Le parole di Sara Gama al Presidente della Repubblica Mattarella
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16 Ottobre 2018 Autore  

Ieri al Quirinale erano ospiti calciatori e calciatrici della Nazionale italiana di Calcio in occasione dei 120 anni della Figc. Durante la cerimonia ha parlato anche Sara Gama, capitano della Juventus Women e difensore della nazionale. Nata a Trieste il 27 marzo 1989, da padre ivoriano e madre triestina, quest'anno in occasione della Giornata Internazionale della donna, è stata inserita da Mattel, casa produttrice di giocattoli statunitense, tra le 17 personalità femminili internazionali, e unica italiana "che hanno saputo diventare fonte di ispirazione per le generazioni di ragazze del futuro" e per questo gli è stata dedicata una Barbie.

Queste le sue parole al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella:

Buon pomeriggio Signor Presidente.
A nome di tutte le calciatrici italiane, La ringrazio per averci voluto qui oggi con Lei per celebrare insieme questo significativo momento del calcio italiano ed è una gioia per noi condividere questo momento con i nostri colleghi.
Credo che per noi donne questi 120 anni di calcio siano stati vissuti in maniera diversa. Il calcio è nato molto tempo fa e anche quello praticato dalle donne ha mosso i suoi primi passi non molto tempo dopo quello degli uomini, ma il percorso delle due realtà di questo sport è stato molto diverso e la nostra disciplina ha faticato a decollare e a vedersi riconosciuta una sua dignità. Per questo ci piace pensare anche che il nostro calcio sia piuttosto giovane e tutto sommato dare 120 anni a delle donne penso che non sia proprio il massimo!
Mi permetterete di dirvi quello che pensiamo veramente riguardo la nostra età e il nostro tempo.
Io e le mie compagne abbiamo la fortuna qui oggi di poter festeggiare noi stesse, i nostri sogni e chi ci ha aiutato sin qui a realizzarli.
In questi ultimi anni il calcio femminile sta finalmente vivendo un momento di grande crescita nel nostro Paese. Siamo entrate nel mondo dei club professionistici maschili che ci danno un'enorme possibilità di allenarci e praticare al meglio il nostro sport. Ce ne sono altri, quelli dilettantistici, che ancora costituiscono lo zoccolo duro del nostro piccolo sistema-calcio, senza la passione e dedizione dei quali oggi non saremmo approdati a lidi per noi prima solo immaginati. Grazie alla sinergia tra tutti questi e alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che da sempre con le sue Nazionali ci permette di fare esperienza al massimo livello calcistico e che da tre anni a questa parte ha avviato una serie di riforme che ci valorizzano, tanta gente ora ci conosce e sa che il prossimo anno andremo ad affrontare un Mondiale conquistato sul campo con un percorso strepitoso, dopo 20 anni in cui l'Italia mancava dalla massima competizione calcistica mondiale.
Molti non conoscono però i sacrifici che abbiamo fatto quando eravamo bambine, semplicemente per riuscire a praticare lo sport che amiamo, e quelli profusi negli ultimi anni anche fuori dal campo perché ci venisse riconosciuto il nostro spazio e la possibilità di esprimerci al meglio.
Per me e le mie compagne oggi è una festa. Molte di noi sono state presenti su molti fronti negli ultimi tre anni e sono testimoni - soprattutto a se stesse - di quello che è stato un primo viaggio alla ricerca della nostra dimensione.
Noi sappiamo che oltre ai valori sportivi e alla nostra competitività, alla voglia di dare il meglio in campo spinte dalla nostra passione e dal desiderio di rappresentare al meglio il nostro Paese, abbiamo avuto una forza in più che ci ha mosso con moto costante, la forza che solo la capacità di sognare qualcosa di più grande ti può dare. Questa forza è il coraggio di pensare di poter cambiare il volto del nostro sport in Italia, fare conoscere il nostro splendido mondo a tutti gli italiani, soprattutto alle bambine italiane, creare per loro dei nuovi modelli a cui potersi ispirare e tracciare una strada meno impervia per il loro futuro.
La condivisione di gioie e dolori su questo percorso ci ha portato ad un Mondiale - il nostro Mondiale! - quello che oggi diventa il primo passo sul cammino di crescita della nostra disciplina in Italia e, perché no, in tutto questo non vi nascondo, ci siamo tolte qualche soddisfazione come quella di oggi.
Verso chi tre anni fa ci avesse detto che oggi saremmo state qui, nella casa del Presidente della Repubblica Italiana, avremmo rivolto uno sguardo come quello che si riserva, o riservava, ad una donna con le scarpette da calcio addosso.
120 anni, un tempo differente per noi, un tempo relativo.
Ora sapete cosa io e le mie compagne siamo venute a celebrare qui oggi e comprenderete meglio la nostra emozione e gratitudine per quest'opportunità che ci ricorda chi siamo, da dove veniamo e soprattutto dove stiamo andando con tutte le nostre forze"

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e nel mirino una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio. Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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