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3 immagini epiche di Florenzi

Di quando in quando, non molto spesso però succede, capita che il karma si manifesti anche nel calcio. Una nemesi pallonara, una giustizia compensatrice e riparatrice, un disegno divino che ristabilisce il giusto, l’equo.

È quanto successo nell’ultimo Roma Juventus con Alessandro Florenzi. La sua vicenda ha provocato in noi una montagna russa di sensazioni e di immagini, tutte epiche, tutte mitologiche, tutte che appartengono ad una sfera altra e alta.

Le proviamo a spiegare così.

 

 

La sfida. 
Samuele, Bibbia. Davide contro Golia

Dall'accampamento dei Filistei uscì un campione, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. 5 Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. 6 Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. 7 L'asta della sua lancia era come un subbio di tessitori e la lama dell'asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudo

florenzi 1
Florenzi contro Cristiano Ronaldo

 

Succede tutto nel secondo tempo. La Juventus, impersonificata in Cristiano Ronaldo, non butta fuori il pallone nonostante un giocatore della Roma a terra. “Noi avevamo messo fuori la palla due volte, lui invece l’ha giocata – ha raccontato Florenzi nel post partita - potevamo ripartire anche noi nel primo tempo con Kolarov ma l'abbiamo buttata fuori perché noi siamo questi”.

Così il capitano della Roma dice qualcosa al fenomeno di Madeira, i due si attaccano, vola qualche parola grossa e Ronaldo mima la statura del terzino romanista: “Eres pequeno para hablar”.


Florenzi contro Cristiano Ronaldo parte 2 

Ma come Davide e Golia, nell’episodio biblico, l’eroe non si sottrae dalla lotta, si fa sotto nonostante tutto. “Lui è un Pallone d'oro e pensa di avere tutto il diritto di fare ciò che ha fatto”. E nel vedere la spocchia, la superbia di Ronaldo, tutti in fondo abbiamo pensato: “Che bello sarebbe se adesso segnasse Florenzi”. Ecco, a volte succede davvero.

 

 

Il Gol.
Ovidio, Metamorfosi. Giove ed Europa

Gode l'innamorato e, in attesa del piacere sognato,
le bacia le mani: a stento ormai, a stento rimanda il resto;
intanto si sfrena gioioso saltando sull'erba verde
o stendendo il fianco color di neve sulla rena bionda;

Florenzi 2
Salta Florenzi salta, sogna ragazzo sogna

Ed eccola, la nemesi, la riparazione dei torti e dei soprusi del più forte. Eupalla, dio del calcio che tutto vede e orchestra la manovra, soffia sul più piccolo, lo fa arrivare fino in area di rigore.

E Florenzi sembra veramente un folletto, un elfo della foresta, che si muove rapido, scatta e cambia direzione. Sfugge alla marcatura del laziale Caceres e quando si trova all’infedele Szczęsny un’altra divinità, che siede in tribuna, gli concede di usare la sua arma magica: il cucchiaio al posto della spada, il colpo sotto al posto della lancia.

Florenzi salta sull’erba verde, come Giove prima di rapire Europa, salta voglioso, innamorato, eccitato. Perché il gol, stavolta, è tutto suo, suo e basta, di Alessandro più che di Florenzi. “Il gol me lo sono gustato tanto perché penso che me lo meritavo, penso al singolo per la prima volta. Penso che me lo meritavo perché sono un ragazzo che lavora dalla mattina alla sera. Anche il mio migliore amico, che fa l'elettricista, quando dico vado a lavorare mi prende in giro perché si alza alle 5.00 del mattino. Ma lo dico a chi mi vuole bene lo faccio con passione. Puoi sbagliare, ma anche quando sbagli basta dare tutto”.

 

 

L’esultanza.

Giordano Bruno, Gl’Eroici furor. Il volo di Icaro

Poi che spiegat'ho l'ali al bel desio,
quanto più sott'il piè l'aria mi scorgo,
più le veloci penne al vento porgo:
e spreggio il mondo, e vers'il ciel m'invio

Florenzi 3Florenzi vola, si arrampica, scala la Curva Sud

Così il piccolo Florenzi inizia a correre. Piccolo perché giovane, giovane come Fetonte che decise di volare con il suo carro verso il sole, giovane come Icaro che con le sue ali scelse di planare verso la stella più luminosa. Questa, all’Olimpico, si chiama Curva Sud e rispende di giallo e rosso.

Florenzi spicca il volo per abbracciare il suo sole, come il bambino di De Andrè in Volta la Carta “che sale un cancello / ruba ciliegi e piume di uccello”. Ma il giovane e piccolo Florenzi non si fa male e non si scotta. Ha raggiunto il suo cielo, abbraccia e urla in faccia alla sua gente. Strillava la sua gioia anche a chi lo fischiava, a chi lo chiamava trentadenari. Ma domenica sera non era importante, domenica sera la Roma aveva vinto contro la Juventus una delle sfide più inutili della sua storia recente. Ma quando si mette in mezzo la Giustizia Divina non c’è veramente niente da fare.

Vacanze da incubo

I ritorni sono sempre traumatici. Specie se dopo una disfatta mondiale, come successo a Fazio e all'Argentina. Specie se dopo una stagione giocata con l'acceleratore abbassato, come quella di Kolarov. Serve tempo a fisici possenti ed età importanti. E i due difensori romanisti hanno saltato, dopo gli impegni russi con le loro nazionali, tutta la prima parte di preparazione, quella di Trigoria, aggregandosi al gruppo solo negli States. "L'Atalanta nel primo tempo ha evidenziato questo ma non ho visto solo loro due poco brillanti - spiega Di Francesco in conferenza stampa proprio rispondendo ad una domanda su Fazio e Kolarov - Neanche Manolas è stato il giocatore che conosciamo ma è normale che chi abbia fatto il mondiale sia in ritardo di preparazione. Siamo solo alla seconda giornata. Sarebbe preoccupante se fossimo già in forma perfetta".

E la tournè non ha certo aiutato. Allenamenti frastagliati, prove importanti contro top club, continui cambi di sede "Può togliere qualcosa - ha risposto il mister - ma noi siamo stati fortunati perché abbiamo lavorato bene. Forse ci è mancata qualche partita in più". Non il posto migliore per riprendere lo smalto giusto e presentarsi all'inizio della stagione tirati a lucido. E le prime due partite ne sono la dimostrazione, drammatica e imbarazzante.

Basta prendere in analisi la prestazione contro l'Atalanta di Federico Fazio, protagonista in negativo in tutti i gol degli orobici. Nel primo, quello del tap-in di Pessina, si limita a guardare il marcatore che resta da solo al centro dell'area per ribadire in rete. Nel secondo, il primo di Rigoni, vede scorrere la palla a pochi metri da lui, senza accennare un minimo tentativo di intercettazione. Nel terzo, si fa portare a spasso ancora dall'argentino ex Zenit, uscendo e rientrando dalla linea, con passo svogliato e in netto ritardo. La condizione negativa del Comandante è ben esemplificata dal dato dei contrasti riusciti. Lo scorso anno la sua media era di 1.6 a partita, il quarto migliore di tutta la rosa, mentre in queste prime due partite è ancora rimasto a 0, statistica incredibile per un giocatore che fa del fisico una delle sue doti migliori. Un dato in calo anche per quanto riguarda Kolarov, terzo lo scorso anno per contrasti, e ad oggi con 1 solo tentativo riuscito nei primi 180'.

Più emblematico è il discorso relativo alla costruzione di gioco. La stagione 2017-18 si era chiusa, per quanto riguarda la trama di passaggi, con un podio fatto da De Rossi (58.5 a partita, 49.5 riusciti), Fazio (58.4, di cui 49.6 riusciti) e Kolarov (56.8 passaggi, 46.1 riusciti). Basandoci sulle partite contro Torino e Atalanta, il numero 16 giallorosso è rimasto al primo posto, con una media di oltre 60 passaggi a partita, mentre sia l'argentino che il serbo sono retrocessi nella graduatoria. Fazio è terzo, con 51 passaggi (di cui solo 4 lunghi riusciti) mentre Kolarov è addirittura sesto, con 41.5 passaggi a partita, la maggior parte dei quali tutti nella metà campo romanista.

Passaggi Kolarov vsAtalanta

Passaggi effettuati da Kolarov nella partita contro l'Atalanta

È inoltre curioso sottolineare come, almeno in questo avvio di stagione, il fulcro del gioco romanista sia passato dalla fascia sinistra, sede della regia distaccata la passata annata, a quella destra, dove Florenzi è in seconda posizione per numero di passaggi effettuati: 83 contro il Torino, meglio addirittura di De Rossi (59) e 64 contro l'Atalanta.

Nella confusa costruzione di gioco, dimostrata soprattutto contro gli uomini di Gasperini, c'è un altro dato poi da tenere d'occhio. Quello delle spazzate. La media dello scorso anno di Fazio era di 4.6 a partita, ad oggi invece è di 7, il più alto tra i romanisti, un vertice raggiunto solo da Elio Capradossi nell'unica partita, contro il Cagliari, lo scorso anno.

Spazzate Fazio vsAtalanta

Spazzate di Fazio contro l'Atalanta

Numeri e statistiche che delineano un avvio difficile, in cui la forma fisica e mentale ancora manca. Arriverà, certamente, ma forse per adesso è meglio cambiare. Per questo Di Francesco potrebbe scegliere Marcano venerdì sera contro il Milan. In attesa che i cardini della sua difesa tornino agli standard della passata stagione.

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