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Sempre ci resterà Cavani

Gli scherzi, o meglio i giri del destino percorrono un eterno circolo vizioso che in un loop accecante condiziona i cuori. La suggestione estiva di un ritorno di Edinson Cavani a Napoli, tornata a bussare alla porta dei sogni per la seconda volta dopo l’addio del Matador nel luglio 2013, fa parte di questi giri diabolici impossibili da controllare. Nei giorni caldi dello scorso mercato, vivendo un déjà - vu di due estati prima, in tanti avevano sognato che il rientro dell’uruguaiano dalle vacanze avvenisse a Capodichino e non a Charles de Gaulle. Le intenzioni del calciatore c’erano, ma a mancare era la base di uno stipendio improponibile per le casse azzurre. Per cui, oltre all’assenza di un importante coup de théâtre le emotive corde vocali dei tifosi azzurri scioglievano lentamente in gola l’euforia di un fuoco che avrebbe avvampato il San Paolo e i dintorni. Perché il miglior bomber per percentuale realizzativa della storia del Napoli resterà tale per molto tempo. Perché le sue dichiarazioni d’amore verso la città e la squadra riecheggiano tutt’oggi fino alla cima del Vesuvio. Perché un sudamericano come lui sul Golfo si sente più a casa che nelle borghesi periferie parigine.

Eppure, le bizze del destino si sono adoperate per far sì che il ritorno del Matador a Napoli diventasse realtà. E lo hanno fatto sotto forma del più classico degli eventi diretti dalla fortuna: un sorteggio. Cavani potrà così approfittare del quarto incontro del girone di Champions League previsto per il 6 novembre prossimo per far visita ai suoi due figli partenopei Lucas e Bautista, che forse per la prima volta non sapranno per chi tifare sugli spalti del San Paolo. Il ritrovo tra lo stadio di Fuorigrotta e l’uruguaiano era avvenuto già nell’estate 2014, e nonostante la poca intensità che sprigionava l’amichevole estiva del momento una parte dei tifosi non lesinarono fischi al Matador, che non rispose e tenne botta. La prossima volta sarà diverso. Cavani guarderà negli occhi lo stadio dove è iniziata la sua trasformazione in attaccante completo, quell’assemblamento tra killer d'area di rigore e il podista che lo ha proiettato nel gotha dei bomber mondiali. E in quella serata non ci sarà spazio per il ricordo, né tantomeno per l’indulgenza. Il San Paolo vorrà vincere, e Cavani anche.

A Napoli, terra dove si guarda spesso al passato e dove non esistono le mezze misure, quella sera i tifosi saranno combattuti. Perché anche se ora è lontano, i cuori azzurri palpitano dicendo: “Sempre ci resterà Cavani”.

Pessimismo cosmico

Se il simbolo del Napoli è un ciuccio, ci sarà un motivo. In realtà agli albori della storia azzurra, si trattò di un declassamento del cavallino sul primo scudo della SSC Napoli, in seguito a una serie di stagioni poco fortunate. Il peccato originale del vittimismo e dell’autolesionismo vive, dunque, in ogni tifoso della società partenopea, un popolo da sempre orfano di Re e ancora troppo nostalgico dei pochi anni in cui Diego Maradona prese il potere surclassando San Gennaro e Masaniello.

L’estate nella quale l’addio di Sarri, Reina e Jorginho, in contemporanea all’arrivo di Ancelotti, ha smosso le tettoniche presenti alle falde del Vesuvio, è quella tipica scossa di assestamento necessaria per raggiungere un nuovo equilibrio. Via il virtuosismo e lo specchiarsi nel bel gioco e benvenuti alla mentalità vincente e alla concretezza. O almeno così dovrebbe essere dopo la decisione di puntare su uno degli allenatori più titolati della storia. Eppure, a molti non va bene niente. L’Apocalisse (rigorosamente in maiuscolo) sembra essere approdata al San Paolo per stravolgere tutto. Fino ad ora è vero che i soliti cerotti applicati dal comune su una struttura vetusta e (de)cadente non depongono bene. È anche vero che il Napoli ha perso due fonti di gioco e che è un cantiere aperto. È verissimo che di acquisti di campioni affermati o di Deux Ex (il gioco di parole è voluto) Machina come Cavani non si è registrato. Eppure, il pessimismo cosmico sembra avvolgere totalmente l’ambiente, anche a causa delle sconfitte per 5 a 0 contro il Liverpool e per 3 a 1 contro il Wolfsburg.

Nulla di nuovo, in fin dei conti. Siamo a Napoli, capitale mondiale della sceneggiata, degli strepiti e dell’insoddisfazione. Dove il grigio non esiste se non quando piove. E tutto è nero o è bianco, ma mai insieme. Il campionato deve ancora iniziare e gli scenari più disperati sono già stati messi in conto. In molti hanno già indossato il paracadute prima di iniziare il decollo, rischiando di restare asfissiati dal gonfiore dello stesso. Quel che non è ancora chiaro nella piazza è che occorrerà avere pazienza. Il jogo bonito sarriano è finito. O meglio, si è trasferito a Londra. Al San Paolo, o quel che ne resta, è arrivato Ancelotti. E grazie a lui sono rimasti quasi tutti i migliori. I bilanci, societari a parte, meglio farli a maggio.

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