Con gli occhi di Daniele De Rossi
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14 Maggio 2019 Autore  

7 novembre 2010. La Roma vince il derby con i gol di Borriello e Vucinic. Me lo ricordo bene quel tuo faccione, aggrappato al cancello della Sud. Quei tuoi occhi azzurri, belli, cattivi, felici. Daniele De Rossi, quella sera, era un vessillo piantato ai piedi del suo cuore. Una bandiera fatta di carne e ossa che sventolava tra bandiere fatte di stoffa, di giallo e di rosso.

Ce l’ho stampato in testa quel tuo faccione romano, romanista. Quei tuoi occhi pazzi di gioia. E il tuo daje, il tuo urlo, mi arrivava in faccia. Come un vento forte che ti spettina ma ti rinfresca. Come il vento che soffia sul mare di Ostia.

Di Francesco Totti mi sono perso almeno quattro anni. Di Daniele De Rossi non ho saltato niente. Ricordo tutto e ho paura a dimenticare qualcosa. Sono geloso.

Ricordo quella rete al Chievo, ad esempio. A un passo dal possibile, a un passo da te. De Rossi che non segnava da fuori area da un sacco di tempo. Sbam. Gol. Il sogno accarezzato per quaranta minuti. Perché quello scudetto, la Roma, se lo sarebbe meritato tutto. Io me lo sarei meritato tutto, tu te lo saresti meritato tutto. Noi ce lo saremmo meritato tutto. E così anche De Rossi, che è come me, come noi.

Mi sono accorto di aver cambiato nel corso degli anni il rapporto con il numero 16. Perché come le cose che ami di più, che senti più tue, le dai per scontate. Ti sembra abitudine, e invece è tutto. Le lasci lì all’angolo, sicuro che ci saranno sempre. Invece ti svegli una mattina di maggio, che sembra novembre, e non le trovi più. Trovatemi uno che parlava della Roma nella sua maniera: “Ringrazio di essere romanista anche dopo i 7 a 1”. Trovatemi uno che la baciava come faceva lui, che sia la maglia, il parastinchi, lo scarpino, il cielo, la curva, la palla. Trovatemi uno che la guardava così. Guardate gli occhi di De Rossi, non sono quelli dei romani, sono quelli delle statue etrusche: sembrano guardare l’infinito. “Ho imparato ad amare la Roma dai tifosi, guardando i tifosi”.

Daniele De Rossi quando guardava la Roma, la Curva Sud, i suoi tifosi, gli brillavano gli occhi, che erano gli stessi di quel bambino con la maglia Barilla, usava gli occhi miei, tuoi, nostri. Gli occhi di chi ogni anno sogna di vincere qualcosa, gli occhi di chi ieri era piccolo e oggi è grande, come lui, gli occhi dell’amore, della speranza, gli occhi di chi nonostante tutto, nonostante i Liverpool e il Lecce, nonostante il Manchester United e la Fiorentina, restano al loro posto, sempre e per sempre. Gli occhi di Roma.

Anche oggi quegli occhi brillano, anzi luccicano di lacrime. “Non li posso guardà sennò scoppio” ha detto il Capitano riferendosi alla sua squadra. Come me, come te, come noi. E quel 26 maggio, (sì, proprio 26 maggio) quel Roma Parma, (sì, proprio Roma Parma) non sarà facile.

E se questa mattina di maggio fa più freddo non è colpa solo del clima. È che ci siamo svegliati tutti più vuoti, tutti più soli. Proprio come Daniele, che il prossimo anno giocherà con un’altra squadra. E li guarderai insieme e non potrai farci niente. Non puoi farci niente. Perché in fondo De Rossi è la Roma, è come me, è come te, è come noi. “Ci siamo scelti a vicenda”. Ci siamo amati, ci siamo voluti, ci siamo baciati. Abbiamo vissuto la Roma nello stesso modo e questo vale più di ogni altra cosa, più di ogni altro Scudetto, più di ogni altro trofeo.

Ho urlato con De Rossi, ho pianto con De Rossi. Ho guardato la Roma con gli occhi di De Rossi e De Rossi ha guardato la Roma con gli occhi miei, con gli occhi tuoi, con gli occhi nostri. E non c’è vittoria più grande.  

 

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Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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