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All'Azadi Stadium di Teheran ci entrano, quando è tutto esaurito, quasi 80.000 persone. Un tifo infernale, incessante. 80.000 tifosi, ma nessuna donna visto che dal 1979, anno della rivoluzione khomeinista, non è permesso loro di entrare allo stadio.

Un divieto valido non solo per il calcio ma anche per la pallavolo maschile, disciplina seguitissima e dalla grande tradizione: 3 volte campione d'Asia dal 2008 ad oggi, quinta negli ultimi giochi olimpici. Una legge nata con l'intento di proteggere le donne dalle oscenità verbali che esplodono sugli spalti, dai tafferugli, dagli scontri fisici sulle gradinate, proibire loro la vista di uomini in calzoncini.

Lo scorso 27 aprile, all'Azadi Stadium c'era nuovamente il pienone. Il Persepolis giocava contro il Sepidrood Rasht per essere incoronato campione d'Iran. Era il compimento di una stagione da protagonista. Sugli spalti 70.995 uomini. E cinque donne.

Shabnam, Leili, Zeinab, Zahra, Mohadeseh si sono messe addosso barbe finte e parrucche, sulle spalle una bandiera con i colori della squadra di casa. "Era la sesta volta che entravo allo stadio travestita - racconta Zaineb - Una volta sono anche stata arrestata e ho passato una notte in galera". E non era di certo la prima. Lo scorso marzo 35 donne erano state arrestate per aver solamente tentato di assistere alla partita tra Persepolis e Esteghlal. Altre provarono il trucco del travestimento, ma senza successo.

Le cinque tifose però non si sono limitate a festeggiare la vittoria del campionato. Hanno messo su facebook le loro foto e hanno fatto girare la loro storia. La notizia è diventata virale grazie soprattutto al giornalista iraniano Sobhan Hassanvand e alla giornalista e fondatrice del movimento My Stealthy Freedom, Masih Alinejad. "Una disobbedienza civile" così è stata chiamato il gesto delle cinque tifose. Sul profilo facebook del movimento si legge: "Quando delle leggi sbagliate proibiscono alle donne di entrare negli stadi, le donne iraniane non aspetteranno che la legge sia cambiata. Loro romperanno la legge sbagliata".

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