Makoto Hasebe, il libero dell’Eintracht Francoforte che legge Nietzsche
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09 Maggio 2019 Autore  

C’è un rituale che Makoto Hasebe non cambierebbe per nulla al mondo. Che sia la semifinale di Europa League contro il Chelsea o una partita di Bundesliga. Prima di prendere il pullman della squadra, per raggiungere lo stadio, si lascia andare ad una serie di respirazioni controllate che dura mezz’ora: boccate d’aria lunghe, macchinose, ripetitive. Dice che così riesce a portare in equilibrio l’organismo, allontanare ansie e paure, rimanere concentrato. “Vado in uno spazio di pace, penso a cosa c’è dietro di me e cosa sta per succedere, di cosa ho fatto esperienza oggi e che cosa devo fare tra poco. È il mio metodo per prendere controllo dei miei battiti”. Poi, quando ha finito, si siede e apre un libro di Friedrich Nietzsche. Un paio di pagine di Così parlò Zarathustra, o magari dell’Ecce homo. Oppure cambia genere e sceglie Wolfgang Goethe.

Hasebe1Hasebe con la DFB Pokal, vinta lo scorso anno con l'Eintracht Francofort

Basta questo per capire che Makoto Hasebe non è un giocatore qualunque. 35 anni, ultimo esemplare di una specie in via d’estinzione: il libero. Più di 120 partite con l’Eintracht Francoforte, con cui l’anno scorso ha alzato al cielo la Coppa di Germania, è l’equilibratore della squadra. “Hasebe è come una bottiglia di vino – ha detto il suo allenatore Adolf Hutterpiù invecchia, più diventa buono. Ha un occhio incredibile, sa anticipare gli avversari in un modo assurdo”.

Makoto Hasebe vi insegna a respirare

Eppure, negli anni della Higashi High School, le qualità di Hasebe erano altre. I professori gli avevano consigliato di seguire la carriera diplomatica: sapeva parlare come un politico, sapeva calarsi in qualsiasi attività con la pasta del leader. Come nel calcio, dove concentra tutti i suoi sforzi e tutta la sua passione. “Il calcio è la mia vita e da quando ero ragazzo mi sono dedicato ad essere il meglio che potessi”. È questa abnegazione ad attirare le attenzioni di Yasua Hattori, tecnico degli Urawa Red Diamonds, squadra dove terminò la carriera da calciatore Michael Rummenigge e sulla cui panchina sarebbe arrivato, nel 2004, Guido Buchwald.

Ex difensore dello Stoccarda, autore del mitico scontro con Maradona nella finale di Italia 90, è con lui che inizia l’apprendistato difensivo. Hasebe, che all’inizio giocava da trequartista, viene provato prima come terzino, poi a centrocampo, fino ad arretrare nella linea dei difensori. Non è un gigante, è solo 180cm, ma ha intelligenza tattica fuori dal comune e una grande tenacia nei contrasti. Con gli Urawa vince tutto, anche la Champions League d’Asia, così Zico decide di portarlo in nazionale. Sarà il capitano di una squadra che poteva vantare Nakamura, Honda, Nagatomo e successivamente anche Kagawa e Okazaki.

 

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Hasebe, tranne l'attacco e la porta, ha giocato ovunque. Fonte: transfermarkt

E come per tanti altri giapponesi, arriva la chiamata dalla Germania. Felix Magath l’ha scelto per il suo Wolfsburg e Hasebe, insieme a Dzeko e Barzagli, Grafite e Zaccardo, vince la Bundesliga. La squadra biancoverde concluderà il campionato con la terza miglior difesa: 41 reti in 34 partite. Ed è proprio negli anni in bassa Sassonia che il giapponese conosce il suo nuovo mentore. Si chiama Armin Veh, fino al 2010 sulla panchina del Wolfsburg, ma dal 2013 su quella dell’Eintracht. È lui a chiedere alla dirigenza l’acquisto di Hasebe, che dopo sei anni ai Wolfs, ha avuto un anno complicato al Norimberga, dove alcuni guai muscolari e i trent’anni iniziano a farsi sentire.

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Hasebe, con la maglia del Wolfsburg, contro Giggs e Anderson nella sfida contro il Manchester Untied

Ma i tedeschi continuano a puntare su di lui. E lui li ripaga. Con Niko Kovac, oggi sulla panchina del Bayern Monaco, Hasebe diventa un pilastro del 3-5-2 delle Aquile, venendo abbassato tra i due centrali di difesa, con compiti di impostazione. Ordinato, intelligente, solido. Non ha saltato neanche una partita di questa Europa League: “La stanchezza è una condizione mentale, è qualcosa che viene dalla testa”.

I salvataggi sulla linea, una specialità di Hasebe con l'Eintracht Francoforte

E l’anno scorso, al termine di un’annata magnifica, è arrivato anche il Pallone d’Oro asiatico. In patria lo aspettano, pronti forse a dargli la panchina della nazionale o a leggere un nuovo libro, dopo il primo The Order of Soul – 56 habits to reach victory, che in Giappone ha venduto 1.5 milioni di copie. In Giappone lo aspettano, ma prima Hasebe ha le idee chiare: “Voglio giocare ancora la Champions League”. Per farlo basta arrivare quarti in campionato. Oppure vincere l’Europa League.

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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