Paolo Bargiggia e Altaforte, storia di un amore
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26 Giugno 2019
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Era il 30 maggio, 25 anni dalla morte di Agostino Di Bartolomei, quando cercando libri e materiale sullo storico capitano della Roma mi ritrovai sul sito di Altaforte, la casa editrice vicina a Casapound finita sotto i riflettori in occasione della polemica, e successivamente dell’esclusione, dal Salone del Libro di Torino.

Guidaci ancora Ago” di Pietro Nardiello, questo il titolo sullo schermo. Era l’occasione giusta per curiosare meglio nel catalogo dell’editore, che vanta pubblicazioni su geopolitica e globalizzazione, su D’Annunzio e Salvini, sugli ZetaZeroAlfa, band di alternative rock vicina a CasaPound, e su Mario Piazzesi, autore di “Diario di uno squadrista toscano”. È girando tra le pagine del catalogo che mi imbattei nella prossima uscita di Altaforte: “I segreti del calciomercato”, opera prima di Paolo Bargiggia.

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Paolo Bargiggia ad un'iniziativa di CasaPound

Giornalista di Sport Mediaset, 57 anni, una laurea in scienze politiche e un passato nella redazione milanese del Corriere dello Sport. Dal 2017 lo troviamo su Il Primato Nazionale, testata giornalistica di CasaPound, dove cura la rubrica sportiva “Il martedì di Bargiggia”, continuando ad essere opinionista ed esperto della rete berlusconiana per quanto riguarda trasferimenti calcistici ed esclusive. E proprio nella sua Pavia, dove è nato e vive, ha presentato al pubblico il suo volume, alla presenza del neoassessore leghista Pietro Trivi e del direttore di SportItalia e Tuttomercatoweb, Michele Criscitiello. “Questo libro sul mondo del Calciomercato – ha spiegato Altaforte in una nota - evidenzia l’allargamento del nostro spettro di offerta culturale ed è motivo di soddisfazione che un professionista del calibro di Paolo Bargiggia abbia scelto di pubblicare il suo primo libro per noi. Non solo politica, inchieste e saggi storici e di attualità, ma anche costume e società nel nostro catalogo”.

Al tavolo, lo scorso giovedì, per la casa editrice c’era Francesca Pini e non Francesco Polacchi, numero uno di Altaforte e fondatore del marchio di abbigliamento Pivert. 33 anni, è dirigente del partito di Simone Di Stefano e prima ancora della sua versione giovanile, Blocco Studentesco. Ha la fama del picchiatore, si dichiara orgogliosamente fascista, parla dell’antifascismo come del “vero male italiano”.

Bargiggia3Paolo Bargiggia ringrazia chi gli dà del fascista

Idea che forse condivide con il nuovo autore del suo arsenale. Di cui troviamo traccia sui suoi profili social. È il 1 giugno 2015 quando Paolo Bargiggia, rispondendo ad un follower, scriveva su Twitter: “Per te è meglio la cultura rom e le porcate che fanno della cultura fascista che fece anche buone cose per la gente”. Era passato appena un mese da un altro tweet emblematico, dedicato al “Primo maggio, festa ipocrita e anacronistica”. L’orizzonte in cui collocare il giornalista di Mediaset appare facile, scontato e intuitivo. Ma è ancora lui stesso a confermarlo, in un altro tweet di giugno 2015: “Piano piano ho deciso di bloccare i fan di zingari, cultura gay, immigrazione selvaggia e anti Italiani”, per tornare a confermarlo alla vigilia della finale di Coppa del Mondo, lo scorso luglio 2018, quando decise di schierarsi per la Croazia, “una nazionale completamente autoctona, un popolo di 4 milioni di abitanti, identitario, fiero e sovranista” da opporre ad una Franciamelting pop di razze e religioni, dove il concetto di nazione e Patria è piuttosto relativo”. A chi gli diceva “Bargiggia sei il mio duce”, il giornalista rispondeva: “Per sistemare sto letamaio di Italia non ne basterebbe uno”. A chi gli chiedeva cosa ne pensasse dell’omicidio Matteotti e delle Leggi Razziali, rispondeva: “E tu delle guerre puniche?”. A chi lo accusava di essere fascista, rispondeva: “Non dovevi disturbarti per farmi un complimento”.

Tessere sparse di un mosaico complessivo, che trova nell’individuazione di un nemico comune, nel calcio come nell’economia, in campo come in politica, la chiave del suo successo. Nel silenzio assordante del mondo del giornalismo, da Mediaset a Criscitiello, fino a Xavier Jacobelli, direttore di Tuttosport e autore della prefazione del libro, che permette, anzi, facilita la trasmissione di idee estreme, violente, di odio. Idee fasciste, a cui ci siamo tutti abituati.

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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