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#4 Gianni Rodari e il calcio

Sarebbe fin troppo semplice dire che Gianni Rodari, in un immaginario campo di calcio, avrebbe giocato da fantasista. Per la sua semplicità, per la sua naturalezza, avrebbe giocato bene a centrocampo, ad impostare la manovra con passaggi lineari, come la rima “cuore-amore”.

Gianni Rodari è morto il 14 aprile 1980, a soli 60 anni. Classe 1920, ha attraversato il regime fascista prima da studente poi da maestro. Nel ’43 viene richiamato alle armi dalla Repubblica Sociale, ma il giovane Rodari non ci sta. Ha perso Nino e Amedeo, due carissimi amici, il primo nel naufragio della nave Calipso, il secondo nella campagna di Russia, suo fratello viene internato in un campo di concentramento nazista in Germania. Così Gianni Rodari diventa partigiano, nella clandestinità lombarda. Finita la guerra inizia la carriera da giornalista, prima al ciclostilato Cinque punte, poi dirigendo L’Ordine Nuovo e infine sulle pagine de L’Unità di Milano, dove cura una rubrica: “La domenica dei piccoli”.

rodari2

Non per tutti domenica è festa” recita una tra le centinaia di sue filastrocche. “Non è festa per il tranviere, il vigile urbano il ferroviere, non è domenica per il fornaio”. E fornaio era proprio il padre di Rodari, morto per salvare un gatto: “L’ultima immagine che conservo di mio padre è quella di un uomo che tenta invano di scaldarsi la schiena contro il suo forno. É fradicio e trema. É uscito sotto il temporale per aiutare un gattino rimasto isolato tra le pozzanghere. Morirà dopo sette giorni, di broncopolmonite.” 

Ma la domenica, lo sappiamo, è anche il giorno del campionato, delle partite, del calcio. Un universo a cui neanche Rodari resta indifferente, ma che entra nelle sue filastrocche, nei suoi racconti, nelle sue parole, per parlare ai bambini con semplicità e fantasia, come il caso della “Storia di un pallone”:

 

Caduto nel fossato,

un anziano pallone

narrava al vicinato

(la rana,il gamberone)

le sue passate gesta,

quando,ad ogni partita

era il re della festa,

tra una folla impazzita.

- Migliaia d'occhi umani

guardavano me solo!

E quanti battimani,

che grida,ad ogni volo!

Elastico balzavo

Da un giocatore all'altro,

sfuggivo anche al più bravo,

ingannavo il più scaltro.

Correvo per il campo

(che sia,voi lo sapete...)

rapido come il lampo

guizzavo nella rete:

allora nello stadio

scoppiava il finimondo.

Io riprendevo subito

L'allegro girotondo...

- Capisco,eri un campione-

fece un ranocchio -ma,

come finisti qua?

Strappato,il poveretto,

ai suoi sogni di gloria,

rimase un po' interdetto,

poi...narrò un'altra storia:

-La vita ogni domenica

ben dura mi rendevano:

ventidue giocatori

a calci mi prendevano...

 

Il calcio e il pallone fa parte di un immaginario che unisce tutta la penisola, dal nord al sud, arrivando ovviamente anche a Napoli, che di lì a poco avrebbe ospitato uno dei maggiori poeti di questo sport:

 

NAPOLI SENZA SOLE

Filastrocca del Pallonetto,

vicolo storto, vicolo stretto, s

enza cielo e senza mare,

senza canzoni da cantare...

Chi farà musica e parole per te,

Napoli senza sole?

 RODARI4

 

Parlando del suo lavoro, Gianni Rodari diceva:

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