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La farfalla Donsah volata dal Ghana

Un proverbio africano dice che “la farfalla non conta gli anni, ma gli istanti: per questo il suo breve tempo le basta”. Il tempo di Donsah, calciatore del Bologna di appena 21 anni, non può che essere ugualmente breve, rapido, veloce. Ma gli anni, quelli si, lui li ha contati. E li ha masticati uno ad uno fino ad oggi. Li ha assaporati, dolci o amari che siano stati.

8 anni senza vedere suo padre non possono essere una passeggiata. Originario del Ghana, unico maschio di quattro figli, il futuro di Donsah Godfred, nome che significa “in pace con Dio”, è scritto: lavorare nelle piantagioni di cacao. “Viste le difficoltà di vita mio papà decise, in accordo con mia mamma, di lasciare il Ghana – racconta il calciatore a Che Tempo Che Fa - e di venire in Italia per dare un futuro migliore alla mia famiglia. Dopo 31 giorni a piedi nel deserto e persi alcuni compagni di viaggio si è imbarcato ed è arrivato in Sicilia”. Perché la farfalla vola e Donsah vola, corre, spinge sul campo di calcio. Suo padre invece non può volare per arrivare in Italia. Le sue ali sono un gommone da venti posti condiviso con altre cinquanta persone.

La porta dell’Europa è sempre la stessa, Lampedusa. “Papà è sbarcato sano e salvo, ma ha raccontato che uno degli altri passeggeri è stato buttato in acqua e lasciato morire”. Le tappe anche sono quelle tipiche, dal mare ai campi di arance e pomodori, schiena piegata sotto il sole e pochi soldi da spedire a casa. “La fatica del lavoro in Italia era niente rispetto alle ingiustizie e al dolore che c’erano e ci sono in Ghana”.

Quando suo padre partì Donsah non era a casa, ma al solito posto: “ero fuori a giocare a calcio, come sempre. A volte saltavo la scuola per rimanere fuori col pallone. In Italia ho iniziato a Palermo e in seguito ho giocato a Como, ma è stato col Verona che ho avuto la possibilità di esordire in Serie A. Per quel debutto devo ringraziare il mio allenatore di allora, mister Andrea Mandorlini”.

Donsah oggi ha un contratto fino al 2020 con il Bologna, a 550.000 € a stagione. Ma è destinato a spiccare il volo veramente presto. In estate lo volevano Juventus e Roma, adesso l’Inter ha chiesto informazioni sul ragazzo, che per fisico e personalità ricorda Michael Essien, suo connazionale stella del Chelsea, del Real Madrid e del Milan.

Come la farfalla del proverbio sicuramente Godfred non conta gli anni del suo contratto. Come non ha contato i minuti quella sera che rivide il padre dopo 8 anni. “Mi ha abbracciato e mi ha detto – Sei già diventato un uomo. Siamo stati tutta la notte a parlare, non abbiamo nemmeno dormito”.

Tra stazione Termini e Trigoria ci sono appena 20 km. Ma tra il Camerun e l’Italia ce ne sono addirittura 4000. E Joseph Bouasse Perfection, nuovo centrocampista della Roma primavera, li ha percorsi tutti.

È partito da Yaoundè, sua città natale, appena un anno fa. In tasca aveva un contratto, falso, con una squadra. Era stato un agente, o forse un trafficante, a convincerlo a partire. “Vieni in Italia, giocherai in Serie A e poi arriverai in Premier League”. Ma quando Joseph arriva a Roma viene parcheggiato a stazione Termini, il procuratore sparisce e con lui il contratto.

Ci penserà la Liberi Nantes, la squadra di Pietralata in cui giocano rifugiati politici e richiedenti asilo, ad accoglierlo. “Quando ha toccato il pallone per la prima volta ho subito pensato: abbiamo vinto il campionato!” racconta l’allenatore Salvatore Lisciandrello. “In terza categoria, era trenta spanne sopra gli altri. Anche un orbo lo avrebbe notato. Lui era ancora scosso dalle sue vicessitudini personali, ma voleva giocare”.

Joseph si allena, scende in campo e in amichevole viene notato dalla Roma. Questa volta il contratto esiste veramente, e a settembre, quando diventa maggiorenne, Perfection diventa un giocatore giallorosso.

Centrocampista per la precisione, ma anche esterno di difesa se dovesse servire. Il tesseramento ufficiale è però un odissea. Si aspettano i documenti, le pratiche burocratiche. Ma quando tutto è pronto Perfection scende in campo, prima contro il Crotone e poi con il Novara. “L’ho sentito telefonicamente proprio ieri sera – continua l’allenatore - mi ha chiamato per comunicarmi la notizia. Era felicissimo e io sono felice per lui. E’ un ragazzo splendido, sia come calciatore che sotto il profilo umano”.

Dalle parti di Trigoria lo definiscono “una ruspa”.  E Luciano Spalletti, che lo ha chiamato per allenarsi con i grandi, più volte gli ha chiesto interventi più morbidi. Fisico imponente, faccia da bambino e nessuna paura di entrare sul pallone. D’altronde uno che percorre 4000 km e attraversa il deserto potrebbe avere timore su un campo da calcio?

Internazionale

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