I sogni di Joseph Perfection, tra Liberi Nantes e Roma, volati via a 21 anni
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25 Maggio 2020 Autore  

Forse questo vento che soffia oggi su Roma è solo l'ennesimo scatto bruciante di Joseph, che quando parte lui, beh provate a prenderlo se ci riuscite.” Con queste parole la Liberi Nantes ha salutato Joseph Bouasse Perfection, l’ex calciatore giallorosso scomparso oggi, a soli 21 anni, per un arresto cardiaco.

Sei mesi a Trigoria, all’ordine di Alberto De Rossi, allenatore della Primavera. Lo chiamavano “la ruspa”, per una potenza fisica fuori dal comune. Luciano Spalletti se lo portò con i grandi per qualche allenamento, tra Totti, De Rossi, Nainggolan. Joseph era arrivato in Italia dal Camerun, gli avevano promesso un contratto milionario. Fuggiva dalla povertà, inseguiva un sogno. E proprio di povertà, di sogni ma anche di discriminazione e illusioni abbiamo parlato con Alberto Urbinati, presidente della Liberi Nantes, più che una squadra “un progetto sociale”, attivo a Pietralata, a Roma.

Ecco le sue parole.

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Come avete conosciuto Joseph?

È venuto al campo come fanno migliaia di ragazzi, da tredici anni a questa parte. Da quando esiste la Liberi Nantes nelle comunità migranti il nostro nome gira. Così i ragazzi che vogliono a calcio sanno che venendo da noi hanno la possibilità di giocare, di far parte di una squadra, di stare insieme agli altri. Quello che ci ha raccontato Joseph è di essere stato trasportato in Italia da un sedicente procuratore, un presunto talent scout, con la prospettiva che gli si potessero aprire le porte del grande calcio e dei grandi guadagni.

Invece non è andata così.

Arrivato a stazione Termini Joseph è stato abbandonato con una scusa. Si è ritrovato in una città sconosciuta, in un altro continente, da minorenne, senza punti di riferimento. Piano piano si è trovato una sua sistemazione a casa di un amico, grazie al passaparola tra connazionali. È venuto al campo e ci ha detto: “a me piace giocare a pallone.”

con totti

Una volta in campo, qual è stata la vostra impressione?

L’allenatore del tempo, Salvatore Lisciandrello, si è accorto subito che Perfection aveva doti tecniche e fisiche non comuni per un ragazzo di sedici anni. Ha provato a parlarne con qualche talent scout, serio, che potesse fare una valutazione. Tramite questi canali è arrivato alla Roma.

A Trigoria resta sei mesi, poi un prestito al Vicenza, un provino non superato al Livorno e l’approdo da svincolato al Cluj, in Romania. Ultimamente quali erano stati i suoi spostamenti?

Noi della Liberi Nantes ne abbiamo perse le tracce, lui si affacciava sporadicamente qui al campo ma non per giocare, solo per trovare qualche vecchio compagno di squadra. Anche noi abbiamo fatto fatica a seguire la sua carriera. Quello che so lo so dalle informazioni su internet, frequentava la Romania in cerca di un contatto da professionista.

Quanti ragazzi, come Joseph, arrivano in Italia attratti dal miraggio del calcio?

Joseph è stato l’unico, anche perché un progetto come il nostro non è attrattivo: i ragazzi che vogliono giocare a calcio puntano immediatamente ai settori giovanili delle grandi o medie squadre, non di certo a un campo in terra battuta in periferia. Con Joseph è successo perché era disorientato: era un ragazzino di 16 anni, senza punti di riferimento, caso più unico che raro.

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Come vi rapportate con ragazzi che hanno sogni, e spesso illusioni, simili?

In 13 anni Joseph è stato l’unico caso che è approdato al professionismo, o per lo meno ci è andato vicino. Noi lo diciamo sempre: se in 13 anni è successo solo una volta si deve abbandonare l’idea che attraverso noi si faccia il salto verso il grande calcio. Questo noi lo diciamo subito, in realtà Liberi Nantes è un progetto sociale che usa il calcio, abbiamo fatto 12 anni fuori classifica proprio perché l’obiettivo è integrare i ragazzi facendo leva sul calcio, facendo leva su qualcosa che li coinvolge e li attrae. Non è un progetto calcistico, noi cerchiamo sempre di smontarli questi sogni: arrivano tutti che sono i “nuovi Messi”, i “nuovi Maradona” ma messi in campo non riescono a fare la differenza neanche in terza categoria. Noi facciamo azione costante in questo: è più importante che impariate la lingua, che seguiate un corso professionale. Liberi Nantes deve essere solo un divertimento.

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Un progetto sociale più che una squadra di calcio, la Liberi Nantes ha trovato difficoltà in questo periodo di emergenza Covid?

Ovviamente sì, abbiamo provato a mantenere i contatti con i ragazzi attraverso Skype, Zoom ma ci siamo accorti di una nuova problematica: l’accesso a internet. Nei centri di accoglienza manca una connessione aperta e sufficientemente larga. Così ci siamo affacciati a un nuovo tema, quello della discriminazione nell’accesso delle risorse digitali. È un tema che sta emergendo in tanti settori, basti pensare alla Didattica a Distanza e che accomuna migranti a tante famiglie italiane che non possono permettersi una connessione dignitosa.

Come avete affrontato il problema?

Lo abbiamo affrontato con la solidarietà, con un gesto piccolo ma significativo: abbiamo portato la connessione gratuita per sei mesi a 4 centri di accoglienza, ora ci sono 230 ragazzi circa che possono avere accesso a internet.

Torniamo a Joseph, qual è il ricordo che conserva di lui?

Quello di un ragazzo assolutamente normale, con tutti i pregi e tutti i difetti dei ragazzi che sentono di avere un grande talento, a volte anche sbruffoncelli ma assolutamente umani, veri. Purtroppo Joseph aveva bisogno di tempo per maturare, probabilmente fra 4 o 5 anni sarebbe stato un ragazzo più pronto, cosciente, consapevole degli atteggiamenti giusti che gli avrebbero permesso magari di fare strada. Purtroppo è arrivato un infarto a portarcelo via prima. E non sapremmo mai come poteva andare a finire…

Joseph

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica. Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere, una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, e un Master in Editoria, Giornalismo e Management Culturale a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e poesia. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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