0

Giannis Antetokounmpo: da venditore ambulante a ...

Le acque limpide brillano sotto un tondo sole ...
0

ESCLUSIVA | Wilson: "La Lazio del 74, divisa ma ...

Provate a chiedere alla gente una formazione ...
2
0

Il trono di squadre

  L’inverno è finalmente arrivato! ...
0

Juventus, la gloria eterna e il disastro europeo

La Juventus festeggia il 35esimo titolo. Come al ...

Dal Vangelo secondo Paolo

Il deferimento dell’Uefa? Non ci preoccupa, era un passo obbligato e siamo molto sereni. Elliott ha tantissimi mezzi e siamo pronti a tutto per il Milan”. Parole e musica di Paolo Maldini che alla vigilia della delicatissima sfida Champions con la Lazio a San Siro tranquillizza i tantissimi tifosi rossoneri preoccupati da una clamorosa esclusione dalle coppe europee per la prossima stagione.

Curioso il caso di Paolo: invocato a gran voce dal popolo milanista nell’ultimo decadente quinquennio Berlusconiano, oggi pizzicato per la scarsa esposizione mediatica nonostante il suo ruolo di direttore dell’area sport rossonera, col brasiliano Leonardo spesso pronto a tirare le fila di fronte a microfoni e taccuini. L’atteggiamento del figlio di Cesare però non ci stupisce. Maldini non parla, scolpisce. E quando il capitano di mille battaglie prende la parola si tace umilmente e si ascolta. Un caso forse che una proprietà forte come Elliott abbia speso proprio il suo dirigente mediaticamente più importante il giorno dopo quello che pare essere a tutti gli effetti un attacco frontale dell’UEFA? Ovviamente no. Il carisma di un uomo che del Milan ha respirato e incarnato l’essenza come rimedio taumaturgico ai tanti malanni e pensieri che tormentano i cuori dei supporter del Diavolo.

Lungi da noi sconfinare nel più elevato campo religioso, si tratta pur sempre di calcio, ma inquadrare la figura di Paolo Maldini come una sorta di Messia del mondo milanista non ci sembra poi così tanto azzardato. Leale sul terreno di gioco, ingombrante e colto quanto basta per sfidare senza paura gli esponenti della Curva Sud, ancora e scialuppa di salvataggio nel tragicomico passaggio dal cinese Li all’americano Singer. Mille sfaccettature che fanno di questo cinquantenne l’uomo ideale per ridare solidità ad un progetto, quello rossonero, sconquassato negli ultimi anni da vicende che non hanno minimamente intaccato il blasone ma ne hanno atterrito storia e prospettive future. Ce lo ricordiamo bene tutti quel 5 agosto di un anno fa: un comunicato sanciva il ritorno a casa dell’ex numero 3, ai margini del calcio da troppi anni. E ci ricordiamo bene ancora oggi il fremito di gioia che abbiamo provato nel poter accostare nuovamente la sua persona alla nostra storia.

Passato, presente e futuro. Icona dei successi andati, manifesto futurista di nuove conquiste. Oggi, col Milan quarto a sette giornate dalla fine di un campionato che potrebbe finalmente riportare il club nell’Europa che conta davvero, l’afflato mistico di Paolo Maldini aiuta a ricordare a tutti che il Milan c’è, battagliero e pronto a non lasciare nulla al caso. Un segnale forte, importante, clamorosamente esatto nella sua semplicità. Già, la semplicità. Elemento ormai disperso di un calcio che va a mille all’ora e che uomini come il direttore tecnico dei rossoneri aiutano a rinvigorire e a tenere sempre bene in mente. “Siamo pronti a tutto”. Preciso, lineare, conciso ma dannatamente efficace. Credibilità elevata all’ennesima potenza.

Non semplice vessillo da sventolare ed esibire, ma immagine sacra operativa e vogliosa di lasciare ancora una volta il segno nella storia. Quella del calcio. Quella del calcio milanista. “Noi siamo pronti a tutto”, versetti 1-10, Genesi. Dal Vangelo secondo Paolo.

 

Come fossi Vasco Rossi

Noi siamo ancora qua...Eee già! No, non è l’inizio dell’inciso di una famosissima canzone di Vasco, nè una svolta filosofico-musicale del mio modo di intendere il calcio o la vita.

Molto più semplicemente, è l’epiteto perfetto per chi, come noi, ha vissuto l’estate da milanisti.

Sballottati da una parte all’altra dell’universo pallonaro, scherniti dai risolini aspri e pungenti dei tifosi delle altre squadre, giudicati e affettati dalla mannaia della Uefa, oggi possiamo dire di essere sopravvissuti.

Siamo in piedi. Siamo saldi e solidi. Siamo americani, infine. Ma cosa è successo nella galassia milanista per arrivare alla “pace dei sensi” odierna? Smentendo me stesso, la proprietà cinese si è dimostrata farlocca e fumosa, col misterioso Li che alla fine della fiera è passato per un prestanome qualsiasi perdendo (?) quasi un miliardo di euro fra spese per l’acquisto del club e soldi immessi nel mercato estivo 2017.

E proprio per la lacunosità di tale proprietà, l’UEFA aveva deciso di escludere il Milan dall’Europa League 2017-2018. Mercato fermo, tifosi atterriti. Sally è già stata punita, direbbe Vasco. E’ proprio a questo punto però, nel momento più basso della storia milanista dai tempi di Giusy Farina, che in soccorso dei rossoneri giunge Paul Singer, proprietario del fondo Elliot, gestore di asset per 34 miliardi di euro. Rinascita. Purificazione.

Che cosa potremmo fare io e te? Deve essere stata questa la conversazione telefonica intercorsa tra Maldini e Leonardo, oggi direttore sportivo e tecnico dell’Ac Milan, al momento di intraprendere il lavoro di riassetto della società. Come nelle favole, Elliot ha avuto l’intuizione, la forza e la capacità di riportare il Capitano a casa, dopo nove lunghi anni di esilio.

Riammissione all’Europa League, per la quale grande merito va all’avvocato Frank Tuil, arcigno e coriaceo difensore degli interessi di Paul Singer, e mercato intelligente e logico. “Guardate che Singer venderà tutti, non rafforzerà la squadra e cederà il prima possibile”: la frase emblema del pensiero dei tifosi altrui, E invece no. Via Bonucci (a proposito, a mai più), dentro Caldara e il pipita Higuain. Soffia forte il vento della rivoluzione. Per tutti gli altri, tutto questo un senso non ce l’ha. Per noi milanisti si. Dopo 5 e lunghi tormentati anni, sentiamo vibrare nell’aria il rewind del Milan che fu. Proprietà solidissima, le persone giuste al posto giusto e Rino Gattuso anima e guida di questo manipolo di splendidi ragazzi. Un nuovo capitano, Romagnoli. Il nostro Capitano, Paolo. La redenzione del Giuda interista, Leonardo de Araujo. E poi, un presidente rossonero, che male non fa: Paolo Scaroni. Cosa chiedere di più?

Come sempre poi, alla fine parlerà il campo. Ma avere alle spalle cotanta qualità individuale e spessore umano aiuta a sentirsi meno soli. Meno nudi nella tempesta. l’Alba chiara del milanismo.

La pacchia è finita.

P.S.; Dissertazione filosofico-mercatara: dov’è Modric?

Colpa di Alfredo. O di Piero.

Internazionale

Altri sport

Interviste

Amarcord

Chi siamo

Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo | Approfondimenti, statistiche, interviste, amarcord su tutto il calcio, italiano ed estero, e tutto lo sport! Ripartiamo in contropiede, dopo esserci chiusi e aver difeso, pronti ad andare in rete insieme a voi! Seguiteci per restare sempre aggiornati sul mondo dello sport!