Un Toro di passione
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01 Aprile 2019 Autore  
Lautaro Martinez Lautaro Martinez

Ogni anno l’Inter arriva a marzo completamente svuotata. Con l’idea, ormai chiara, che per l’ennesima volta non si alzeranno trofei a fine anno, con la speranza di entrare in Champions come unico appiglio per tenere incollati i tifosi allo schermo e per farli andare allo stadio. Oltre alla passione, ovviamente. È un copione che va in scena da 8 anni e tutto l’ambiente Inter sembra quasi rassegnato a questo. In queste tribolate stagioni poche sono state le note liete. Fino a poco tempo fa una di queste era senza dubbio Mauro Icardi, ma le delicate situazioni extra-campo, avvenute in questo ultimo periodo, hanno decisamente staccato l’Inter dal suo ex-capitano. Ed ecco che entra in scena Lautaro Martínez...

proba

Lautaro Javier Martínez nasce il 22 agosto 1997 a Bahía Blanca, la capitale del basket argentino. La terra che ha dato i natali a Manu Ginobili, per intenderci. Fin da piccolo ha una grande passione sia per la pallacanestro che per il calcio, ma quando ha dovuto prendere una decisione, ha scelto il calcio! Inizia nelle giovanili del Club Liniers, squadra della sua città e dove aveva militato anche il padre, Mario Martínez. Viene notato dagli osservatori del Racing, che non perdono tempo e lo mettono sotto contratto. Milito, e qui il destino lo lega all’Inter, lo prende sotto la sua ala e l’esordio con la maglia biancoazzurra avviene il 31 ottobre 2015, sostituendo proprio il Principe. Il ruolo dell’ex 22 nerazzurro sarà fondamentale durante la trattativa per portarlo a Milano. Lo lavora ai fianchi, lo fa appassionare alla causa interista e lo convince a sceglierla rifiutando le avance dell’Atletico Madrid del Cholo. Una trattativa impostata da Sabatini e chiusa da Piero Ausilio porta la punta, atipica, nel naviglio.

Promessa estiva, come molte passate alla pinetina di questi tempi: giovane, argentino, costo del cartellino sui 25 milioni. Insomma, aveva tutto per fallire. I primi tempi sono duri, dopo l’ottimo pre-campionato scompare dai radar. Spalletti, del resto, non è il più indicato a far esplodere i giovani. Aleggia in aria l’etichetta di “nuovo Gabigol”, ma non lo è mai stato. I più attenti, o i meno pessimisti, se preferite, se ne erano accorti fin da subito che tra le fila dell’Inter fosse arrivato qualcosa di ben diverso dalla meteora brasiliana. Zero tocchetti e orpelli inutili, lo sguardo di Lautaro parla da solo. Ma la vera sliding-door si ha quando avviene il patatrac con il marito di Wanda, o Uanda come piace tanto a lei. Trova minuti, fiducia, e non delude mai. Si prende l’Inter come si era preso il Racing. Non segna a valanga, pur mantenendo un’ottima media gol, ma si spende per la squadra. Dall’inizio alla fine corre, si batte, a volte ci mette troppa foga e si guadagna troppi gialli. Migliora di partita in partita e inizia a prendersi anche la nazionale.

Nel video estivo girato dall’Inter per presentare Lautaro veniva messo in evidenza il suo soprannome: El Toro. Un simbolo di virilità, potenza, forza, che da tempo si è provato a domare senza risultati. Può descrivere perfettamente cosa rappresenta il nuovo 10 nerazzurro. Lui che era tanto indeciso, da piccolo, tra basket e calcio, si sta prendendo San Siro. Sta soprattutto alimentando la passione degli interisti, che mai erano stati concordi su Icardi, e dando un motivo in più per vedere il solito finale di stagione. La passione, del resto, è il leitmotiv della vita del Toro. Tra passione per il basket e passione per il calcio non poteva immaginare che a 21 anni sarebbe arrivato a far appassionare il difficile pubblico di San Siro. Continua così, con quello sguardo! Toro!

Francesco Di Rosa

Da quando è piccolo si barcamena tra la passione per i videogiochi e la passione, smodata, per il calcio. Capisce di essere affetto dalla malattia Inter fin dalla prima, sofferta, partita guardata. Ha fatto cronache e seguito il calcio regionale, quello più vero insomma. Ora scrive per le sue due passioni, se ne scusa.
 
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