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Il calcio volta pagina. Almeno per quanto riguarda il Pallone d’Oro. Cristiano Ronaldo sconfitto, Lionel Messi pure. E intanto, France Football, apre al calcio femminile: Ada Hegerberg dell’Olympique Lione è la prima calciatrice sul tetto del mondo.

Elia Gorini, giornalista di San Marino RTV e giurato per il Pallone d’Oro, ha parlato di tutto questo ieri sera ai microfoni della trasmissione Super Santos – Active Webradio. Ecco le sue parole.

 

È finita un’era calcistica con la vittoria di Luka Modric?

Direi proprio di sì dopo 10 anni di duopolio completo si arriva ad un cambiamento epocale, poi bisognerà capire se è soltanto un anno che farà da spartiacque per una nuova decade di successi targati Messi e Ronaldo ma quello di quest'anno è stato un anno importante.

Te Elia per chi hai votato?

Ho votato per Antoine Griezmann davanti a Cristiano Ronaldo e Luka Modric. Ogni giurato deve esprimere 4 preferenze, il quarto era Kylian Mbappè e il quinto, sempre per me, Mohammed Salah.

Molti hanno parlato della “sconfitta” di Cristiano Ronaldo come di una sconfitta politica, visto il differente peso che a livello europeo hanno Juventus e Real. Secondo te, fosse rimasto in Spagna, il portoghese avrebbe continuato a vincere?

Questa è una curiosità di molti, io sinceramente non lo credo. Alla fine Modric ha vinto anche il premio Best player della Uefa e della Fifa, quindi c'è una sorta di coerenza anche nei premi precedentemente assegnati. Ricordo che il premio della Fifa è assegnato dai giornalisti, dai CT e dai capitani delle Nazionali, mentre il premio di France Football è legato solamente ai giornalisti. Non mi stupisce la vittoria di Modric. Io non l'ho votato per primo sinceramente perchè ritengo che nell'anno del Mondiale vada considerato il peso di questa competizione, anche perchè France Football fornisce dei criteri da seguire: criteri individuali, di squadra, il fairplay e la carriera del giocatore. Griezmann ha vinto la Coppa del Mondo, ha segnato in Finale, oltretutto ha vinto con l'Atletico Madrid anche l'Europa League, secondo me poteva veramente essere l'anno di Griezmann, tra l'altro anche Paolo Condò ha votato Griezmann.

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Ci sono stati dei voti a sorpresa?

Si, i voti funzionano molto per componente geografica. C'è la fazione latina che tifa più per Messi, in Africa ha ottenuto molti voti Cristiano Ronaldo, le isole del Pacifico hanno votato di più per Modric. Spulciando tra i voti ho visto anche la Repubblica Centrafricana che ha votato Benzema, che nonostante abbia raccolto diversi voti non è riuscito ad entrare tra i primi cinque.

Oltre a Modric però è stato assegnato anche il primo Pallone d’Oro femminile, dove ha vinto la norvegese Ada Hegerberg. Che cosa ci puoi dire di questa calciatrice?

Si è stata un'edizione storica perchè France Football ha aperto anche al calcio in rosa. Giustamente, aggiungo io. Noi di San Marino RTV, come tv di Stato, siamo molto impegnati perchè da 6 anni realizziamo un programma interamente dedicato al calcio femminile. Il premio ad Ada Hegerberg è strameritato, parliamo di una calciatrice che ha vinto con l'Olympique Lione le ultime tre edizioni della Champions League femminile, è stata capocannoniere della scorsa edizione. Io l'ho vista giocare anche dal vivo quando la squadra francese ha vinto la Coppa Campioni nella finale giocata in Italia, al Mapei Stadium di Reggio Emilia, dove la Hegerberg mise la sua firma. Credetemi, è veramente molto forte.

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Juventus, Milan, Roma, sempre più società stanno creando la squadra femminile. Com'è lo stato di salute del movimento femminile e come sta andando la Serie A?

Il Milan di Carolina Morace sta facendo molto bene ma credo che, alla lunga, dovrebbe venire fuori anche la Fiorentina, che ha speso molte energie per la Champions finora. Il Milan partiva da una base importante, ha acquisito il titolo del Brescia femminile, che l'anno scorso ha perso lo spareggio vittoria contro la Juventus di Sara Gama. C'è quindi una basa di giocatrici molto forti, uno zoccolo duro importante, il tecnico Carolina Morace ovviamente non la scopro io, è un ex giocatrice e un tecnico molto preparato. Il Milan può fare molto bene, a Sabatino e Zacinti ha aggiunto Raffaella Manieri, che ha vinto con il Bayern Monaco anche un paio di scudetti e lo scorso anno giocava a Ravenna. C'è una bella base. Milan, Juventus e Fiorentina si giocheranno lo scudetto ma una menzione particolare la merita il Florentia, società neopromossa che è partita da lontano e in 4 anni è arrivata in Serie A e sta facendo un supercampionato.

C’è ancora un vuoto normativo nel mondo sportivo al femminile, secondo te cosa si dovrebbe fare?

Il problema è tutto di compensi: il calciatore uomo fa il professionista, la calciatrice donna non se lo può permettere, perchè gli stipendi non sono equiparati. Ovviamente non si può ambire subito a stipendi milionari, ma almeno creare una base per permettere alle calciatrici di potersi dedicare a tempo pieno al proprio sport. Anche perchè non c'è differenza tra l'impegno maschile e femminile: la Juventus, campione d'Italia in carica, si allena due volte al giorno. Oggi però non si può parlare di professione. C'è differenza tra maschile e femminile e non riguarda solo il calcio, ma tutto lo sport.

Qualcosa però si sta muovendo, Sky ad esempio ha acquistato i diritti televisivi per le loro partite. La visibilità è senza dubbio positiva.

Noi l'abbiamo fatto per 6 anni e siamo contenti che ora anche Sky abbia intrapreso questa strada. Noi, come San Marino RTV, abbiamo fatto da apripista e più reti si occupano di calcio femminile meglio è.

Cosa ti senti di dire a chi non si è mai avvicinato al calcio femminile?

Per guardare il calcio femminile bisogna avere molta umiltà, nel senso che è evidente che l'approccio al calcio maschile sia diverso rispetto a quello femminile. Io faccio sempre un esempio: i 100 metri corsi dagli uomini alle Olimpiadi sono diversi dai 100 metri femminili, questo perchè c'è una struttura fisica diversa. Il calcio femminile ha un vantaggio rispetto a quello maschile: le prime hanno più voglia di apprendere rispetto ai secondi, questa è una cosa che ho imparato in questi anni che lo seguivo da vicino. C'è una grande attenzione al gesto atletico, si vedono gol di grande levatura. E soprattutto ci sono tanti allenatori uomini che, partiti dal calcio maschile, una volta arrivati a quello femminile non sono più tornati indietro.

Ieri al Quirinale erano ospiti calciatori e calciatrici della Nazionale italiana di Calcio in occasione dei 120 anni della Figc. Durante la cerimonia ha parlato anche Sara Gama, capitano della Juventus Women e difensore della nazionale. Nata a Trieste il 27 marzo 1989, da padre ivoriano e madre triestina, quest'anno in occasione della Giornata Internazionale della donna, è stata inserita da Mattel, casa produttrice di giocattoli statunitense, tra le 17 personalità femminili internazionali, e unica italiana "che hanno saputo diventare fonte di ispirazione per le generazioni di ragazze del futuro" e per questo gli è stata dedicata una Barbie.

Queste le sue parole al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella:

Buon pomeriggio Signor Presidente.
A nome di tutte le calciatrici italiane, La ringrazio per averci voluto qui oggi con Lei per celebrare insieme questo significativo momento del calcio italiano ed è una gioia per noi condividere questo momento con i nostri colleghi.
Credo che per noi donne questi 120 anni di calcio siano stati vissuti in maniera diversa. Il calcio è nato molto tempo fa e anche quello praticato dalle donne ha mosso i suoi primi passi non molto tempo dopo quello degli uomini, ma il percorso delle due realtà di questo sport è stato molto diverso e la nostra disciplina ha faticato a decollare e a vedersi riconosciuta una sua dignità. Per questo ci piace pensare anche che il nostro calcio sia piuttosto giovane e tutto sommato dare 120 anni a delle donne penso che non sia proprio il massimo!
Mi permetterete di dirvi quello che pensiamo veramente riguardo la nostra età e il nostro tempo.
Io e le mie compagne abbiamo la fortuna qui oggi di poter festeggiare noi stesse, i nostri sogni e chi ci ha aiutato sin qui a realizzarli.
In questi ultimi anni il calcio femminile sta finalmente vivendo un momento di grande crescita nel nostro Paese. Siamo entrate nel mondo dei club professionistici maschili che ci danno un'enorme possibilità di allenarci e praticare al meglio il nostro sport. Ce ne sono altri, quelli dilettantistici, che ancora costituiscono lo zoccolo duro del nostro piccolo sistema-calcio, senza la passione e dedizione dei quali oggi non saremmo approdati a lidi per noi prima solo immaginati. Grazie alla sinergia tra tutti questi e alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che da sempre con le sue Nazionali ci permette di fare esperienza al massimo livello calcistico e che da tre anni a questa parte ha avviato una serie di riforme che ci valorizzano, tanta gente ora ci conosce e sa che il prossimo anno andremo ad affrontare un Mondiale conquistato sul campo con un percorso strepitoso, dopo 20 anni in cui l'Italia mancava dalla massima competizione calcistica mondiale.
Molti non conoscono però i sacrifici che abbiamo fatto quando eravamo bambine, semplicemente per riuscire a praticare lo sport che amiamo, e quelli profusi negli ultimi anni anche fuori dal campo perché ci venisse riconosciuto il nostro spazio e la possibilità di esprimerci al meglio.
Per me e le mie compagne oggi è una festa. Molte di noi sono state presenti su molti fronti negli ultimi tre anni e sono testimoni - soprattutto a se stesse - di quello che è stato un primo viaggio alla ricerca della nostra dimensione.
Noi sappiamo che oltre ai valori sportivi e alla nostra competitività, alla voglia di dare il meglio in campo spinte dalla nostra passione e dal desiderio di rappresentare al meglio il nostro Paese, abbiamo avuto una forza in più che ci ha mosso con moto costante, la forza che solo la capacità di sognare qualcosa di più grande ti può dare. Questa forza è il coraggio di pensare di poter cambiare il volto del nostro sport in Italia, fare conoscere il nostro splendido mondo a tutti gli italiani, soprattutto alle bambine italiane, creare per loro dei nuovi modelli a cui potersi ispirare e tracciare una strada meno impervia per il loro futuro.
La condivisione di gioie e dolori su questo percorso ci ha portato ad un Mondiale - il nostro Mondiale! - quello che oggi diventa il primo passo sul cammino di crescita della nostra disciplina in Italia e, perché no, in tutto questo non vi nascondo, ci siamo tolte qualche soddisfazione come quella di oggi.
Verso chi tre anni fa ci avesse detto che oggi saremmo state qui, nella casa del Presidente della Repubblica Italiana, avremmo rivolto uno sguardo come quello che si riserva, o riservava, ad una donna con le scarpette da calcio addosso.
120 anni, un tempo differente per noi, un tempo relativo.
Ora sapete cosa io e le mie compagne siamo venute a celebrare qui oggi e comprenderete meglio la nostra emozione e gratitudine per quest'opportunità che ci ricorda chi siamo, da dove veniamo e soprattutto dove stiamo andando con tutte le nostre forze"

Il caos oltre la siepe

Ma che bella la Serie A: Ronaldo alla Juventus, le milanesi che ricominciano a spendere e i milioni che tornano a girare. Tutto molto bello, ma basta alzare un po' il tappetto per scoprire che sotto non c'è solo un po' di polvere ma una vera e propria tempesta.

Oltre la siepe che racchiude l'oasi felice della Serie A, il sistema calcio italiano è nel caos più totale.

Come ogni estate nelle leghe minori abbiamo assistito ad una moria incontrollata di società che non sono più in grado di sostenere costi elevati senza adeguati ritorni. Ma se gli anni scorsi si era riusciti a mettere qualche pezza, quest'anno la situazione si è fatta più complicata. In Serie B, ben tre società storiche come Bari, Cesena e Avellino non sono riuscite a iscriversi e dovranno ripartire dai dilettanti, in Serie C non ce l'hanno fatta Fidelis Andria, Mestre e Reggiana, mentre il Bassano si è fuso con il Vicenza. Pronti dunque i ripescaggi: per la C ecco Cavese, Imolese e Juventus U23, la prima e finora unica squadra riserve ammessa dopo la riforma voluta dalla FIGC lo scorso anno.

Per la B invece... nessuna, niente ripescaggi. È questa la decisione a cui è giunta la Lega B dopo che la situazione si era ingarbugliata più di quanto non lo fosse. Inizialmente infatti per il ripescaggio sembravano in vantaggio Ternana, Pro Vercelli e Virtus Entella, ma una decisione del TFN, il tribunale federale, ha ribaltato tutto, annullando la norma che prevedeva l'esclusione dalle graduatorie per i ripescaggi delle squadre con provvedimenti giudiziari o finanziari a loro carico negli ultimi 3 anni.

Ecco così che sono balzate in testa Catania, Novara e Robur Siena. Le altre squadre ovviamente non sono rimaste a guardare annunciando il ricorso e così tra marce indietro e contro ricorsi la data per una decisione finale si è vista slittare fino al 7 settembre. La Lega B ha quindi deciso di sua iniziativa di sospendere i ripescaggi e stilare un calendario a 19 squadre, con il Coni che però ha avanzato più di qualche dubbio sulla liceità della decisione.

Nel frattempo anche la lega C è in attesa di scoprire se deve sostituire altre squadre o no, perciò ha rimandato l'inizio del campionato a settembre, con in vista anche un possibile sciopero dell'asso-calciatori.

Se guardiamo al calcio femminile poi la situazione non è più rosea: sebbene ci sia finalmente un deciso interesse da parte dei club maschili che stanno puntando sulle ragazze iscrivendo una loro sezione nel campionato di categoria, unito al successo della nazionale che è riuscita a qualificarsi ai Mondiali vincendo tutte le gare del proprio girone di qualificazione, al livello istituzionale è di nuovo caos. La gestione del campionato infatti è tornata alla Lega Dilettanti, dopo che negli ultimi anni era stata in mano alla FIGC, che ha presentato ricorso e anche qui il rischio sciopero è concreto.

Insomma la Serie A si appresta ad iniziare ma le fondamenta non sono così solide e senza un adeguato intervento di consolidamento l'intero palazzo rischia di crollare. In attesa di un ingegnere, godiamoci Cristiano Ronaldo e facciamo finta di niente.

Internazionale

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