Il rilancio di Sinisa Mihajlovic, l'uomo che ci crede
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11 Aprile 2019 Autore  

Inutile parlare di Sinisa Mihajlovic e la sua fantastica carriera da giocatore, si sono spese già troppe parole in merito. Quello che vorrei sottolineare, ora, è la sua bravura come tecnico. Spesso sottovalutato, soprattutto dopo il flop con il Milan, il serbo sta cercando di prendersi la sua rivincita personale con il Bologna, che già lo aveva lanciato come allenatore.

sinisa catania

Inizia la sua “seconda vita” come vice di Roberto Mancini, all’Inter. La sua prima chance nel mondo dei grandi, però, gliela fornisce proprio il Bologna, nel 2008. Avventura che, tra alti ma soprattutto bassi, dura appena 5 mesi. Un anno dopo arriva quindi il Catania, che è disposto a puntare su quell’uomo tanto rude quanto serio. Subentra a Gianluca Atzori, ereditando una situazione di classifica preoccupante. Riesce a salvare la squadra siciliana facendola arrivare addirittura 13esima in classifica e conquistando il record di punti nella storia recente della squadra, 45 (record poi migliorato da Maran nel 2013). I successi ottenuti con il Catania convincono la Fiorentina a puntare su di lui. Si tratta della prima grande opportunità per Sinisa.

sin samp

Viene annunciato il 3 giungo 2010 e prende il posto di Cesare Prandelli, molto amato dal pubblico fiorentino. Nella sua prima stagione alla viola ottiene un tranquillo nono posto e viene riconfermato per la stagione successiva. Non inizia bene la sua seconda annata e, il 7 novembre, viene esonerato in favore di Delio Rossi. Dopo una breve parentesi a guida della Nazionale serba, viene messo sotto contratto dalla Sampdoria, il 20 novembre 2013. Chiamato a risollevare la stagione, iniziata male proprio da quel Delio Rossi che lo aveva sostituito qualche anno prima a Firenze, si impone e dimostra a tutti di essere un grandissimo tecnico. Nella prima stagione raggiunge una tranquilla salvezza, ma nella stagione successiva compie il miracolo. Per buona parte della stagione 2014-2015, la Doria si ritrova in zona Champions. Concluderà la stagione al settimo posto, guadagnandosi comunque un’ottima qualificazione in Europa League. La sua squadra verrà ricordata per la grinta messa in campo, i leader di quella squadra erano Palombo ed Eder, che di sicuro non verranno ricordati per la aver avuto una tecnica sopraffina.

Si crea la nomea come sergente di ferro, e questo gli vale la chance della sua vita, ma anche la panchina sulla quale aveva giurato di non sedersi mai: il Milan. Viene annunciato il 16 giugno 2015, Silvio Berlusconi vuole un grande rilancio per la sua squadra e stanzia quasi 100 milioni di euro per il mercato, che porta giocatori come Carlos Bacca e Luiz Adriano e Alessio Romagnoli a Milanello. La stagione non va come previsto e la sua avventura nel club milanese dura appena 10 mesi, con Brocchi chiamato al suo posto per concludere la stagione. Avrà comunque dei meriti, come quello di aver lanciato il giovane Gianluigi Donnarumma, appena 16enne, al posto di Diego Lopez, che era considerato il titolare inamovibile. Senza dubbio l’esperienza al Milan ha frenato la sua crescita come tecnico, con il Torino dopo un’inizio ottimo si perde e viene esonerato nella stagione successiva. Con lo Sporting Lisbona addirittura viene cacciato nove giorni dopo la sua firma sul contratto, visto che il neoeletto presidente non lo voleva alla guida della squadra. E allora arriviamo ai giorni nostri, il Bologna in evidente difficoltà decide a malincuore di esonerare Filippo Inzaghi, che tanto bene aveva fatto a Venezia quanto male stava facendo sulla panchina bolognese. Non è la prima volta che subentra a Pippo, e la prima, al Milan, non andò bene.

bologna

Inizia subito con una gaffe, durante presentazione confonde i romagnoli con i bolognesi e, si sa, non fa piacere da quelle parti. Nonostante la falsa partenza, però, si fa subito valere. Si vede nei suoi occhi che è convinto di poter salvare il Bologna. Alla sua prima partita espugna San Siro battendo l’Inter 1-0. Poi arrivano 4 stop: il pareggio di Genoa e le tre sconfitte di fila, molte delle quali immeritate, con Roma Juventus e Udinese. Sinisa non si scoraggia, la sua squadra ha cominciato a giocare. Ha cominciato a correre, ad avere quello sguardo lì. Ha iniziato a crederci, che è la cosa più importante di tutte. Le successive 5 partite vedranno il Bologna uscire vincitore per ben 4 volte, con la sola sconfitta contro l’Atalanta, ma su quella squadra ci sarebbe molto da dire. Il Bologna inizia a segnare, in 21 partite Inzaghi aveva raccolto 16 gol, nelle 10 di Sinisa il Bologna ne ha già segnati 15, e menomale che il primo era un attaccante mentre il secondo un difensore... Ma anche la difesa è migliorata, da 1.6 gol di media a partita i felsinei ora ne subiscono 1.3. I numeri, però, non sono tutto. È cambiata la convinzione. Il Bologna sembrava spacciato ed ora, per la prima volta in stagione, si trova quartultimo. La strada è ancora lunga e Mihajlovic lo sa bene “Vittoria meritata ma ancora non siamo salvi. Dobbiamo crederci” ma questo cambio di mentalità va attribuito totalmente al sergente di ferro. Il suo modo di allenare, nelle grandi piazze, per ora non ha funzionato, ma se dovessi scegliere un profilo per una piazza passionale sceglierei tutta la vita il buon Sinisa.

Francesco Di Rosa

Da quando è piccolo si barcamena tra la passione per i videogiochi e la passione, smodata, per il calcio. Capisce di essere affetto dalla malattia Inter fin dalla prima, sofferta, partita guardata. Ha fatto cronache e seguito il calcio regionale, quello più vero insomma. Ora scrive per le sue due passioni, se ne scusa.
 
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