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Il ritorno del figliol prodigo.

Il ritorno del figliol prodigo.

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Queste parole della canzone “Amici Mai” di Antonello Venditti sembrano scritte appositamente per il ritorno di Leonardo Bonucci alla Juventus. Bonucci che con la Juventus aveva interrotto la sua storia d’amore un anno fa, anzi anche prima visti gli screzi interni con la punizione dell’ormai celebre sgabello di Oporto, della presunta lite nell’intervallo della finale di Champions League di Cardiff contro il Real Madrid e del rapporto incrinato con mister Max Allegri. La vita è strana e imprevedibile ma in un ritorno di Bonucci in maglia bianconera neanche il più folle scommettitore inglese avrebbe scommesso un euro anzi una sterlina. Se c’è stato questo ritorno alle origini è tutto dovuto all’effetto CR7, perché quel portoghese così forte in campo è capace di spostare gli equilibri ovunque e condizionare tutto ciò che lo circonda come testimoniano le migliaia e migliaia di magliette sue vendute e addirittura le quotazioni del fantacalcio cresciute vertiginosamente e che hanno fatto aumentare i prezzi dei vari Icardi, Immobile, Dybala. Sicuramente senza Ronaldo in bianconero non si sarebbe potuto concretizzare questo clamoroso ritorno di Bonucci perché innanzitutto l’umore della piazza sarebbe stato negativo con possibili veementi proteste da parte dei tifosi bianconeri, ma con l’acquisto del miglior giocatore del mondo anche un po’ di amaro diventa dolce; dolce perché non si parla di un giocatore di livello basso ma di un difensore capace di formare con Giorgio Chiellini una super difesa. Seppur molti tifosi di fede bianconera sono contrari sia per quanto accaduto un anno fa e sia per le modalità di ritorno del difensore ormai ex capitano milanista, visto che la Juventus ha dato in cambio Mattia Caldara giovane di belle speranze e futuro della nazionale c’è un perché che si riassume in due parole: Champions League. La Juventus che è stanca di vincere solo in Italia vuole tornare ad alzare la coppa dalle grandi orecchie che manca dal lontano 1996 e vista l’età di Ronaldo non può mica attendere che Caldara maturi e diventi un top, perché attualmente non lo è ma potrebbe diventarlo nel giro di 3-4 anni e anche a livello economico l’operazione ha una quadratura perché Caldara senza aver giocato una partita in bianconero viene venduto a 40 milioni (scambio alla pari con Bonucci valutato anch’egli 40) dopo che la Juventus lo aveva acquistato per 15 milioni e ovviamente con la recompra o se magari invece di Caldara veniva ceduto Daniele Rugani che ha dimostrato di non essere un top sarebbe stato molto meglio ma come si sa, nessuno regala nulla soprattutto nel mercato e quindi il sacrificio Caldara è mirato. Ma attenzione perché la Juventus è si una delle favorite a vincere la Champions ma non è obbligata a vincerla perché ci sono squadre come il Psg che spendono milioni su milioni con giocatori top ma che non la vincono poi e chi l’ha vinta e chi ne capisce di calcio sa che in Europa ci vuole bravura, mentalità ma una cosa fondamentale, il fattore C (CU..) perché un episodio a favore o sfavore può cambiare la stagione e persino la carriera di un giocatore o di una squadra e il delitto perfetto sarebbe un gol di Bonucci in finale Juventus-Psg contro l’amico Buffon con la Juventus campione d’Europa, in quel caso i tifosi bianconeri dimenticherebbero l’esultanza di Bonucci allo Stadium di qualche mese fa contro la curva bianconera ma realisticamente parlando già tra qualche mese probabilmente si ricomporrà la frattura. Bentornato a casa Bonny.

Non suonano spesso i campanelli d'allarme dalle parti di Vinovo. Ma quando succede vengono spenti in fretta. Chiedere a Massimiliano Allegri, tecnico artigiano, capace di plasmare e modellare le sue squadre e il suo materiale calcistico.

Chiedere, soprattutto, alla linea difensiva della Juventus, finita sul banco degli imputati ad inizio stagione, etichettata come finita, orfana del perno fondamentale Leonardo Bonucci, con innesti non adeguati. Difesa bollita, squadra arrivata alla frutta, con Inter e Napoli praticamente ad un passo dallo scudetto. Allegri non si è scomposto e ha risposto sul campo. Prima quello d'allenamento, poi quello della partita.

C'è un prima e un dopo nella stagione della Juventus. Ed ormai consolidato come la cesura sia la partita contro la Sampdoria, persa per 3-2. 14 gol subiti in 13 partite disputate fin a quel punto. Poi, la svolta. Appena 1 nelle restanti sei del girone d'andata, in un filotto di partite dove capitarono gli scontri diretti con Inter, Napoli e Roma. Cosa è cambiato allora? Le chiavi di lettura sono due e coincidono con il ritorno ad ottimi livelli di due giocatori ora fondamentali: Mehdi Benatia e Blaise Matuidi. 

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Un paio di numeri, in maniera prelimare, sul rientro e l'evoluzione della Juventus con Benatia. Con l'ex Roma e Udinese in campo appena 3 gol subiti in 9 incontri di campionato (3 in 3 di Champions, ma pesa il 3-0 contro il Barcellona), vale a dire 7 clean sheet. Il miglioramento è però esponenziale dopo la 13esima giornata: Allegri ha usato ancora l'arma della panchina per recuperare mentalmente e atleticamente un giocatore non ancora pronto. Innanzitutto dal punto di vista fisico: basta una contusione alla caviglia per mandarlo ai box cinque partite. Smaltiti i fastidi e assimilati i dettami tattici, Benatia si è preso la difesa a suon di prestazioni. E di gol, suo vecchio vizio, uno dei quali decisivo proprio contro i giallorossi. Primo per intercettazioni a partita (2.8) secondo per rinvii dalla difesa con 4.8 a gara in 810'. Primo è Chiellini, con 5.1 ma in 1260'. 

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Ma non sono le individualità la vera forza della fase difensiva juventina. È il collettivo, il movimento totale. L'ultimo tassello che mancava, nel centrocampo di Allegri, era un calciatore con le caratteristiche di Matuidi. Agile, tecnico, da legna e da corsa. Fondamentale per gli equilibri in fase di non possesso con la Juventus che si trasforma in 4-4-2 o in 4-5-1: vedere per credere le chiusure del francese su De Silvestri nel derby di Coppa Italia. Era lui il primo ad aprirsi, ad occupare tutto il campo e non dare sbocchi alla manovra granata. 

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A proposito di movimenti e di spazi. Prendendo come riferimento i tre big match contro Inter, Napoli e Roma possiamo vedere come Allegri abbia saputo plasmare i suoi uomini e i suoi movimenti sulle caratteeristiche dell'avversario. Contro Perisic e Candreva, così come contro Perotti ed El Shaarawy, c'era da chiudere le corsie laterali: la ricetta è un 4-3-3 con Cuadrado e Mandzukic in attacco, pronti a raddoppiare sulle fasce, con Khedira da un lato e Matuidi dall'altro a occupare la parte interna dello spazio di gioco. Nelle due partite sono cambiati i due esterni bassi: a sinistra Asamoah contro l'Inter, Alex Sandro contro la Roma, a destra De Sciglio contro i nerazzurri, Barzagli contro gli uomini di Di Francesco. Un falso terzino insomma, bloccato, capace di aspettare Perotti e non lasciarsi superare. Una difesa che ricorda quella a "3 e mezzo" di Spalletti a Roma lo scorso anno, con Rudiger e Juan Jesus centrali mascherati da laterali. 
Contro il Napoli cambia ancora: serve densità in mezzo al campo. Via Cuadrado e Mandzukic, dentro Dybala e Douglas Costa, abili (soprattutto il secondo) ad accentrarsi e a rientrare. 

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La trasformazione è servita allora. E la difesa ritrovata. Intanto, in panchina, c'è chi prende appunti. è Rugani. 1190 minuti per lui finora. Il futuro porta il suo nome, insieme a quello di Caldara. Ma questa è un'altra storia

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