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Una persona nuova

Ci sono partite che valgono più dei tre punti e della posta in gioco, più di una vittoria o di un passaggio turno. Ci sono partite che possono segnare una svolta, farti prendere una rivincita, rigenerarti. E questo derby cos’è?

Dimmi, cos’è?

La partita di sabato pomeriggio, due giorni dopo Natale, è una doccia fresca, una pioggia estiva dopo mesi di siccità e di magra, una tramontana che spazza via le nubi più scure. Può essere la partita della rinascita per una Roma forte, ma che ancora non sa di esserlo, rimasta incagliata tra le rimonte di Chievo e gli schiaffi di Bologna. La partita di sabato può essere quella che riconsegna ai suoi tifosi una squadra nuova, nuovi giocatori.

Che ci fai vivere e sentire ancora una persona nuova. 

È una persona nuova Lorenzo Pellegrini, l’eroe di un derby che neanche avrebbe dovuto giocare. Era stato tra i peggiori di questo avvio di campionato, era finito sulla graticola per le prestazioni scialbe delle ultime apparizioni. Guardatelo ora, spavaldo e fiero, astuzia e core, a recuperare e a spaccare. A segnare dando le spalle alla Curva Nord, senza guardarli, nella stessa porta dove Javier Pastore, per ben due volte, aveva segnato allo stesso modo. Colpo di tacco, stile giallorosso. Guardatelo come corre fino al limite dell’area per prendere la punizione del 2-1. Guardatelo come accarezza in testa a Fazio il pallone del 3-1. Lorenzo da Roma est, quarto figlio di Roma a segnare nel derby dopo Francesco, Daniele e Alessandro.

È una persona nuova quell’Aleksandar Kolarov che sbatte in porta la palla velenosa dell’ex. Al minuto settantuno. Un raggio di sole sessant’anni dopo Arne “Raggio di luna” Selmosson, l’unico, fino a ieri, a segnare nel derby con entrambe le maglie. Un novello Mosè, come fu Vucinic, che squarcia acque e barriere. Gente diversa venuta dall’Est, diceva che in fondo era uguale. No, non è uguale neanche per niente.

È una persona nuova Federico Fazio, l’emblema forse di questa Roma incompiuta e incomprensibile. Lento, confuso, in ritardo. Aveva consegnato a Immobile la palla del pari. Sembrava la disfatta, la spazza Fazio. Poi di nuovo la rinascita, la redenzione, sotto forma di una capocciata letale sotto l’incrocio.

È una persona nuova Davide Santon, che non giocava due partite in quattro giorni da anni. L’acquisto più bistrattato, fischiato ancora prima di scendere in campo, bollato già all’aeroporto. Una prestazione da incorniciare, di denti stretti e fitte alla milza. E forse, in fondo, è una persona nuova anche chi ha avuto il coraggio di metterlo in campo. Eusebio Di Francesco ha fatto le sue scelte: ha rinnegato il dogma del 4-3-3 per aprirsi al 4-2-3-1, ha mascherato Pellegrini trequartista, ha messo la difesa a 3 quando c’era da difendere. E ha vinto. Ha vinto la Roma.

E adesso il mister ha un patrimonio da difendere. La squadra forse non è guarita, l’amalgama forse è ancora tutta da trovare. Ma dal derby di questo 29 settembre in cui io non pensavo a te esce fuori una squadra unita, grintosa, decisa. Fatta di uomini e di persone. Nuove.

Vacanze da incubo

I ritorni sono sempre traumatici. Specie se dopo una disfatta mondiale, come successo a Fazio e all'Argentina. Specie se dopo una stagione giocata con l'acceleratore abbassato, come quella di Kolarov. Serve tempo a fisici possenti ed età importanti. E i due difensori romanisti hanno saltato, dopo gli impegni russi con le loro nazionali, tutta la prima parte di preparazione, quella di Trigoria, aggregandosi al gruppo solo negli States. "L'Atalanta nel primo tempo ha evidenziato questo ma non ho visto solo loro due poco brillanti - spiega Di Francesco in conferenza stampa proprio rispondendo ad una domanda su Fazio e Kolarov - Neanche Manolas è stato il giocatore che conosciamo ma è normale che chi abbia fatto il mondiale sia in ritardo di preparazione. Siamo solo alla seconda giornata. Sarebbe preoccupante se fossimo già in forma perfetta".

E la tournè non ha certo aiutato. Allenamenti frastagliati, prove importanti contro top club, continui cambi di sede "Può togliere qualcosa - ha risposto il mister - ma noi siamo stati fortunati perché abbiamo lavorato bene. Forse ci è mancata qualche partita in più". Non il posto migliore per riprendere lo smalto giusto e presentarsi all'inizio della stagione tirati a lucido. E le prime due partite ne sono la dimostrazione, drammatica e imbarazzante.

Basta prendere in analisi la prestazione contro l'Atalanta di Federico Fazio, protagonista in negativo in tutti i gol degli orobici. Nel primo, quello del tap-in di Pessina, si limita a guardare il marcatore che resta da solo al centro dell'area per ribadire in rete. Nel secondo, il primo di Rigoni, vede scorrere la palla a pochi metri da lui, senza accennare un minimo tentativo di intercettazione. Nel terzo, si fa portare a spasso ancora dall'argentino ex Zenit, uscendo e rientrando dalla linea, con passo svogliato e in netto ritardo. La condizione negativa del Comandante è ben esemplificata dal dato dei contrasti riusciti. Lo scorso anno la sua media era di 1.6 a partita, il quarto migliore di tutta la rosa, mentre in queste prime due partite è ancora rimasto a 0, statistica incredibile per un giocatore che fa del fisico una delle sue doti migliori. Un dato in calo anche per quanto riguarda Kolarov, terzo lo scorso anno per contrasti, e ad oggi con 1 solo tentativo riuscito nei primi 180'.

Più emblematico è il discorso relativo alla costruzione di gioco. La stagione 2017-18 si era chiusa, per quanto riguarda la trama di passaggi, con un podio fatto da De Rossi (58.5 a partita, 49.5 riusciti), Fazio (58.4, di cui 49.6 riusciti) e Kolarov (56.8 passaggi, 46.1 riusciti). Basandoci sulle partite contro Torino e Atalanta, il numero 16 giallorosso è rimasto al primo posto, con una media di oltre 60 passaggi a partita, mentre sia l'argentino che il serbo sono retrocessi nella graduatoria. Fazio è terzo, con 51 passaggi (di cui solo 4 lunghi riusciti) mentre Kolarov è addirittura sesto, con 41.5 passaggi a partita, la maggior parte dei quali tutti nella metà campo romanista.

Passaggi Kolarov vsAtalanta

Passaggi effettuati da Kolarov nella partita contro l'Atalanta

È inoltre curioso sottolineare come, almeno in questo avvio di stagione, il fulcro del gioco romanista sia passato dalla fascia sinistra, sede della regia distaccata la passata annata, a quella destra, dove Florenzi è in seconda posizione per numero di passaggi effettuati: 83 contro il Torino, meglio addirittura di De Rossi (59) e 64 contro l'Atalanta.

Nella confusa costruzione di gioco, dimostrata soprattutto contro gli uomini di Gasperini, c'è un altro dato poi da tenere d'occhio. Quello delle spazzate. La media dello scorso anno di Fazio era di 4.6 a partita, ad oggi invece è di 7, il più alto tra i romanisti, un vertice raggiunto solo da Elio Capradossi nell'unica partita, contro il Cagliari, lo scorso anno.

Spazzate Fazio vsAtalanta

Spazzate di Fazio contro l'Atalanta

Numeri e statistiche che delineano un avvio difficile, in cui la forma fisica e mentale ancora manca. Arriverà, certamente, ma forse per adesso è meglio cambiare. Per questo Di Francesco potrebbe scegliere Marcano venerdì sera contro il Milan. In attesa che i cardini della sua difesa tornino agli standard della passata stagione.

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