Franck Ribery, il calcio agli Uffizi
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24 Agosto 2019 Autore  

Nuovo campionato, nuovi calciatori. La stagione 2019/20 inizia oggi e - come lo scorso anno - ha perso e guadagnato campioni contemporaneamente. I campi della nuova Serie A non saranno calcati da tanti giocatori che l’hanno riportata a essere una lega più divertente e apprezzabile all’estero. Alcuni di questi erano dei veterani, come il nuovo idolo degli argentini De Rossi, “El Tano”. Altri - come Kean e Cutrone - erano davvero giovani e carichi di aspettative, ma se li godranno gli inglesi.

In Italia, però, quest’anno avremo la fortuna di osservare - e a Firenze di tifare - un calciatore che per ogni singolo appassionato di calcio è una vera gioia per gli occhi: Franck Ribéry. Il suo curriculum è noto a tutti ma, incomprensibilmente, il suo arrivo ha fatto storcere il naso a qualcuno. In più, l’età avanzata e qualche acciacco fisico nelle ultime stagioni potrebbero dar ragione a chi non lo apprezza. Ciò che però, probabilmente, non è chiaro è che il francese non è noto per essere un giocatore che spacca le partite, uno di quelli in grado di far guadagnare i tre punti della giornata da solo. Il suo modo di giocare è molto particolare e incide sulla produzione di occasioni offensive. La sua sola presenza in campo funziona da moltiplicatore di pericolosità in attacco. Con il Bayern ha funzionato così dal 2007. Ribéry va preso e apprezzato per la sua delicatezza del tocco e per la sua sfrontatezza in campo. Il suo gioco accende i tifosi e rende le partite esteticamente migliori.

 

 

L’ultimo gol con la maglia del Bayern dimostra quanto bene può fare ancora nel calcio.

 

Il coraggio di non smettere a 36 anni e di continuare a giocare nel calcio che conta, quello realmente competitivo. «Per essere Ribéry devi avere fame». Lui di fame sembra averne ancora. Appena ha messo piede sul suolo fiorentino, con un semplice gesto, ha fatto capire le sue intenzioni. Una sorta di presentazione: infila la maglia viola e tira su il colletto. Un’azione involontaria, probabile.

Ma fa tornare alla mente un altro francese che con il pallone ci sapeva fare parecchio. Un ragazzo di Marsiglia che come Franck ha combinato qualche guaio fuori dal campo. Lui, però, era anche uno di quelli che quando toccava la palla li faceva dimenticare tutti, immergendo chi era presente allo stadio in uno stato onirico. Ribéry non è però Cantona, non ha bisogno di essere paragonato a qualcuno. Lui è uno che offre un calcio basato sul senso estetico. Il dribbling, la sua arte, potrebbe finire nella Galleria degli Uffizi.

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La presentazione di Ribery alla Fiorentina

 

Per restare in tema, potremmo dire che è come Brunelleschi: si è allontanato da uno stile lineare, geometrico, per passare poi a qualcosa di più scultoreo e ritmico. Si tratta di un piccolo uomo fisicamente che è stato in grado di diventare un gigante nel calcio. In questo momento è arrivato all’ultima curva di una corsa invidiabile e lo farà portando a spasso tutta Firenze. Il colpo di Rocco Commisso può dare speranza a una città che lo scorso anno è andata vicina al baratro. Un incubo che sembrava potesse diventare realtà. Con la nuova proprietà i tifosi viola camminano fiduciosi verso un futuro apparentemente più roseo e lo faranno tenendo per mano un fantastico giocatore arrivato al tramonto della sua carriera. Senza dimenticare che si tratta dell’ora più bella del giorno.

 

 

 
 
 
 
 
Daniele Furii

Nato l’ultimo giorno d’estate del 1995, anno in cui i tifosi italiani di calcio scoprivano Francesco Totti e Javier Zanetti. Laureato in Scienze della Comunicazione. Appassionato di tantissime cose, forse troppe. Tra queste c’è lo sport, di cui ogni tanto scrive.
 

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