Riyad Mahrez, l'esile ragazzo di Sarcelles
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28 Marzo 2019 Autore  

Nell’estate del 2018, come se fosse una favola, Mahrez arriva finalmente in un top club dopo essere passato per leghe minori e il miracoloso Leicester. Il suo stile di gioco, oggi al servizio di Guardiola, si è forgiato come una spada durante l'adolescenza e il lungo periodo in Inghilterra. Oggi, Riyad è un calciatore maturo e diverso sotto molti aspetti, non solo calcistici, dai suoi futuri compagni. Un fisico esile e un carattere per nulla esorbitante creano un grande contrasto con la maggior parte della rosa dei campioni in carica della Premier League. Il suo passato lo rappresenta anche in questa fase della sua carriera.

 

GRACILE NON VUOL DIRE INADEGUATO

 

Il primo impatto visivo che solitamente si ha di Mahrez riguarda la sua fisicità. In un calcio che sempre di più mette in primo piano giocatori che della propria stazza ne fanno un punto di forza, vedere un'ala di 62 kg fare la differenza è insolito (soprattutto se si pensa al fatto che Messi pesa 10 kg in più di lui). La Premier League è caratterizzata da centrocampisti come Matic, Pogba o Dier, ma la vera forza di Riyad sta nelle giocate palla al piede, dove riesce a colmare questo gap fisico. “L'allenatore mi diceva che negli ultimi 30 metri dovevo uccidere, dovevo essere un killer e infatti, grazie al suo infinito reparto di inventiva, finisce spesso per commettere un “genocidio”.


Triplice omicidio.

 

Il suo stile nel dribbling nasce a Sarcelles, nord periferia di Parigi. Qui passa molto tempo a giocare a calcio con i suoi coetanei nei campetti che però hanno un terreno composto di solo asfalto. Il suo unico modo per migliorarsi quindi è riuscire a perfezionare il controllo del pallone con delle scarpe da ginnastica, tentare delle finte per saltare l'avversario e andare in gol. La palla non può mai uscire e il muro può essere utilizzato come compagno di squadra: un mondo completamente differente dal calcio dei professionisti. “I miei amici facevano da cavie, io li dribblavo e loro mi entravano in tackle sulle caviglie”, come se fosse un allenamento in preparazione del proprio futuro. Il calcio in strada è un fenomeno culturalmente riconosciuto in Francia, dove infatti continuano ad uscire talenti su talenti che visto il loro modo di toccare la palla sembra che ci vivano in costante contatto, come se fossero i protagonisti de il Capitan Tsubasa. Brahimi e Ousmane Dembelè vengono da lì e come lui hanno messo la tecnica in primo piano schivando tutte le criticità riguardanti il proprio fisico. Questo legame con la strada se lo porta ancora dietro: “A volte mi vedi in campo e sembra che io stia giocando per strada”. Dà l'impressione che sul terreno di gioco si muova con l'attitudine di un rapper, tenendo le mani a mezzo busto quando punta l'uomo ed evitando gli avversari andando a ritmo della musica di Jul e Rohff (i suoi artisti preferiti). In realtà è tutt'altro che un personaggio simile, ma quando mette gli scarpini si trasforma in un giocatore raffinato e fatale per gli avversari, un ragazzo che mette da parte il lato più riservato del suo carattere per il bene della squadra.


Riyad a diciassette anni era un ragazzo ancora più esile di oggi, aveva il viso da bambino e un taglio di capelli molto più sobrio.

 

PIU' FATTI, MENO PAROLE

 

A 19 anni lascia i campetti e inizia un percorso nel calcio professionista che in cinque anni lo porta dall'AAS Sarcelles al Quimper, per poi arrivare al Le Havre, una squadra normanna che tutt'ora milita in Ligue 2. Questa è stata la sua ultima squadra francese, quella che lo ha venduto poi al Leicester City dove Ranieri lo ha messo al centro del progetto, facendolo lavorare molto sui suoi limiti. Con le Foxes, Riyad comincia ad essere un giocatore più difficile da marcare, più imprevedibile nei duelli solitari e molto più attivo nelle fasi di non possesso. “Mi ha dato il coraggio di cui avevo bisogno, la fiducia di cui avevo bisogno. Avere qualcuno che ti parla così per me è stato molto importante”. Nel 4-4-2 di Ranieri riesce ad esprimere il suo miglior calcio arrivando anche alla storica vittoria del campionato, che ancora oggi viene ricordata annualmente. Quella stagione gli porta il premio come miglior calciatore dell'anno in Premier League, una base solida per poter iniziare a fare i paragoni con i maggiori campioni di questo sport. Eppure, Mahrez non ha mai dimostrato di sentirsi un giocatore arrivato o superiore a tanti altri: “Non posso essere paragonato a Messi, lui è completamente ad un altro livello. Forse sono un'ispirazione per qualche giovane, ma non mi piace molto parlare di me stesso”, confermando così di essere un ragazzo con i piedi per terra e scegliendo di non abbandonare il Leicester City la stagione dopo. Il suo modo di porsi fuori dal campo è effettivamente quasi l'opposto del suo stile di gioco. Riyad non è una persona eccentrica (e lo dimostra anche lo scarso utilizzo che ha dei social network), ma un ragazzo cauto che non lascia mai dichiarazioni da trash talker. Quando vieni dalla strada e cresci in un quartiere in cui violenza, droga e alto tasso di disoccupazione sono le caratteristiche più rinomate, le persone pensano che tu possa essere il classico bad boy. Niente di più sbagliato. La perdita di una figura di riferimento come il padre, a soli 15 anni, gli ha fatto capire che avrebbe dovuto cominciare a sudare per andare avanti nella vita: voleva diventare un calciatore professionista per onorarlo e per renderlo fiero di lui.

 

IL DELICATO PRESENTE

 

Questa storia, a partire dalla sessione estiva del calciomercato 2018, lo ha portato al Manchester City,

rendendolo il calciatore algerino più pagato della storia. Mahrez si sposerebbe bene con i Citizens perché è un giocatore capace di creare disordini negli ultimi metri di campo, dove il City sa essere incontrollabile.

L’imprevedibilità della squadra è dovuta però anche allo stato di forma in costante crescita di Sanè e Sterling, due giocatori fondamentali nel calcio di posizione di Pep Guardiola. Questo quadro sta progressivamente abbassando il suo minutaggio, trascinandolo in una circostanza in cui l’allenatore non riesce a trovargli un contesto ideale da costruirgli attorno: “Non gioca, è colpa mia. Meriterebbe di più, ma non riesco a trovargli uno spazio”. L’opportunità di compiere il salto di qualità, quello che nelle ultime stagioni ha volutamente evitato più volte, sta portando la sua carriera in una fase molto delicata. Mahrez, a differenza di altri, è un giocatore che dà l’impressione di aver bisogno di giocare, di testare le sue abilità quotidianamente e di assorbire fiducia dall’esterno per rendere meglio in campo. Proprio per questo, il futuro potrebbe portarlo lontano dal presente, in un luogo in cui l’apparente fragilità che lo ha trascinato ad una maturazione come persona e calciatore dovrebbe di nuovo caratterizzare il calciatore che si è fatto tanto amare a Leicester.

Daniele Furii

Nato l’ultimo giorno d’estate del 1995, anno in cui i tifosi italiani di calcio scoprivano Francesco Totti e Javier Zanetti. Laureato in Scienze della Comunicazione. Appassionato di tantissime cose, forse troppe. Tra queste c’è lo sport, di cui ogni tanto scrive.
 

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