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Dialogo di un dirigente Lega Calcio e di uno ...

Dirigente – O grande Dio del calcio, Eupalla, ...
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Dove lo festeggia il capodanno Nicolò Zaniolo?

Il 5 luglio 2017, quando Nicolò Zaniolo firmava ...
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L'altra finale

Era l'estate del 2002 e mentre noi italiani ...
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C’è ancora qualcuno che si stupisce?

Premessa doverosa: questo sarà un articolo ...

Dirigente – O grande Dio del calcio, Eupalla, sferica entità dalla mano argentina, a te mi appello, umile servitore, per risolvere questo annoso problema. Guarda il nostro calcio, quello che te coronasti con codini e tacchi capitolini, con abatini e squadre volate in cielo, guarda il nostro calcio italico, come povero si accascia e dorme. Sfibrato, privo di genio, incapace. Mandaci un messo, un nuovo pibe, una tua benedizione, una indicazione per uscire da questa palude vorticosa. Dicci qual è la via, le squadre b, le scuole calcio, i giovani. Illuminaci, o vate.

Sceicco – Il tuo Dio non ti ascolta, amico. È troppo impegnato in feste transalpine, tiki taka spagnoleggianti e rivoluzioni inglesi. Preferisce, a tratti, anche la solidità germanica. Non c’è tempo, in lui, per rinascite tricolori.

Dirigente – E a chi, allora, dovrei dirigere le mie preghiere? A chi, dunque, dovrei chiedere l’assoluzione dei peccati per tornare alla vita vera, alla gloria calcistica, alle notti magiche inseguendo un gol?

Sceicco – Hai davanti colui che vai cercando.

Dirigente - Perdonami, ma che ne sai te di calcio? Cosa di talento, magia, emozione, genio? Come pensi di poter risollevare il nostro sport?

Sceicco – Le tue domande sono lecite, amico dubbioso. Lascia che ti spieghi. Come si chiama quel trofeo che disputavate in estate, tra le due migliori del vostro campionato? Supercoppa Italiana? Bene. Non l’avete forse disputata già in Cina, negli Stati Uniti, in Libia e in Qatar? Ottimo, il mio paese è pronto ad ospitarvi. Venite a giocarla qui. Siamo o non siamo buoni amici di commercio? Abbiamo o non abbiamo fatto grandi grane insieme?

Dirigente – Grane, granate e bombe. Quello sì.

Sceicco – Esatto amico. Quelle le uso in Yemen, anche contro bambini e donne se serve. Ma proprio per questo quando vado in giro mi guardano in cagnesco, mi scansano, mi spernacchiano, mi additano come malvagio, dispotico, dittatore. Mi occorre qualcosa per apparir più buono, quale io realmente sono. È qui che tu potresti aiutarmi, amico mio.

Dirigente – Cosa potrebbe ripulirti?

Sceicco – Lo sport che piace di più a tutti, il calcio. Per questo dovete venire qui da noi a giocare la vostra finale. In cambio vi daremo 7 milioni a partita, da giocare almeno tre volte nei prossimi cinque anni. Sarà l’inizio di un lungo e felice connubio.

Dirigente – E’ una proposta fenomenale. Il brand tricolore, il made in Italy, le nostre eccellenze all’estero, la promozione dei nostri prodotti calcistici. Perfetto, affare fatto!

Sceicco – Aspetta amico mio, non è ancora tempo per andare in porto. Sono contento della tua gioia, ma prima vorrei farti qualche domanda. Ci sono alcune cose che non capisco del vostro mondo, del vostro calcio. Ad esempio, qualche tempo fa, i vostri giocatori scesero in campo con uno strano segno, vermiglio, rossastro, sotto l’occhio. Perché lo fecero?

Dirigente – Era un segno di protesta contro i salari bassi dei calciatori, nobile amico. Un’altra piaga che attanaglia il nostro calcio.

Sceicco – Oh, me ne dispiaccio. E ascolta ancora, ogni tanto vedo anche delle donne giocare a pallone? Come potete permettere questo scempio?

Dirigente – E’ solo una piccola libertà che concediamo a questo essere inferiore, sceicco. Le lasciamo credere di essere calciatrici ma in realtà, da regolamento, non gli permettiamo contratti professionistici così sono costrette a vedere il pallone solo come un hobby, un passatempo, non come un lavoro. E così per la pallavolo, l’atletica, la pallacanestro, il nuoto. Gli uomini possono guadagnare e farlo come mestiere, loro no.

Sceicco – Oh, mi rincuoro. È astuto da parte vostra. Però vedo che molte donne si recano allo stadio, siedono con gli uomini, urlano e a volte sono anche da sole, in gruppo. Questo è inconcepibile. Da noi devono essere per forza accompagnate e devono chiedere il permesso persino per sottoporsi ad interventi medici. Come me la spieghi questa vostra oscena barbarie?

Dirigente – Voi siete molto saggio. È vero, questo è un grave male, ma stiamo provando ad arginare questo fenomeno di malcostume. Fortunatamente molte tifoserie obbligano le donne a non spingersi nelle loro prime file, per non rischiare così di essere macchiate dalla loro presenza, e le lasciano indietro, scansate e derise. Comunque sia continuiamo ancora a trattarle come animali, a volte le mettiamo i collari come i cani e le prendiamo a botte.

Sceicco – Oh, bene. Questo è giusto. Per me le domande sono finite, se vuoi concludiamo l’affare.

Dirigente – Certamente, maestro. Promozione, visibilità, immagine, pubblicità…

Sceicco – Ecco lì l’altare, sai già cosa fare, amico mio. Ah, un’ultima cosa. Ma chi sono questi Cucchi, Piccinini, Ferrario, di Trapani, che scrivono contro di me, di noi, del nostro patto, della nostra brillante amicizia?

Dirigente – Non vi preoccupate, potente amico. Sono solo giornalisti.

Sceicco – Ah, come Jamal Khashoggi?

Dirigente – Esatto, proprio come lui.

Quello che sta succedendo nei campionati minori del calcio italiano è l'emblema dello stato di salute di questo sport nella nostra penisola. Ripescaggi e retrocessioni fatte a tavolino, calenadri inesistenti, partite spostate, società e tifoserie storiche scomparse, cancellate. Vi proponiamo due scritti sull'argomento, il primo è un comunicato ultras, i Granata del Pontedera.

 

Ci prendono in giro con campionati disegnati a lapis e cancellati. Ci truffano con accordi schifosi con le televisioni, col solo obiettivo di farci spendere sempre di più per vivere la nostra passione. E poi alla prima occasione ci accusano di essere il male del calcio. Ora sta venendo fuori tutto. Ora il calcio italiano sta dimostrando ciò che è. Un insieme di persone che non sanno cosa sia l’odore del campo, l’emozione di una curva, il suono di migliaia di mani che battono insieme. Viva chi tifa, chi si innamora di un colore, chi sacrifica tempo e soldi per sostenere una maglia, una squadra, una città, un ideale. Non ci piegheremo mai alla logica del business, dello spettacolo e dei soldi. Fieramente contro corrente. Ostinatamente romantici. La nostra passione non si compra, non si vieta, non si diffida e non si rinvia. Perché noi siamo Ultras. Ultima parte sana di un calcio malato.

Ultras
Granata
Pontedera

 

L'altro pezzo è un articolo, un viaggio semiserio, di Alessandro Bellesio per La Stampa. Il protagonista è un tifoso della Pro Vercelli:

 

La giornata tipo del tifoso della Pro Vercelli, in questo settembre da nuvoletta perenne che incombe sulla testa, quanto sarebbe piaciuta a Paolo Villaggio per le avventure del suo ragionier Ugo Fantozzi. Oggi la sciarpa con ricamato il vecchio «Forsa Pro» - quella che le ha viste tutte, dallo scudettino del ’94 alla promozione in B dopo 64 anni - sa di naftalina, arrotolata nell’armadio. Lui non se l’è sentita di scomodarla per le 537 amichevoli estive al termine delle quali, secondo un compagno di trasferte, verrà assegnata ai leoni e ai loro fedelissimi seguaci una specie di Coppa Cobram. La sciarpa è per le occasioni speciali. Per il campionato. Che tra l’altro nessuno ricorda, ormai, come sia fatto.

Sarà perchè chi comanda questo mondo del pallone ha un po’ confuso le idee al sostenitore medio di via Massaua: saranno 19 oppure 22 squadre in serie B, e forse in serie C ci si affiderà al caso. Prima che arrivi ottobre - giurano giornalisti, blogger, avvocati e malati di Facebook e Twitter - arriverà la decisione finale. Una sorta di tavola dei comandamenti incisa sulla pietra. E sarà così nei secoli dei secoli. Sempre che qualcuno non faccia ricorso. Perchè il tifoso attende la parola del Tar e del Collegio di Garanzia del Coni come fosse il Verbo. Il nome di certi uffici, poi, evoca il famoso «Dirett. lup. mann.» e qualcuno immagina già le poltrone in pelle umana.

Quando sembrava un’estate come tante, con le zanzare a infestare la casa (forse per colpa di mister Grassadonia che aveva condannato il club dei 7 scudetti alla retrocessione, nonostante i 20 punti portati in dote), il tifoso medio aveva iniziato a scervellarsi su come seguire la Pro in C. Bisogna prepararsi a seguire le partite dallo schermo del computer: il sito si chiama Eleven Sports, e lui ha acquistato in anticipo almeno qualche trasferta. Costano più o meno quattro euro l’una. E naturalmente, l’immancabile tessera in curva al Piola. Poi qualcuno ha iniziato a pronunciare la parola «ripescaggio». Serie B. E lui non ha resistito, anche perchè giorno dopo giorno la speranza si faceva più concreta: ha subito comprato l’abbonamento tv a DAZN, forse invaghitosi contemporaneamente della nostalgia degli stadi mondiali e dell’avvenenza di Diletta Leotta. Ma via via il cielo si è rabbuiato. La nuvoletta ha fatto il suo dovere. Niente più B, e allora è arrivato il giorno della compilazione dei calendari di C.

Con le pive nel sacco (e dopo aver tentato di farsi rimborsare da DAZN), il tifoso medio ha iniziato a programmare il suo autunno in Lega Pro: mercoledì 19 settembre c’è il debutto in casa con il Piacenza e allora niente cena a casa dei suoceri; domenica 23 il primo viaggio ad Arezzo e altro disastro familiare per una maratona da Ikea che non si farà. Altra nuvoletta: la Pro, con quattro squadre, non giocherà fino a quando Tar e Collegio la finiranno di rincorrersi e ricorrersi. E ripristinate cena dai suoceri e drammatica gita al mobilificio. Oggi lui è in bilico tra B e C, nell’ansia. Dorme di rado. La fame di Pro non si consuma e allora colleziona amichevoli a Biella al costo di 8 euro (domani sera), sogna di rivedere certi campioni in maglia bianca (Vives, che sabato avrebbe dovuto giocare con i leoni ad Alice Castello). Mai stagione è stata più tormentata, caro tifoso medio. Mai è stata più combattuta, incerta, vergognosamente sottratta alla gente dello stadio. In una parola: non è mai stata così fantozziana.

Il calcio è di chi lo paga

Non è questione di essere nostalgici. Il mondo della comunicazione, e così quello della televisione, sono in eterno divenire e ci si deve fare i conti, aggiornarsi e rimanere al passo. Non è questione nemmeno di essere attaccati a piccole gioie artistiche come Jack Trombey e il suo Pancho, Herb Alpert e il suo Taste of Honey. Non è solo un discorso di immagini sacre e di immaginario popolare, di radioline e di "Attenzione Ameri..", di pomeriggi sul divano ad aspettare che un gol prendesse forma. Quello che sta succedendo in Italia, con l'assegnazione dei diritti televisivi, è una questione di soldi e di rispetto.

I soldi, sono quelli della Lega. 1,1 miliardi in totale, divisi per tre diversi pacchetti in cui saranno divise le partite: tre il sabato, sei la domenica, una il lunedì sera. Il pezzo principale è quello che prevede 114 eventi, per un’offerta minima a stagione di 452 milioni di euro. Il pacchetto 6 prevede invece 152 eventi con prezzo minimo di 408 milioni e il pacchetto 7 riguarda 114 eventi a 240 milioni. Nessun operatore (fin qui gli interessati sono Mediapro, Sky, Perform, Mediaset, Tim e Italia Way) potrà acquistarli tutti. Ci saranno quindi due detentori dei diritti tv e, salvo accordi di ritrasmissione, i tifosi dovranno sottoscrivere due diversi abbonamenti per vedere le partite della propria squadra.

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Ma non finisce qui. Nel bando stipulato dalla Lega Calcio si legge che gli highlights e i gol delle partite di Serie A non saranno più trasmessi in televisione, in chiaro, prima delle ore 22.00 di domenica. Sul web, invece, sarà possibile vedere le immagini delle partite tre ore dopo la fine del match ma solo grazie ad un pacchetto apposito, Digital Plus, i cui diritti saranno presto banditi.

A queste condizioni probabilmente scompariranno programmi come 90 Minuto e il Sabato della DS. Una questione sulla quale la Rai ha già preso posizione: "Gli interessi economici dei club di calcio passano sopra a ogni interesse dei cittadini che hanno il diritto di godersi lo sport, anche sulla tv pubblica. Chiediamo alla Lega Calcio un urgente ripensamento".

Cattura

Il bando della Lega andrebbe così a cancellare la possibilità, per i milioni di tifosi italiani che non possono permettersi una pay tv, di vedere i gol della loro squadra. È il calcio moderno, bellezza. Si può fermare? No, ma qualcosa, comunque, si può fare. Chi può permettersi il doppio satellite, all'abbonamento per il divano preferisca quello per lo stadio. Chi non può permetterselo riprenda in mano la radiolina. Invece di vederla da casa, riempite la curva. E per le partite in trasferta, scendete al bar, tornate nei club. A chi vi vuole chiusi in casa, rispondete andando allo stadio. E le società stiano veramente dalla parte dei tifosi. Prezzi popolari per i settori popolari, cento euro in meno ad abbonamento ma mille abbonati in più. Solo così qualcosa potrà veramente cambiare.

Solo così il calcio tornerà alla gente, solo così il calcio sarà veramente di chi lo ama.

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