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Quello che il mercato (non) ha detto

E’ finalmente terminato il calciomercato estivo 2019. Ma sarebbe artificio noioso e ripetitivo stilare il classico pagellone di fine mercato, con considerazioni trite e ritrite disseminate sempre allo stesso modo nel corso delle varie campagne acquisti. Molto più divertente raccontare quello che poteva essere e non è stato, quelle trattative saltate sul filo di lana o ad un passo dal traguardo. Quello che poteva essere e non è stato. Ritagli e retroscena di un’estate pallonara francamente troppo lunga che non ha visto collocati tutti i tasselli al proprio posto.  Bando alle ciance dunque: si parte.

Neymar: Il caso dell’anno. Guerra dichiarata al Psg con resa incondizionata nelle battute conclusive. Il classico di come spesso manchi un millimetro per fare un metro. Quel millimetro risponde al nome di Dembelè, calciatore francese del Barcellona che col suo rifiuto al trasferimento in Francia ha fatto saltare un affare da circa 200 milioni di euro fra parte cash e contropartite. Permanenza (lautamente) forzata e convivenza difficile con Cavani e M’Bappè, stelle luminose e ingombranti al pari dell’ultimo arrivato, quel Mauro Icardi che a differenza del brasiliano ha trovato a Parigi l’oasi dorata della sua tormentata estate.

Edin Dzeko: Tradimento mancato. Potrebbe essere questo il titolo perfetto dell’estate del centravanti bosniaco, tentato dal lasciare la fidata compagna giallorossa e unirsi all’affascinante progetto Inter targato Conte. Tira e molla continui, approcci, scambi di sguardi, la volontà ferrea di Petrachi di dare il via libera solo di fronte ad un partner della stessa stoffa dell’ex City. E alla fine, come nella migliore delle fiabe, il lieto fine a tinte romaniste: rinnovo fino al 2022. Nella buona e nella cattiva sorte, ti amerò fino alla morte.

Angel Correa: Inflessibili. Termine adeguato per rappresentare i pensieri della seconda punta argentina di casa Atletico di fronte all’irremovibile pugno duro del duo Boban-Maldini, mai propensi ad alzare la famosa offerta da 38 milioni più bonus per accontentare le richieste dei bianco-rossi, attestatesi fin da subito sui 50 milioni. Neanche il fitto e sottile lavoro di Jorge Mendes, potentissimo procuratore che ai rossoneri proprio sul gong ha risolto l’intricata matassa Andrè Silva, è servito a smussare gli angoli irti e spigolosi di una trattativa arenatasi abbastanza presto dopo un’iniziale e ingiustificato entusiasmo sul buon esito della stessa. La soluzione? Ante Rebic, seconda punta croata vice campione del mondo nel 2018. Il suo idolo? Chiaro, Zorro Boban. Con buona pace del delusissimo Angel.

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James Rodriguez: “James non rientra nei nostri piani per questa stagione”: sentenziava così Zinedine Zidane la sera dell’8 agosto, al termine dell’amichevole pareggiata 2-2 con la Roma. Via di uscita evidente, segnale chiaro che il calciatore fosse di nuovo pronto a cambiare aria dopo l’infruttuoso prestito al Bayern Monaco. Destinazione? Napoli, dove il pressing del suo mentore Carlo Ancelotti aveva fatto breccia piena nel cuore del colombiano. Nessuno però aveva fatto i conti con De Laurentiis, il cui cuore è notoriamente poco incline a sentimentalismi di qualsiasi genere. Niente esborsi economici, un occhio attento sempre ai conti. Prestito con diritto. Aut-aut incontrovertibile, Perez che fa orecchie da mercante, giorni che scorrono e possibilità che si assottigliano. Fino al gong finale. James resta a Madrid, Ancelotti si consola con Lozano e Llorente. Come dire, poteva andare molto peggio..

  

Abbiamo citato quattro casi emblematici, quelli che per noi meglio rappresentano l’assunto secondo cui non sempre va come si sperava inizialmente. Le vie del mercato sono infinite, tortuose, disseminate di ostacoli e scandite da un eterno tiranno che della vita è padrone: il tempo. Come sarebbe potuto essere lo scenario se solo una di queste trattative si sarebbe incastrata nel modo giusto? Non lo sapremo mai. E in fondo proprio questo è il bello. Alea iacta est, dicevano i Romani. Il dado è tratto. O forse no.

 

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