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Gol-Angelo

I giornali, quel 7 gennaio di ormai tre anni fa, titolarono: "Udinese Roma deciso da un gol fantasma". Un colpo di testa in area, la palla che sbatte sulla traversa, torna verso terra e supera la linea quel tanto che basta che portare in vantaggio i giallorossi. Furono tre punti, vittoria in trasferta e polemiche sull'arbitro.

Quel gol-fantasma, adesso, è un gol-angelo. Angelo come lui che l'ha realizzato. Davide Astori, che con la maglia della Roma, in 30 presenze, ha segnato solo quel gol.

È strano come di alcuni calciatori ti restino impresse nella mente tante fotografie. Di Astori, ad esempio, ricordo il messaggio che mi arrivò sul cellulare la sera che si sparse la notizia del suo arrivo a Roma: "Sabatini j'ha fregato pure questo alla Lazio". Ricordo la palla di Totti, e chi se no, per la sua zuccata ad Udine. Ricordo quel 4 marzo, giornata di urne e di elezioni, quando fuori dai seggi si iniziò a parlare della sua morte. Poi la pioggia che ha avvolto Firenze, l'ultimo approdo della sua carriera. I fumogeni viola davanti al Duomo. Giorgio Chiellini che piange tra le braccia di un ultras della Fiesole.

Ed è proprio un amico tifoso della Fiorentina a regalarmi un'ultima fotografia di Astori. Scattata nelle partite viste in Curva, quando guardando verso il campo, l'ultimo uomo a difesa della porta era Astori, capitan Astori. Condottiero di una squadra smantellata e riconvertita, pietra fondante di un nuovo progetto tecnico. Calciatore silenzioso, che quando doveva urlare preferiva parlare sottovoce.

L'immagine può contenere: 1 persona, sta praticando uno sport, testo e spazio all'aperto

Quell'immagine di Astori, solo davanti alla porta, a gridare alla squadra di salire, di alzare la linea, non l'ho mai vista dal vivo ma è come se ce l'avessi davanti agli occhi. Sarà che quel gesto chi ha giocato in difesa lo conosce bene. Sarà che quel gesto, visto dalla Curva, dalla gradinata o da dove volete voi, immaginato alla radio o visto in televisione, prende tutto un altro sapore. Sarà che essere ultimo uomo è "qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro", diceva Paul Ashworth. L'ultimo baluardo non solo davanti alla porta, ma davanti alla tifoseria stessa, davanti alle sciarpe e alle bandiere, davanti ai cuori e al portiere. Vedere l'ultimo uomo che tiene in ordine il reparto con le braccia larghe e vedere sul braccio sinistro la fascia da capitano ti dà forza, ti fa sentire sicuro, tranquillo. Ma allo stesso tempo, a quell'ultimo uomo, dà forza il soffio della Curva, il suo calore, la sua spinta. Si fa albero maestro, gonfia le vele, spinge la squadra in avanti, verso il gol e verso la vittoria.

L'esordio in giallorosso, Davide Astori, l'ha fatto proprio a Firenze. Il suo unico gol in giallorosso, Davide Astori, l'ha fatto proprio a Udine. E a Udine, Davide Astori, è morto. Morte cardiaca improvvisa seguita a fibrillazione ventricolare dovuta a una cardiomiopatia aritmogena silente, ha detto l'autopsia. Morto nel sonno, come fanno solo i sognatori. Per "seguire ogni battito del mio cuore / Per capire cosa succede dentro e cos'è che lo muove / Da dove viene ogni tanto questo strano dolore". Parole di Lucio Dalla, Le Rondini, canzone che fu scelta per risuonare in tutti campi di Serie A dopo l’interruzione per la sua scomparsa.

Oggi la Roma torna a Udine e i gol-fantasma non esistono più. Ci sono solo gol-angelo.

Scippi di mezza estate

Sesto comandamento del tifoso: "Finchè non lo vedo all'aeroporto non ci credo". Lo sanno tutti, tutti i tifosi scettici, i San Tommaso, gli esperti del mainagioia applicato. Mai sbilanciarsi, mai farci la bocca, mai crederci veramente. O perlomeno non dirlo ad alta voce. Stavolta è successo veramente e la storia la conoscono ormai tutti. Malcom doveva atterare a Fiumicino alle ore 23.00 di lunedì 23 luglio. Ad aspettarlo c'erano oltre cento tifosi, rimasti soli con Mangiante e con la madre del brasiliano. Dopo una notte insonne, fatta di rilanci, di offerte, di raddoppi, e una mattina di indiscrezioni e di "mi risulta" si è arrivati alla conclusione "più facile da spiegare ma più difficile da capire". Malcom è del Barcellona, abile a soffiarlo alla Roma con 41mln al Bordeaux e 5mln per cinque anni al calciatore.


"Mezz'ora dopo l'accordo trovato - racconta Monchi a RomaTV - mi ha chiamato il presidente del Bordeaux per dirmi che per loro sarebbe stato meglio fare un comunicato ufficiale parlando di un accordo. Gli ho detto che per noi questo non era molto buono, abbiamo il problema di essere in borsa. Hanno insistito e hanno fatto un tweet annunciando un accordo. Siamo stati costretti a fare la stessa comunicazione. Dopodiché tutto era chiuso. Un'ora dopo circa, ha cominciato a girare la voce dell'interesse del Barcellona".

E nel calciomercato ai tempi dei social alcuni passaggi non restano inosservati. Tutto viene a galla, tutto diventa notizia. Foto, condivisioni, mi piace. Come quello del neo-viola Gerson alla foto di Malcom con la maglia blaugrana. Quasi un dejavu, un flash back brasiliano che ci riporta all'estate del 2015.


E' il 5 agosto 2015 quando a Barcellona pranzano insieme Sabatini, Baldissoni, Zecca e Braida, allora DS dei blaugrana. Sul tavolo c'è il futuro del promettente trequartista classe 1997 della Fluminense. Era roba del Barça, con tanto di accordo con club e procuratore. Poi si è inserita la Roma, con una pazza manovra alla Sabatini: 18mln e percentuali di futura rivendita alla squadra, un anno ancora in Brasile per Gerson e diritto di prelazione futura per gli spagnoli. Con la leggenda della clausola Pallone d'Oro.

Ma gli intrecci di questi scippi di mezza estate non finiscono qui. Se Malcom sarebbe dovuto sbarcare a Roma il 23 luglio, quello stesso giorno, quattro anni prima, i giallorossi soffiavano un altro giocatore ad un'altra squadra. Stavolta più vicina. E' il 2014 quando sempre Walter Sabatini riesce a stravolgere una trattativa che sembrava chiusa con la Lazio e a portare Davide Astori alla corte di Garcia. Scriveva il Messaggero: "Tre ceffoni uno dietro l’altro. Il primo lo rifila il Cagliari, rifiutando la proposta di Lotito, il secondo Astori che, nonostante abbia dato la parola alla Lazio da settimane, prende e firma il rinnovo contrattuale con i sardi. Il terzo ceffone, però, è quello che fa più male. Quello che si sente di più e si sentirà per mesi, come se fosse una stracittadina persa nel modo peggiore, visto che i cugini lo stanno sfilando di mano a Lotito, più concentrato a scrivere comunicati che agire come dovrebbe, senza che il patron faccia nulla, e anche con un sorrido beffardo. Un derby di mercato che lascerà sicuramente il segno. Altro che 26 maggio."

E Monchi, con Malcom, aveva provato a fare lo stesso. Proprio il giorno prima delle visite mediche programmate con l'Everton, il ds spagnolo si è inserito con un'offerta migliore, sia per il Bordeaux che per il calciatore. Una manovra perfetta, ma non definitiva. Ma non si tratta di rosicate, di sfregi o di dispetti. E' soltanto il calciomercato, bellezza.

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