiere di un passato mitizzato (fondato sulla presenza di svariate gazzette dimenticate sulla sdraio al lido) e focalizziamoci sul cuore dell’argomento.
De Rossi è il mio idolo”; "Il mio futuro? Fa piacere leggere il proprio nome accostato a grandi club, ma sono già in una big con un progetto ambizioso, mi godo questo e cerco di fare il meglio"; non sono qui per entrare prettamente nel merito delle parole di Lorenzo Pellegrini, rilasciate in varie conferenze stampa alla domanda: “Ti vedi lontano dalla Capitale?”, “E’ concreto l’interesse della Juve per te?”, in quanto non spetta a me decidere quanto siano diplomatiche o sentite ed, oltretutto, non rappresenterebbero una colpa nell’eventualità di una partenza: la vita di un professionista è costellata di rinunce, anche quando il cuore implora di restare dove si è raggiunto un equilibrio.

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L’accostamento alla Vecchia Signora, presenza che aleggia sui giovani talenti della A ormai costantemente da 3-4 anni grazie alla gestione Marotta-Paratici, si è fatto più veemente all’indomani del montante rifilato dal Napoli ai bianconeri: quasi come se dalla testa di Koulibaly fosse fuoriuscito il giovane ragazzo la cui carriera iniziò sui campi della Tuscolana, in una riedizione del mito della nascita di Atena per mano (o meglio, per mal di capoccia) di Zeus.
A prescindere dalla chiusura o meno dell’operazione, cosa porterebbe in dote il centrocampista alla squadra con il più alto tasso tecnico nel panorama italiano, alla luce della sua ancor giovane carriera?
Ritorniamo indietro agli albori del Luglio 2017: il ritorno di uno dei prodotti del vivaio, tramite la formula riconosciuta dai più col nome di “recompra”,  riempie di speranza i giallorossi, prossimi a salutare Paredes e con una ferita nel cuore del centrocampo firmata “Miralem” ancora bruciante;

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Pellegrini viene da una stagione scintillante passata in un Sassuolo in crisi (per quanto, alla voce “accuratezza passaggi” sia soltanto il quinto giocatore in rosa, dietro Sensi, Biondini, Magnanelli e Mazzitelli; ultimo per contrasti vinti): nel cuore del gioco delineato dal mister Di Francesco, poteva inserirsi a suo piacimento (basta rammentare lo stupendo gol contro il Milan) e traslare dalla posizione di interno destro a sinistro con assoluta libertà.
L’arrivo a Trigoria non modifica il gioco del nuovo numero 7, per quanto il minutaggio, alla prima vera stagione in una squadra di vertice del campionato, sia calato sensibilmente: 1570 minuti ad oggi, rappresentando l’alter ego tattico di Kevin Strootman, apparso più in difficoltà nel corso dell’annata.
Il dato che balza maggiormente all’occhio, confrontando gli ultimi due anni della carriera di Lorenzo, è la continuità: le voci statistiche si equivalgono sotto molti aspetti ed è facile ritenere che ciò derivi dalla presenza dello stesso tecnico, minimo comune denominatore delle due esperienze calcistiche. Tramite le sue lunghe leve, riesce a compiere 1.5 intercetti per partita ( dati WhoScored), ponendolo sulla stessa dimensione di recuperatori di palloni quali Gagliardini, Poli, Rincon e Parolo. La precisione dei passaggi è aumentata (dal 75% all’82%), in un contesto tecnico superiore quale è la Roma, in partite dove la squadra giallorossa mantiene il pallino del gioco.
Quello che proietta il calciatore verso considerazioni più interessanti è la (rinnovata) scoperta della sua capacità associativa : attualmente si posiziona al 30esimo posto in campionato per passaggi chiave, giocando un numero relativamente basso di palloni a partita. Una simile caratteristica può esser la principale motivazione dell’interesse juventino: un calciatore perfetto per il dopo-Khedira.
Per quanto, infatti, Pellegrini sia stato impiegato da interno sinistro per grandi tratti della stagione in corso, non è detto che non possa occupare stabilmente la zona destra del campo (ricordiamo che il calciatore è ambidestro) in un 4-3-3 contraddistinto dalla sua presenza al fianco di Pjanic e Matuidi; l’assenza totale di copertura nella zona di centrocampo presidiata oggi dal tedesco sarebbe così colmata, garantendo un ricambio 22enne con tempi di inserimento nel cuore dell’area simili ai suoi e con un tiro dalla distanza su cui contare in momenti di difficoltà o estrema pressione offensiva.
 In caso di 4-2-3-1, invece, potrebbe esser deleterio affiancarlo al solo Pjanic : non percorrendo gli stessi chilometri di Matuidi, ciò potrebbe ricondurre ai problemi di equilibrio nell’assetto tattico già paventati ad inizio campionato, non tenendo in considerazione inoltre la sua scarsa predisposizione ai contrasti.
Un’alternativa più affascinante consisterebbe in una metamorfosi in fonte di gioco e, dunque, vice-Pjanic: nella rosa è il solo Bentancur, facilitatore di gioco molto più dedito alla ricerca aggressiva della palla che vero e proprio play, a rappresentare il ricambio del bosniaco, con Marchisio sempre più indietro nelle gerarchie; in quel caso, il romanista chiuderebbe un singolare cerchio, visto che lo stesso Pjanic ha subito, sotto la gestione Allegri, una trasformazione completa da mezzala di possesso a mediano. Pellegrini sarebbe facilitato in questa transizione nel caso in cui vi fosse un secondo giocatore incline a tenere il pallone tra i piedi, abbassandosi fino al centrocampo per dialogare con gli interni: quel che raccomanda ogni partita Allegri a Paulo Dybala, insomma.  
Da qualsiasi prospettiva la si guardi, è complesso non considerare questo acquisto un upgrade vero e proprio per una squadra dai già pochi difetti.
Verrebbe quasi da porsi un ultimo quesito: può la Roma privarsi di Lorenzo Pellegrini?

Internazionale

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