Di Francesco, Pastore e il nuovo 4-te-3 (o 4-2-3-1)
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24 Agosto 2018 Autore  
Javier Pastore

Eusebio Di Francesco lancia il quattro-te-tre, nuovo modulo di riferimento della nuova AS Roma targata Javier Pastore. Passateci il neologismo e prendetelo con un sorriso. In passato è stato usato il termine "4-2-fantasia", utile forse a nascondere difficoltà tecniche e gestionali dell'allore allenatore Leonardo più che a dare un nome o una forma a un modulo; qualcuno ha abusato del concetto di falso nove, altri applicano interessanti distinzioni tra il 4-3-3 e il 4-3-2-1. Fra i milioni di luoghi comuni utilizzati quotidianamente per raccontare il nostro calcio vale la pena pescarne uno: non conta il modulo presente sulle distinte, ma il concetto di gioco. In riferimento al 4-3-3 di Eusebio Di Francesco, allenatore tacciato fino alla scorsa stagione di integralismo tattico (qualcuno ancora ne è convinto), siamo di fronte a una verità assoluta. Durante la scorsa stagione la Roma è spesso scesa in campo con un 4-3-3 "fluido", tale in realtà soltanto in partenza. Abbiamo visto i giocatori della Roma passare dalla difesa a 3 a quella a 5, abbiamo visto i centrocampisti disporsi sulla mediana a 3 e poco dopo a 2, lasciando la mezzala di turno l'onere e l'onore di andare a cercare la gloria personale. E' un fatto noto: la partita più esaltante e importante della scorsa stagione la Roma l'ha giocata e l'ha vinta giocando in un 3-4-2-1 (o 3-4-1-2, anche se Schick era più vicino a Dzeko che a Florenzi).

Sulla scia della scorsa stagione e degli ottimi risultati ottenuti grazie alle modifiche tattiche apportate da mr. Di Francesco, quest'anno la Roma per la prima stagione ha indossato un abito tutto nuovo: 4-2-3-1. Certo, qualcuno potrà dire: "ma come, da giorni non si parla d'altro se non delle difficoltà incontrate da Pastore nel ruolo di interno di centrocampo a tre"; certo, si può rispondere a questa osservazione, questo lo dice chi, probabilmente, la partita se l'è fatta raccontare. I più attenti hanno notato fin da subito, dalle prime azioni manovrate dal basso dalla Roma, come il "Flaco" scendesse spesso sulla linea di El Shaarawy e Under, alle spalle di Edin Dzeko. Spesso a vuoto, perché i centrocampisti e i terzini continuavano a giocare come da diktat DiFranceschiano: uscire con i triangoli terzino-interno-ala. E' successo spesso durante Torino-Roma, con Pastore a chiamare il pallone alle spalle del numero 9. Non è successo abbastanza spesso, sicuramente non quanto volesse il mister della Roma. Il calcio di Mazzarri permette pochi fronzoli agli avversari, soprattutto quando Belotti e compagni sono in fase difensiva. Centrocampo a 5 stretto e all'insegna della densità (e infatti la Roma ha perso contrasti e palloni), soprattutto dopo i primi minuti di gioco, con ogni probabilità applicando una contromisura alla nuova proposta della Roma. Prima di andare a studiare le nuove idee di Di Francesco, facciamo un tuffo nel nome del "nuovo" modulo. 

Il modulo di riferimento è ovviamente il 4-3-3, secondo molti allenatori e studiosi del calcio il modulo perfetto per coprire il campo nel miglior modo possibile e il miglior modulo per attaccare e difendere di concerto. L'unità di intenti, la partecipazione attiva alla manovra e attenzione sono termini chiave per questo tipo di calcio. In particolar modo se i giocatori si muovono agli ordini di Eusebio Di Francesco, il quale è noto per chiedere alla propria squadra di giocare corta, attenta alle distanze tra reparti e al tempo stesso di essere aggressiva in fase di non possesso. Pressing alto e offensivo: i primi difensori sono gli attaccanti, chiamati a disturbare e possibilmente intercettare la costruzione di gioco della difesa avversaria. Molti gol della scorsa stagione sono nati da questo pressing e lo stesso stava accadendo domenica pomeriggio, soprattutto quando nel secondo tempo De Rossi ha recuperato palla, l'ha data a Kluivert che dopo due dribbling e due tocchi ha messo in porta Pastore. Proprio di lui si parlava, Javier Pastore. L'argentino sarà l'uomo fondamentale della nuova Roma, secondo alcuni il giocatore che deciderà le sorti della stagione 2018/2019. Senza alcun dubbio il giocatore con più qualità in rosa, come ammesso dallo stesso Monchi. Qualità sconfinata, tanto da far venire voglia a Di Francesco di lavorare sul modulo di cui sopra: il 4-te-3. No, non si gioca in otto, semplicemente il focus è su Pastore, evidentemente chiamato a differenziare la propria prestazione da quella dei suoi numerosi e bravi compagni di reparto.

L'ex giocatore del PSG ha alle spalle numerose partite giocate da centrocampista, proprio nella squadra dei campioni di Francia. Ha giocato ala sinistra, trequartista e interno di centrocampo in una linea a tre. Negli anni scorsi ci ha giocato e lo ha fatto anche bene, potendo sfruttare le sue grandi qualità atletiche ma anche tecnica e visione di gioco. Ovviamente è stata una delle prime domande poste dai giornalisti sportivi della capitale: "Puoi giocare nel 4-3-3?", la domanda. "Ci ho già giocato, so farlo e ho già parlato con il mister", la risposta. Tutto chiaro, ma tutto risolto? No, ovviamente no. E questo fatto può stupire solo i meno attenti, perché chi segue la Roma da vicino e conosce un po' l'ambiente, sa benissimo come una volta individuato un argomento, difficilmente si potranno fornire prove e ragioni sufficienti per mettere tutti d'accordo. Una volta caduta la goccia, l'acqua comincia ad agitarsi e non c'è modo di farla calmare. Solo il tempo può farlo. Con grande fatica è stato così per il ruolo di Florenzi, per la caratura di Edin Dzeko, per il fatto che Fazio potesse giocare a quattro e via dicendo. Il nuovo tormentone è senza alcun dubbio il ruolo di Javier Pastore, "che non può giocare mezzala". Nonostante ci abbia già giocato, come detto, ma questo conta poco o nulla. Per carità, il dubbio è legittimo, ma come al solito a Roma le cose scappano sempre di mano. Soltanto il numero 27 potrà risolvere l'ennesimo problema insormontabile della piazza giallorossa. Come? Giocando, bene, anche se la prima gara ufficiale l'ha giocata in un altro ruolo, fondamentalmente il suo ruolo naturale. 

Ma andiamo a vedere nel dettaglio, così da poter fare chiarezza sul nuovo modulo della Roma. 

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(Immagine Opta, da ASRoma.com)

Pastore è praticamente alle spalle di Edin Dzeko, giocando così in posizione di trequartista. E' rimasto in campo quasi per l'intero match, quindi è un minutaggio discreto in cui andare a vedere la posizione media occupata in campo. E' sorprendente vedere questa immagine e lo è per diversi motivi. Il primo dei quali è senz'altro legato alle polemiche precedenti e successive al match di Torino: perché si parla delle sue difficoltà nel ruolo di interno se nella prima gara ufficiale non ha giocato lì? Sembrerebbe quasi si voglia fare polemica e non ci si voglia affidare ai dati reali. Ma sicuramente non è così, chi mai sarebbe interessato a voler creare una polemica senza reali motivazioni? Un altro dei motivi: la scorsa stagione la Roma non presentava quasi mai un giocatore con posizione media da trequartista, soprattutto non in un 4-2-3-1 chiaro ed evidente come quello di domenica. Roma 1-3 Inter, per esempio: le posizioni medie davano come risultato un 4-3-3 puro, con Strootman e Nainggolan larghi rispetto a De Rossi. Stessa cosa in Inter 1-1 Roma della scorsa stagione, gara di ritorno: Strootman playmaker, Pellegrini e Nainggolan più alti e più larghi. Se due indizi fanno una prova, figuriamoci tre: Roma 2-1 Lazio, derby di andata della scorsa stagione, anche qui il playmaker (De Rossi) in posizione bassa e centrale, i due interni più alti e larghi. Quest'anno la Roma si è presentata in maniera differente, con una modifica evidente al piano di gioco. 

E' chiaro, è troppo presto per aspettarsi che la difesa vada a cercare Pastore nella posizione di trequartista più che a cercare le solite catene esterne. La speranza è che questa domanda venga posta al mister, ma sarebbe interessante capire se questo 4-2-3-1 (o per giocare tra di noi 4-te-3) potrà essere schierato anche con Cristante al posto di Pastore o se invece senza l'argentino si tornerà al 4-3-3 fluido a cui ci siamo abituati. Tante polemiche sulla posizione di Nainggolan la scorsa stagione, ma mai il mister aveva deciso di cambiare in maniera così netta il modulo di gioco. Per il belga non valeva la pena, per Pastore sì, evidentemente, vista la sua grande qualità e la sua capacità di giocare a testa alta. Non v'è dubbio sul fatto che gli attaccanti potranno godere di filtranti e giocate sopraffine. Domenica non è mancata la quantità, tanto è vero che come sottolineato da "Il Romanista" questa mattina il 27 è il giocatore che ha corso più di tutti, bensì la qualità. E non può che essere un problema di lucidità. Sarebbe stato un problema se fossero mancate applicazione e attenzione agli schemi (mentre sono balzate agli occhi di tutti alcuni suoi ripiegamenti difensivi), ma fortunatamente è mancata "solo" la qualità e questo è soltanto un caso fortuito, vista la storia di Javier Pastore.

Nessuno rimarrebbe stupito se a fine stagione l'argentino risultasse essere uno dei più impiegati da Di Francesco, da qui la scelta del mister abruzzese di intervenire sugli schemi della squadra. Una volta che Pastore e i compagni saranno entrati in sintonia e saranno in grado di trovarsi sul campo nelle "nuove" posizioni e seguendo i nuovi compiti individuali, ne trarrà vantaggio l'intera squadra per i motivi che andiamo a spiegare. Più di ogni altro ne trarrà beneficio Edin Dzeko, ormai e finalmente eroe romanista, il quale avrà la possibilità di non dover giocare per forza spalle alla porta, perché in quella posizione ci sarà Pastore: il bosniaco potenzialmente potrebbe percorrere meno km e potrebbe dover svolgere meno lavoro per la squadra, concentrandosi così soltanto ad attaccare gli spazi e la porta. I due mediani (o tre, nel caso si giocasse a due punte, com'è avvenuto per qualche minuto contro il Torino dopo la sostituzione di El Shaarawy) dovranno recuperare il pallone sì, ma potranno lasciare l'onere di rifinire la giocata al 27 della Roma, chiamato quindi a giocare da numero 10. Questo è un punto da non sottovalutare, perché la scorsa stagione la Roma ha perso moltissime occasioni per andare a segnare proprio per la scarsa qualità mostrata dai centrocampisti nell'ultimo passaggio. La soluzione al problema sembrerebbe avere un nome e un cognome, quello di Javier Pastore. Posto che, fortunatamente per i tifosi della Roma, mister Di Francesco potrà contare sulla qualità di molti nuovi giocatori (vedi Justin Kluivert), ma questa è tutta un'altra storia. Ora non resta che vedere quale e che tipo di evoluzione avrà il nuovo modulo della Roma, già lunedì sera contro l'Atalanta. 

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