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Notte di sogni, di coppe e di spettri

C'è uno spettro che si aggira su mezza Europa. È lo spettro di Antonio Conte. Lo si può sentire sussurrare nei bar di Milano, lo puoi ascoltare quasi urlare attraverso le radio della capitale.

Inter e Roma, Spalletti e Di Francesco, accomunati dal destino, dagli stessi fantasmi nell'armadio e dallo stesso, zoppicante, avvio di campionato. 4 punti per i nerazzurri, capaci di vincere solo contro il Bologna, perdere alla prima con il Sassuolo e all'ultima con il neopromosso Parma. Manovra zoppicante, gioco a tratti inesistente, giocatori chiave lontani dai loro standard normali. Brozovic e Perisic ancora devono tornare dai Mondiali che li hanno visti protagonisti con la Croazia, Handanovic si è subito esibito in una sequela imbarazzante di dubbi e incertezze tra i pali, Icardi è sempre più avulso dal gioco, Nainggolan deve ancora entrare in condizione. E Luciano Spalletti sembra non riuscire più a trasmettere idee e gioco ai suoi.

Con il Parma lo potevi vedere scrutare il vuoto davanti a sé, oppure passeggiare nervoso, fissando il basso, sul manto erboso di San Siro. Atteggiamenti e pose che conoscono bene a Roma, ma che appartengono al passato. Il presente è invece un allenatore, Eusebio Di Francesco, che continua a parlare del "mio calcio" in conferenza senza lasciarlo trasparire in campo e che ha raccolto finora 5 punti in campionato, frutto di una vittoria (fortunosa o fortemente voluta?) con il Torino e due rimonte, una eseguita contro l'Atalanta e l'altra subita contro il Chievo, entrambe in casa. E la Roma in campo sembra quella dell'inverno dell'anno scorso: confusa, isterica, priva di idee. Colpa della nuova, ennesima, rivoluzione estiva che ha portato via da Trigoria senatori e titolari? Colpa del tempo, componente necessaria per plasmare i nuovi e far apprendere il sistema di gioco?

Se è complicato trovare la causa dei problemi, facile è invece trovarne la soluzione: Antonio Conte. Licenziato dal Chelsea e pronto, anzi prontissimo, a calarsi in una nuova avventura.

Ma il calcio concede sempre una seconda possibilità per ripartire e scacciare i fantasmi. E in genere lo fa nel giro di qualche settimana, nei casi più fortunati di qualche giorno. Così quell'Inter irriconoscibile che cedeva sotto i colpi di Berardi e Dimarco si trasforma nell'Inter della garra charrua niente di meno che in Champions League, al suo ritorno contro il Tottenham, ribaltando in 5 minuti uno svantaggio che sembrava cristallizzato. E Icardi di colpo, da attaccante ai margini del gioco, ridiventa la punta rapace che tocca un pallone e lo butta in rete. E Nainggolan ritorna ninja, anche senza troppo appariscenti meriti. E Spalletti ritorna l'allenatore che tutti vorrebbero.

Via gli spettri, la nebbia, le nubi all'orizzonte. A Milano, almeno sulla sponda nerazzura, splende il sole stamattina. A Roma, o meglio a Madrid, mettono ancora pioggia. Ma ci vuole un attimo per ribaltare tutto. Per Di Francesco e i suoi basterebbe anche un punto, magari tre, certo una prestazione dignitosa contro il Real Madrid di Lopetegui e Asensio, orfano di Cristiano Ronaldo. Se sarà di nuovo estate o antipasto d'autunno lo sapremo dalle 20.45.

Internazionale

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