Non è più Primavera
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28 Marzo 2019 Autore  

L’inizio della primavera è fissato, per convenzione, il 21 marzo. Giorno dell’equinozio, momento della rivoluzione terrestre in cui il sole si trova allo Zenit dell’equatore e attraversa la costellazione dei Pesci. Di diverso parere era Giulio Cesare, che promulgando il calendario giuliano fissava l’equinozio primaverile il 25 marzo.

La primavera, per noi, arriva una settimana dopo quella normale. Arriva oggi, il 28 marzo. E la congiunzione astrale è quasi la stessa: Thomas Häßler è infortunato, Vujadin Boskov chiama in panchina Rizzitelli e ordina di alzarsi a Francesco Totti. Erano le 16.43 di un 28 marzo 1993, al Rigamonti di Brescia arriva la primavera.

Era una primavera strana, mezz’ala, trequartista, punta, ancora non si sapeva bene come. Proprio come il ragazzino di oggi, biondino pure lui. Ma è meglio non pensarci…

Oggi non ci sono più le stagioni di una volta, fanno 30 gradi a mezzogiorno e la sera invece si gela. Si gela come quel febbraio in cui per l'ultima volta, e non lo sapevamo, festeggiavamo per un gol di Totti, al 97esimo di un anonimo e scialbo Roma Cesena di Coppa Italia. Si gela come quando non c'è il sole, si gela come quando si è da soli. Perchè dopo Francesco a scaldarci c'è Daniele, è vero, ma il ginocchio inizia a fare paura. Perché dopo Daniele ci saranno Alessandro e Lorenzo, giusto, ma è tutta un’altra cosa.

E allora eccoci ad aggrapparci, come Linus alla sua coperta, a qualsiasi cosa di bello passi sotto questo cielo, dove se c'è qualcosa di speciale passerà di qui, prima o poi.

Prima o poi...

Prima o poi la Roma ritornerà a giocare e magari pure a vincere. Una volta le pause di campionato non passavano mai, erano pesanti e vuote, si dovevano riempire con Ikea o Tremors su Italia 1, angoli di strazio in attesa del sollievo. Stavolta la Roma è a distanza siderale dalla vetta, il quarto posto è un miraggio. Stavolta la pausa di campionato è una boccata di ossigeno. Ci si può concedere il lusso di andare a letto sereni, di fare cose e vedere gente, di allontanare un'incazzatura che, stavolta, non ti avvelenerà il finesettimana.

Perchè da quando non gioca Totti non solo non è più domenica, come per Baggio e Ayrton Senna. Da quando non gioca Totti non è più proprio primavera. Da casa esco ancora col giacchetto, dormo sempre col piumone, ho ancora la gola che fa male. L'immagine di Totti che porto con me non è solo quella che ho in tasca dentro al portafoglio. L'immagine di Totti è un profumo e un suono. Odore di petti d'angelo appena sbocciati, il super santos che si infrange contro il cancello.

E non è roba da retorica, da ultimi romantici o sentimentalismi vari. A noi, del calcio, piace questo. A noi del calcio serve questo. I numeri sono importanti, è vero, le statistiche fondamentali. Ma a noi serve il cuore, la luce negli occhi, le lacrime. A noi serve credere in qualcosa che vada aldilà del fair play finanziario o del settlement agreement. A noi servono le favole. A noi serve che un bambino, con la faccia più seria del mondo, come se stesse per interrogarci sul prossimo conflitto in Medio Oriente o sulla crisi economica mondiale, ci chieda “ma secondo te è meglio Totti o Zaniolo?”.

E lo sai che è una domanda inutile, vana, sbagliata, ingenua, che non si deve dire e neanche pensare. Ma a noi servono le favole, servono quegli occhi lì. Serve aggrapparci a qualcosa senza pensare alle conseguenze. Perché la prossima sarà un’estate di inferno, di ennesime rivoluzioni e partenze, e ci saranno un autunno buio e un inverno ancora più freddo. Ma forse, dopo, tornerà anche la primavera.

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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