Roma, forse ti sei svegliata?
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21 Settembre 2019 Autore  

La Roma è uno stato d’animo, non una squadra. Un’emozione di quelle potenti che può distruggere i cardini della logica nell’analizzare la situazione di un club in un certo momento della stagione. Occorre essere sinceri. Non si farà qui una noiosa cronaca dell’ultima partita europea o di campionato dei giallorossi in quanto a riprodurre in modo sterile e asciutto i tabellini delle partite è già delegato un circuito mediatico ben più attento a dettagli di cui francamente si può ignorare l’esistenza. Faremo ben altro.

Considereremo a che punto si trova la Roma nel suo complesso dopo queste primissime gare. Inizieremo proprio ora il discorso con una riflessione senza ipocrisie. La Roma gioca all’inglese ed è la big che si trova culturalmente più all’avanguardia sotto il profilo tattico rispetto alle altre. Sembra più avanti nel lavoro in questa specifica prospettiva di bianconeri, azzurri e neroazzurri. Apprezzabilissimi infatti sono i tentativi di Juve, Napoli e Inter di dar vita anch’essi a un cambio di mentalità nel nostro campionato vecchio, catenacciaro e spezzettato da così tante pause, dovute al fischio di falli inutili, che Celentano potrebbe ambientare i suoi Rock Economy in serie A insieme ai suoi proverbiali silenzi.

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Purtroppo la Roma nell’osare così tanto in avanti corre dei rischi notevoli in difesa. E chiariamolo a tutti coloro che rievocano il fantasma di Zeman appena la Roma inizia a giocare decentemente creando numerose occasioni da gol. Il problema della Roma non è tattico, ma tecnico. Tanto che in Roma-Sassuolo 4 a 2 si sono visti diversi miglioramenti rispetto alla gara col Genoa alla prima di campionato e al derby giocato alla seconda già solo con gli ingressi in campo di Veretout come mediano e di Mkhitaryan come esterno offensivo a sinistra. Il tutto condito da un Pellegrini restituito alla posizione naturale di trequartista alle spalle di uno Dzeko tornato ai livelli precrisi. Ma la difesa sembra mantenere una fragilità lignea come una casa costosa costruita all’americana, dotata cioè di travi come fondamenta destinate a consumarsi e a sfasciarsi per il cattivo clima e per le tarme.

A ogni lancio avversario in area la difesa entra in un corto circuito tale da generare il timore di poter subire da un momento all’altro la rete degli avversari, pur modesti. A chi attribuire il demerito di tale situazione così come emersa in queste prime gare? A Fonseca? Già pericolosamente accostato al boemo come se fosse un insulto poi? Per onor di cronaca la Roma con Zeman tra il 1997 e il 1999 ottenne i migliori risultati che i giallorossi possano ricordare negli anni 90 avendo una rosa dalla qualità combattiva, ma tecnicamente deludente. Unica eccezione il 1991 di Ottavio Bianchi. E’ vero peraltro che Zeman fece una pessima stagione nel 2012-2013 alla guida della compagine capitolina, ma il famoso derby di Coppa è stato perso in virtù dell’atteggiamento super catenacciaro di Andreazzoli. Ricordiamolo. Aperta e chiusa la parentesi sul boemo, comunque sia il paragone con Fonseca non regge. Proprio in base al principio che chi gioca un calcio piacevole non necessariamente equivale a Zeman. Piuttosto la difesa orripilante della Roma ha precedenti consolidatisi in questi ultimi anni in modo netto. Parliamo dell’ultimo anno e mezzo di Garcia, dei gol subiti nelle coppe dal Spalletti bis, delle valanghe che hanno travolto Di Francesco nell’ultimo campionato con la bellissima media di 3 gol subiti a gara addirittura col totem Manolas in campo, ancora rimpianto dalle vedove romaniste in quanto baluardo storico di una difesa che veniva bucata a ogni folata offensiva degli avversari. Questi allenatori cosa hanno in comune con Zeman? Poco, nulla o qualcosa. Il tema è che Fonseca sa bene di non avere problemi di costruzione dell’impianto difensivo a livello tattico, ma di avere a disposizione giocatori con limiti tecnici evidenti come Fazio e Juan Jesus.

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Per ora anche Mancini sta deludendo nelle prestazioni, ma ci riproponiamo di tornare a occuparci di questo giovane che ha un indubbio talento. In attesa di vedere all’opera Smalling affinché possa innalzare il tasso tecnico della coppia difensiva, non scordiamoci di Florenzi. Poniamo la questione. Questa sì che stavolta è tattica. Florenzi è fondamentale nelle azioni offensive della Roma, ma in difesa si posiziona in maniera imbarazzante quando si tratta di far scattare la trappola del fuorigioco, quando si tratta di coordinarsi col centrale destro per evitare le imbucate nel mezzo, quando si tratta di marcare l’avversario. Al neonato governo giallorosso chiediamo due cose: evitare l’aumento dell’IVA e togliere a Florenzi il ruolo di terzino per avanzarlo più avanti visto l’infortunio di Under. Capitolo infortuni. Mamma mia, ne parleremo in un altro articolo che è meglio. Oggi siamo di buon umore, preserviamo intatto il sentimento di fiducia che ci anima. Un’ultima nota invece sul debutto giallorosso stagionale in Europa League fresco di ieri sera. La Roma, dopo un primo tempo soporifero contro i turchi dell’Istanbul Basaksehir, pur in vantaggio 1 a 0 con gol di Spinazzola, vince facendo 4 gol addirittura senza rischiare pressochè nulla in difesa con la coppia Jesus-Fazio che, dopo diverso tempo, non ha fatto venire le vertigini e i collassi verticali ai tifosi ansimanti anche grazie all’ottimo lavoro di Cristante e in piccola parte dell’enigmatico Diawara.

Il collettivo comunque è stato protagonista esaltato dalle mille corse nel secondo tempo di Zaniolo e Kluivert a supporto di uno Dzeko sempre più al centro della sua squadra. Pure Pastore ha mostrato di essere ancora vivo. E questi sono segni che inducono a sperare.    

 

di Federico Cavallari

Redazione

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