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Quanto sta crescendo il Cagliari?

Ci sono già due record per il Cagliari in questa calda estate. Entrambi vengono dal calciomercato. Il primo è quello della cessione più ricca e porta il nome di Niccolò Barella. Classe 1996, il centrocampista del futuro di cui si sono innamorati Antonio Conte e Roberto Mancini è costato 45 milioni (record anche per l’Inter, fino all'acquisto di Lukaku, che così tanto aveva pagato solo Bobo Vieri, 90 miliardi di lire).

Un talento cresciuto e coccolato nell’isola, che dopo tredici anni prende il volo. E fa ricchi i gialloblu più di quanto fecero Jonathan Zebina e Radja Nainggolan alla Roma, Alessandro Matri alla Juventus e Roberto Muzzi all’Udinese. Così i sardi sono stati capaci di mettere sul piatto del Boca Juniors 18 milioni per Nahitan Nandez, l’acquisto più costoso della loro storia.

CAGLIARI

Fonte: Transfermarkt

Guardando le statistiche di Transfermarkt, della top10 storica dei giocatori più onerosi in entrata ben 7 sono stati acquistati negli ultimi tre anni: Bradaric, Oliva, Romagna, Cerri, Pavoletti e Rog, quest’ultimo arrivato proprio questa estate dal Napoli. Numeri che parlano chiaro e che sanciscono una crescita netta, costante, della squadra di Tommaso Giulini, in campo e fuori. Il valore della rosa a disposizione di Rolando Maran, ad oggi, è di 144 milioni, in crescita del 40% rispetto a quella dello scorso anno. Il dato, però, diventa addirittura più importante se si guarda lo storico degli ultimi tre anni: a settembre 2016 la rosa del Cagliari valeva 48 milioni, a settembre 2018 ne valeva 101, con una crescita rispetto all’anno precedente del 139%.

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Investimenti mirati, focus sul vivaio e sui giovani, il Cagliari è riuscito a fecondare quel binomio tanto osannato del mix tra esperienza e nuove leve. Nelle ultime stagioni si sono incrociati in Sardegna giovani come Romagna e Pellegrini (che potrebbe tornare), Cragno e Barella, insieme a giocatori navigati come Storari e Borriello, Castan e Srna. E in occasione del centenario, Giulini ha deciso di fare le cose in grande riportando in Sardegna il Ninja Nainggolan, accolto da una folla oceanica all’aeroporto.

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Calciomercato estate 2019. Fonte: Transfermarkt

Gli altri numeri da studiare sono infatti quelli dei tifosi. Poche settimane fa il Cagliari annunciava la chiusura della campagna abbonamenti (si sta riaprendo in questi giorni), dichiarando di aver superato 9.000 tessere, di cui 4.000 in prelazione. Altro record, visto che l’anno scorso si era arrivati ad una quota di 8.460 abbonati e una media spettatori di 14.685 (il massimo contro Juventus e Atalanta: 16.233). Ovviamente numeri in crescita, che hanno permesso di passare dai 4.059 abbonati del 2014-2015, l’anno di Zeman, Zola e retrocessione, ai 6.915 del ritorno in A nel 2016.

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Fonte: Social Media Soccer

E in un contesto in cui la comunicazione e l’immagine è sempre più importante, il Cagliari si dimostra all’avanguardia anche in questo senso. La top10 delle squadre più seguite sui social in Serie A si conclude proprio con la squadra sarda, che vanta 934 mila seguaci divisi tra Youtube, Instagram, Follower e Facebook. Nel mirino c’è il Torino, che la precede con 1 milione e 110 mila seguaci, e il Bologna, a 1.33 milioni. E che l’attenzione al mondo social sia sempre più alta ce lo dice anche la qualità e la quantità di ciò che si condivide. Prendiamo come campione solo Facebook: negli ultimi 28 giorni sono stati pubblicati 147 post, di cui 73 immagini e 44 video (tra cui quelli bellissimi per presentare Nainggolan e Nandez), con una frequenza di 6 post al giorno, che generano una media di 140 mila mi piace.

 

Un aspetto che sembra marginale, ma che entra fattivamente nella fortuna del club: come immagine, come merchandising, come sentimento. L’ultima parola, ovviamente, spetterà al campo. Ma il Cagliari è cresciuto e crescerà ancora. E magari lo farò con uno tra Defrel, Younas e Simeone. Intanto i tifosi sono sicuri: “Vogliamo essere la nuova Atalanta”.

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Giocatori Divertenti da Vedere | Numero 3

1 Kai Havertz
di Daniele Furii

 

Rudi Völler lo ha definito “un talento che nasce solo una volta ogni 100 anni”. I suoi compagni di squadra lo descrivono come una persona affamata di vittorie che non conosce la paura. Il suo nome è Kai Havertz e ha concluso la stagione 2018/19 con 20 gol e 6 assist a soli 20 anni. Grazie alla sua possente struttura fisica (83 kg per 188 cm) e a un viso da spaccone, è comprensibile perché i giocatori del Bayer Leverkusen lo definiscano così. Il suo stile di gioco non fa altro che sottolineare questo aspetto che potrebbe renderlo antipatico agli occhi di chi lo guarda, ma quell’invidia non può che trasformarsi in ammirazione nei confronti di un giocatore che fa dell’eleganza e della raffinatezza un suo dogma. 

  

Kai Havertz è un trequartista con un evidente vizio del gol. Man mano che si avvicina verso l’area di rigore aumenta esponenzialmente il senso del pericolo nelle gambe degli avversari. Con il suo piede sinistro è in grado di cambiare direzione in modo fulmineo, di lanciare tra le linee un compagno di squadra o di calciare con violenza e precisione da qualsiasi angolazione. Il suo talento è evidente anche nelle situazioni di gioco distanti dalla porta, dove con un dribbling secco o con un controllo orientato è in grado di favorire la transizione offensiva e di portare superiorità numerica durante la manovra. Nonostante l’altezza, riesce a scattare in profondità con grande rapidità, cogliendo spesso alla sprovvista la linea difensiva avversaria. Gioca senza catene, muovendosi orizzontalmente e verticalmente per tutto il campo, lasciando pochi punti di riferimento e un grande stato di confusione nella mente di chi lo marca. Le sue lunghe leve gli permettono di risolvere situazioni scomode anche nel gioco aereo.

  

A tutte queste caratteristiche, impressionanti per un classe 1999, Havertz aggiunge una sofisticata ricercatezza del bel gesto tecnico. Busto alto, sguardo sempre pronto a cercare il movimento di un compagno e braccia a mezz’altezza durante le pause in campo. Movimenti plastici, sempre eleganti anche durante gli scatti, che restituiscono contemporaneamente un senso di grazia e brutalità. Questa passione smodata per il bel gioco lo rende un giocatore affascinante oltre che pieno di aspettative. La prossima stagione avrà tutti gli occhi puntati su di lui. Occhi che saranno ammaliati da questo giovane tedesco con la maglia numero 29. 

 

2 Manuel Lazzari
di Gianluca Di Mario

La storia di Manuel Lazzari dimostra che nella vita non bisogna mai arrendersi perché talento, determinazione e sacrificio ti aiutano a realizzare i tuoi sogni. La carriera di Lazzari parte da lontano, da una decisione, quanto mai poco lungimirante del Vicenza, che a 16 anni lo scartò dalle giovanili, Manuel meditò di mollare tutto, studiava meccanica a scuola e aveva fatto qualche stage in aziende del settore. Furono i genitori ad incoraggiarlo a continuare, fiduciosi nelle capacità del figlio.

Così ripartì dalla Serie D, dal Montecchio, che lo ingaggiò per gli allievi, ma dopo poche partite fu chiaro che il posto per lui era in prima squadra e a soli 17 anni diventò titolare. Da lì la scalata è stata continua e inarrestabile, prima il Delta Porto Tolle, poi la Giacomense, che nel 2013 dopo una fusione diventò SPAL. La scalata di Lazzari quindi è coincisa con quella della squadra di Ferrara, insieme sono arrivati dalla seconda divisione alla serie A in soli cinque anni; Manuel Lazzari, era una costante in mezzo al campo, sempre titolare e determinante in ogni categoria. Arrivato in serie A non si è fatto intimorire, il gioco delle SPAL continuava a passare per i suoi piedi tanto che le sue doti hanno attirato le attenzioni del c.t. Roberto Mancini. Il 10 settembre 2018, è arrivata il coronamento di un sogno, l’esordio da titolare con la maglia azzurra nella gara di Nations League contro i campioni d’Europa del Portogallo. Ora sta per fare il salto di qualità definitivo, grazie all’arrivo sempre più probabile a Roma per vestire un’altra maglia biancoceleste dopo quella della SPAL.


Lazzari, probabile nuovo acquisto della Lazio

Lazzari è l’uomo ideale per il 3-5-2 di Simone Inzaghi, in questi anni a Ferrara grazie a mister Semplici è riuscito a diventare decisivo sulla fascia, non a caso la maggior parte delle azioni passano dai suoi piedi, è un finalizzatore, un vero e proprio uomo assist. La specialità di casa sono i cross, che siano alti o bassi, da fondo campo o dalla trequarti, quando la palla arriva sulla fascia destra presidiata da Manuel, ha solo due possibili mete finali: la testa o i piedi del compagno meglio piazzato in campo. Questa sua abilità deriva da anni e anni di pratica, all’inizio della carriera era un po’ timido in campo come nella vita e questo si rifletteva anche nelle sue prestazioni, anno dopo anno però è riuscito a limare questo difetto grazie anche alle varie promozioni ottenute con la SPAL che gli hanno dato sempre più fiducia nei propri mezzi. Adesso la fiducia è tanta da risultare decisiva per il suo gioco e può permettersi persino di fare un tutorial su YouTube per insegnare agli altri come eseguire un cross perfetto, un cross alla Lazzari.

3 Niccolò Barella
di Francesco Di Rosa


Barella, conteso da Roma e Inter

Nicolò Barella ha stregato l’Inter e la Roma, che stanno facendo l’impossibile per portarselo a casa. È un centrale di centrocampo che può giocare in tutti i ruoli del centrocampo: mezzala, mediano, trequartista. Oltre ad una buona tecnica di base, la sua caratteristica principale è la cattiveria agonistica. Non molla mai, neanche un centimetro, e l’ha dimostrato ampiamente nelle sue 5 stagioni disputate a Cagliari, di cui è diventato capitano giovanissimo.

Gioca come un veterano pur essendo nato nel 1997. In questa stagione con il Cagliari ha segnato solo 1 rete, ma ha dispensato anche 3 assist, mentre con la nazionale maggiore è andato in rete contro la Bosnia e in Under 21 ha segnato al Belgio. L’impressione generale è che, una volta fatto il passo in una grande squadra, i suoi numeri sotto rete miglioreranno ulteriormente. Sicuramente Nicolò Barella è un giocatore da tenere sott’occhio e divertente da vedere.

 

4 Manuela Giugliano
di Lamberto Rinaldi

La chiamano Nuvola Rossa, come il capo indiano dei Teton Oglala, ma lei preferisce Gian Burrasca. “La somiglianza c’è, è vero” ammette con un sorriso in conferenza. Ma se Rita Pavone, e il protagonista del libro di Luigi Bertelli, erano indisciplinati e irrequieti, violenti e agitati, Manuela Giugliano, in mezzo al campo è l’esatto contrario. Ha solo 22 anni, tra l’altro neanche compiuti. Una cifra in meno rispetto al 23 che indossa sulle spalle della sua casacca azzurra. L’Italia femminile che ha stupito e fatto innamorare gli appassionati (e non solo) ha anche il suo volto. E il suo piede.

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L'assist di Giugliano per Galli

Perché quello che stupisce di Giugliano è un’intelligenza tattica fuori dal comune, una capacità di fare sempre la scelta giusta con la sfera, una lucidità e una precisione unica. Stesse caratteristiche del suo idolo, Andrea Pirlo. “Mi ci rivedo molto in lui, ad oggi, nel ruolo che sto facendo. Mi rivedo in lui soprattutto nell’ultimo passaggio che ha fatto”. Ovvero quello che ha spalancato la porta della Giamaica a Galli. Siamo già sul 4 a 0 per l’Italia quando Giugliano fa partire un passaggio filtrante clamoroso, “a terrific ball” come la definisce il commentatore di Fifa.tv. Un assist che sembra il segno del coltello che scava la superficie di una Nutella appena aperta. Delicato, affamato. E poi spietato.

Manuela Giugliano, appena 160 cm per neanche 50kg, è un concentrato di idee e di potenza, di illuminazione e tecnica. Pochi minuti prima, sempre con la Giamaica, aveva messo a segno un altro assist. Mase dopo sceglierà la via rasoterra, stavolta sceglie quella area. Fallo laterale azzurro nei pressi dell’area gialloverde, la palla arriva alla centrocampista del Milan che impiega una frazione di secondo per calciare la palla in area, disegnando una traiettoria impossibile. Troppo strana per essere letta dai difensori, troppo alta per essere presa dal portiere, troppo precisa per non essere mandata in rete da Giarelli.

Highlights della gara dell'Italia Femminile. Per chi ha commesso l'errore madornale di non vederla

Era solo questione di centimetri. Gli stessi che, contro l’Australia, non hanno permesso a Sabatino di continuare la sua esultanza. Lo sguardo, e il piede, creatore erano ancora quelli di Giugliano. 82esimo minuto, ancora 1 a 1, palla sulla trequarti, il numero 23 vede uno spazio alle spalle della linea australiana. E’ un invito a nozze. La palla schizza, Sabatino si getta, prende il palo e poi segna, ma per l’arbitro è fuorigioco.

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Ennesimo assist di Giugliano

Poco importa, perché poco dopo Bonansea metterà le cose apposto. E poco importa anche se con l’Olanda è arrivata l’eliminazione dal Mondiale Femminile. In Italia è esploso il calcio femminile. E anche Giugliano ha acceso la miccia.

5 Luis Muriel
di Alberto Petrosilli

La prima volta che lo vidi rimasi folgorato.

Osservando quelle gambe guizzare come trottole e quegli scatti in allungo ho pensato immediatamente fosse il nuovo Ronaldo. E non quello fake, il Cristiano pomatato della Juventus, ma quello vero: Luiz Nazario. Avevo rivisto in questo giovane colombiano di belle speranze, baricentro basso e quadricipiti forti, il barlume di classe purissima mista ad una forza devastante che tutti riconoscevamo all’ex Real Madrid. Luis Muriel. Questo il nome dell’imberbe seconda punta che mi fece innamorare quando si impose all’attenzione mediatica sportiva con la maglia del Lecce.


Lo scatto di Muriel

 

Craque potenziale, divenne in poco tempo un giramondo del pallone: Lecce appunto dopo una breve parentesi all’Udinese, esplosione alla Sampdoria, cessione al Siviglia, breve gita a Firenze ed ennesimo ed ultimo trasferimento all’Atalanta. Potremmo racchiuderla tutta qui l’indolenza del colombiano, talmente più bravo degli altri da credere di poter girare il mondo senza curare più di tanto il suo peso forma. Altra similitudine con Ronaldo: la scarsa cura della forma fisica. Negli anni, parlando di questo straordinario talento, mi sono convinto sempre più che finché Luis Muriel non scopre le migliori pasticcerie delle città in cui milita, può letteralmente vincere da solo le partite. Capire il gioco prima degli altri, inventarsi soluzioni balistiche che di normale e scontato poco hanno, inebetire i diretti avversari con finte inarrivabili per la mente di noi comuni mortali.

Alla soglia dei 30 anni, Luis ha scelto Bergamo e il panorama della Champion’s per cercare di abbandonare definitivamente la figura del fanciullo immaturo e abbracciare quella del fuoriclasse a tempo pieno. Ci riuscirà? Io me lo auguro. A Gasperini e ai posteri l’ardua sentenza.

 

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