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Aprile è terminato da poco ed è stato, senza ombra di dubbio, il mese dell’Ajax. Per voler essere precisi, a prescindere da come andrà a finire il loro cammino in Champions League e in Eredivise, questa è la stagione dell’Ajax: 160 gol fatti tra coppe e campionato in cui Dušan Tadić, da solo, ha fatto 34 gol e 21 assist. Sono numeri che permetterebbero anche a un alieno di comprendere la straordinarietà di questa squadra nel contesto calcistico europeo. La rosa di Ten Hag ha una serie di giocatori che la rendono peculiare agli occhi di tutti e che in quest’ultimo periodo hanno dato sfogo alla loro creatività per farci innamorare un po’ di più di quei colori che dai tempi di Cruijff emozionano adulti e bambini. Prendendo solo le partite giocate ad aprile, i “Lancieri” (un modo di chiamarli tutto italiano, dovuto a una pubblicità di Carosello) hanno dimostrato di essere degni del loro vero soprannome “Figli degli dei”, perché hanno messo insieme una serie di azioni e giocate che potrebbero riempire interi video di YouTube con il titolo “Ajax 2018-19 Best Goals and Skills”. Tra queste, quattro sono quelle che meriterebbero di più un posto nella compilation. 

 

L’azione contro il Tottenham nella semifinale di andata

 

 

Poco dopo il gol del vantaggio, firmato Donny van de Beek, l’Ajax costruisce un’azione che mette in evidenza le caratteristiche migliori del marcatore e l’importanza del terzino nelle loro meccaniche di gioco. Infatti, Tagliafico riceve palla in posizione molto avanzata dall’altro lato del campo rispetto al pallone, che si trovava tra i piedi di Ziyech. Passa poi la palla a van de Beek, che con una finta la fa scorrere fino a Tadić e nel frattempo si inserisce in area di rigore mettendo Alderweireld fuori dai giochi. A quel punto il serbo gli restituisce la palla e lui, ingolosito dalla possibile doppietta, tira in porta evitando l’assist per Neres. Sarebbe stato un bellissimo gol, che avrebbe premiato la capacità di van de Beek di creare linee di passaggio e spazi che favoriscono il gioco di Ten Hag.

 

La risalita del campo contro la Juventus nei quarti di finale

 

 

Questa è quella che ha girato di più sui social network. Prima di far arrivare Ziyech alla conclusione, l’Ajax passa la palla 13 volte con 8 giocatori differenti in soli 23 secondi, riuscendo a risalire l’intero campo partendo da Onana. Frenkie de Jong fa la cosa più bella: con l’esterno del piede, spalle all’avversario, passa la palla a Schøne ed evita la pressione di Matuidi. Avanzando sempre sulla fascia destra, Ziyech prende l’iniziativa e sposta l’azione verso il centro del campo, portando la pericolosità della squadra verso la porta. L’apporto di Tadić e il tacco di Neres amplificano negli occhi dello spettatore quella sensazione di confusione orchestrata, di caos organizzato. In quel momento il compito dell’Ajax è compiuto. 

 

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L’uscita dalla pressione avversaria di Frenkie de Jong

 

 

L’Ajax è una delle migliori squadre d’Europa nell’uscita palla al piede dal pressing avversario. La chiave tattica che glielo permette ha un nome: Frenkie de Jong. La sua capacità di giocare spalle all’avversario, di abbassarsi sulla linea difensiva mentre i centrali si allargano e la freddezza con cui riesce a girarsi e a cercare la linea di passaggio ottimale, sono le armi in più che hanno affascinato il Barcellona di Valverde. In questa occasione, in Eredivise, compie un errore gravissimo, non riuscendo a confondere l’avversario con una finta di corpo. Capisce che non può scegliere nessun lato e cade a terra, dove però non cede il possesso del pallone mettendosi con il corpo tra questo e l’attaccante. Con un gesto atletico complicatissimo, ma soprattutto rischioso per la sua squadra, riesce ad alzarsi e a portare a termine il suo obiettivo: far risalire la squadra palla al piede. Ci riesce ed è proprio lui a condurre l’azione fino alla fine, sovrapponendosi a Tagliafico dopo una corsa a tutto campo. 

Il movimento da giocatore di football di Hakim Ziyech

 

 

Hakim Ziyech ci ha abituato a delle invenzioni pazzesche palla al piede. In questo caso, però, ha messo in mostra tutto ciò che dovrebbe fare un attaccante centrale quando la palla arriva dall’esterno del campo, esagerando anche un po’. L’Ajax arriva in porta con tanti giocatori differenti e questo ha indotto ogni componente della rosa, soprattutto quelli offensivi, a imparare a gestire ogni zona del campo con le qualità giuste nel momento giusto. In questo caso Ziyech entra dentro l’area di rigore del Vitesse e fa un movimento da MVP di NFL, ruotando attorno al difensore avversario che inevitabilmente manca l’appoggio e cade a terra. Indovina tutte le tempistiche, calcola il momento in cui il pallone sarebbe arrivato nella sua zona e mette in porta un fantastico gol. 

Una splendida banda di sfrontati

L’estate scorsa, durante un barbecue, un amico olandese vedeva in streaming il secondo turno preliminare di Champions League nel quale era impegnato l’Ajax contro lo Sturm Graz. Mentre sfilava il coltello tra una salsiccia e un’altra, Cris mi avvertiva sulle potenzialità dei lancieri, squadra di cui sapevo poco, memoria storica a parte. Approdare alla fase finale della Champions era il minimo per una società storica del calcio mondiale, pensai tra me e me. Nove mesi dopo, quell’accozzaglia di giovani guidata da un tecnico ignoto della quale mi ero colpevolmente preso beffa senza conoscerla è tra le prime quattro squadre d’Europa. Morsa dalla tarantola del gioco armonioso, la truppa biancorossa si è esibita in uno spettacolo pirotecnico in uno degli stadi più inespugnabili d’Europa. Giocando a un pallone che ha preso ormai i connotati di un calcio virtuoso, magari non totale come cinquant’anni fa, ma totalitario nell’imposizione del proprio gioco.

Non contenti dell’impresa di Madrid, dove hanno banchettato al tavolo di un Re decaduto e depauperato del suo miglior cavaliere, i giovani olandesi hanno riproposto un’esibizione piena di sfacciataggine, creatività, divertimento e concretezza. Non sono il bello vuoto. Non sono il riflesso sfocato nello specchio. Sono l’azzardo vincente e pulcro dell’unica proletaria seduta a un tavolo di aristocratici che non vuole alzarsi e continua a puntare i piedi. La giovane età dei suo componenti, però, non basta. Perché per uscire palla al piede in ogni situazione, cercare sempre il triangolo o riuscire ad imbeccare il compagno meglio piazzato serve la voglia di farlo. Quella mentalità che in pochi hanno in Europa, e che nessuno ha mai avuto allo Stadium, dove i ragazzi di ten Hag sono scesi in campo come se fossero stati nel parco dove si divertivano da adolescenti, senza però mai far prevalere l’egoismo sul collettivo. Con la paura giusta. Necessaria per diventare prodezza.

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La banda degli sfrontati è capitanata e impersonificata da Matthias De Ligt, con la fascia al braccio a soli 19 anni. Leader, goleador e primo pistone del gioco fluido dei lancieri, è stato lui ad affossare la Juve con un colpo di testa senza guardare ma sapendo dove arrivava il pallone. Svettando tra Rugani e Alex Sandro, il verginello con meno anni in campo ha firmato con le unghie una qualificazione storica. Non c’è da appellarsi alla poca competitività di un calcio italiano dove la Juve ha indebolito gli avversari in maniera sistematica. L’Ajax degli sbarbati ha dato una lezione di calcio all’Europa intera. In barba, in tutti i sensi, ai colpi di mercato da oltre cento milioni e ai palloni d’oro sfoggiati come medagliette sulla divisa da guerra. In campo il blasone non conta. Serve sbatterla dentro, meglio ancora se con la sfrontatezza dei ragazzini che prima ancora di lavorare si divertono. E vincono. Sorridendo. Come il mio amico che per Whatsapp mi scrive: "Te l'avevo detto".

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