Con forza cieca di baleno
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23 Luglio 2020 Autore  

È il trentesimo minuto di un Roma Juventus come tanti altri. È gennaio, ma fa ancora più freddo perché la Roma è sotto di due gol, segnano Demiral e Cristiano Ronaldo. La partita finirà grossomodo così, se non fosse per un gol di Perotti che serve a poco. Ma non è questa la vera storia di quell'incontro, o meglio, non è per questo che entrerà nella storiografia giallorossa.

Siamo al trentesimo, dicevamo, la calamita che ha al piede porta il pallone sul piede di Zaniolo. A rivedere quell'azione sembra esserci una musica in sottofondo e infatti Nicolò inizia a danzare. Potrebbe essere un rito tribale che arriva dall'alba dei tempi oppure un passo elettronico, un piede che batte la terra come nei Carmina Burana o più semplicemente un valzer. Zaniolo come le zingare del deserto, come le balinesi nei giorni di festa, come i dervishes turners che girano sulle spine dorsali. Danza e magia, come quando nasconde il pallone a Cristiano Ronaldo e inizia la corsa, sfrenata. Semina Matuidi, sterza su Pjanic e lo brucia. Si apre una piccola prateria, Zaniolo la percorre a passi techno, poi la musica si ferma. Per i greci il finale tragico doveva portare alla catarsi, alla purificazione. Ma nel finale di quella corsa, pazza e sublime, non c'è redenzione, ci sono solo maledizioni e bestemmie. La musica si ferma e iniziano le lacrime. Il referto parlerà di rottura del crociato.

zaniolo infortunio

Nella mia mente, la cavalcata contro la Juventus iniziava prima della nostra area di rigore e terminava a centrocampo. Lo immaginava la testa, ma lo suggeriva il cuore. Perché mi piaceva pensare che la corsa di Zaniolo era ripartita lì dove si era fermata. E il gol contro la Spal lo doveva dimostrare

Stavolta però come sottofondo non c'è musica, non ci sono lacrime e non ci sono nemmeno urla, visto che si gioca in stadi deserti. Stavolta, a fare da accompagnamento alla nuova cavalcata, c'è solo il silenzio. Zaniolo parte dalla sua trequarti e finisce nella porta degli altri. Zaniolo ne stende uno, ne semina un altro, ne beve un altro ancora, ne inganna due insieme e ne trafigge l'ultimo. Zaniolo stavolta non corre. O perlomeno non sta semplicemente correndo: sta solcando il campo. Sembra un trattore leggerissimo, una 4x4 di mezz'etto, un veemente dio d'una razza d'acciaio che scalpita e freme d'angoscia rodendo il morso con striduli denti. Sembra un giovane puledro, che appena liberato il freno, morde il campo e la palla con muscoli d'acciaio, con forza cieca di baleno. Sembra tante altre cose, ma forse è meglio non dirle.

Zaniolo spal

La corsa sfrenata dura appena dieci secondi, ma sarebbe potuta durare anche un secolo. Avremmo trattenuto il fiato comunque. Prima e dopo, intanto, si era scatenata la giostra di quelli che provavano a buttarti giù, a stenderti con le loro sentenze, visto che in campo non ce fanno. E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte. Che è un gol inutile, arrivato al 90esimo di una partita inutile, sul 5 a 1 contro una squadra retrocessa. Ti diranno, dai salotti nobili del calcio, che non sei uomo, che non hai la testa. Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre, perché hai già vinto, lo giuro, perché gli eroi non possono perdere. E gli eroi, si sa, sono tutti giovani e belli. E per me addosso hanno una maglietta con la lupa.

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica. Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere, una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, e un Master in Editoria, Giornalismo e Management Culturale a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e poesia. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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