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Marta, rabbia e fantasia

Quando esulta, Marta indica il suo scarpino destro. Non la fa per pubblicità, perché ai piedi non ha Nike, Adidas o Lotto. A dire la verità i suoi tacchetti non hanno proprio una marca. Ha preferito giocare senza sponsor visto che tutte le offerte che ha ricevuto erano al di sotto delle sue aspettative.

Marta Vieira da Silva, infatti, non è una calciatrice qualunque. Classe 1986, cinque volte Pallone d’Oro femminile, gioca negli USA, nell’Orlando Pride, ha segnato più di 150 gol in carriera con i club e più di 110 con la nazionale. È l’unica ad aver segnato in cinque diversi Mondiali e con il rigore contro l’Australia ha superato anche il record maschile. “Ma lo sapete che ho fatto gli stessi gol di Klose? È un record, e non mi fate nemmeno una domanda”, ha risposto con il suo sguardo truce al giornalista tedesco dopo la sconfitta con l’Australia.


Maglia numoero 10 e fascia da capitano per Marta, con il Brasile

Marta è così. È forte in campo e fuori, ha piedi per segnare e testa per pensare fuori dal rettangolo di gioco, dove è ambasciatrice Onu per la parità salariale tra uomini e donne. Il suo stipendio è di 400 mila dollari annui, neanche la metà di quanto prende qualsiasi altro nazionale maschile.

È una lotta costante ed è triste vedere che dobbiamo ancora fare certi gesti per ottenere ciò che chiediamo – ha detto Marta - Ma è una sfida generale, non riguarda solo il mondo del calcio, e bisogna portarla avanti. Ad esempio, io adesso devo rinnovare con il mio sponsor tecnico personale, e mi hanno offerto una cifra molto più bassa di quella che darebbero a un uomo. Ecco perché ho fatto quel gesto, per lottare per i nostri diritti. Fra gli ingaggi delle calciatrici e quello dei colleghi maschi c'è troppa differenza e ogni volta dobbiamo lottare sul campo per dimostrare chi siamo. Porto avanti questa battaglia anche per le generazioni future, per tutte quelle ragazzine che giocano al calcio e verranno dopo di me, affinché possano usufruire di una maggiore tranquillità e qualità del lavoro. Dobbiamo far capire che l'uguaglianza è necessaria”.

Una lotta che deve essere lenta ma duratura. Come quella per inseguire i propri sogni. E lei lo sa bene: l’infanzia difficile, i genitori separati e lontani, solo la nonna a crescerla. Ma adesso il calcio è la sua vita. E nonostante il Brasile sia stato eliminato dalla Francia, il capitano Marta si è presentato davanti alle telecamere per parlare alla nazione:

“È così da sempre, dobbiamo prima piangere per poi sorridere alla fine. È così: ottieni di più, se ti importa di più, preparati a giocare 90 minuti e altri 30 minuti e quanti ne serviranno. Questo è quello che chiedo alle ragazze: non ci sarà una Formiga per sempre, una Marta, una Cristiane. Il calcio femminile ha bisogno di te sopravvivere. Lo dico ancora una volta: piangi all’inizio per sorridere alla fine”.

 

Alex Morgan, la stella anti Trump

Compagna di squadra di Marta, Alex Morgan è considerata tra le più grandi calciatrici del mondo. Oro alle Olimpiadi di Londra 2012, campione del Mondo in carica con gli USA nel successo di Canada 2015, naturale compimento di un percorso iniziato con il secondo posto a Germania 2011.


La concentrazione di Alex Morgan

Ai piedi le PhantomVNM, nuovo modello di scarpe Nike. Sui social più di 3 milioni di followers. Sul conto in banca contratti con la Coca Cola, con Lebron James e con il canale tv americano Nickelodeon. Sugli scaffali i suoi libri, la trilogia The Kicks, scritta per la Simon & Schuster Children's Publishinge finita al settimo posto della classifica dei libri più venduti del The New York Times e pronta a diventare una serie tv per Amazon.  “Voglio ispirare ragazze adolescenti e manifestare il mio amore per il calcio”.

Alex Morgan è questo, ma non solo. È consapevolezza e obiettivi grandi. Prima erano i 100 gol in nazionale. Raggiunto. Poi la Coppa del Mondo. Raggiunto. Poi, ancora, la Champions League. Raggiunto anche questo. Il prossimo traguardo è quello più difficile: la vera uguaglianza salariale. “Conoscere il tuo valore è importante e non devi scusarti se vuoi vederlo riflesso nel tuo stipendio e nel rispetto del tuo ambiente di lavoro”.

L’altra battaglia di Morgan è quella contro il presidente Donald Trump. Suo marito, Servando Carrasco, ha origini messicane. E lei ha già detto che, in caso di vittoria finale in Francia, non andrà mai e poi mai alla Casa Bianca.

 

Laura Giuliani, fedele alla linea

Dietro a storie vere, di diritti e lotta, di rivendicazioni e protesta, ci sono le vicende inventate, costruite a tavolino per rispondere ad un’ansia di favole, una sete di profili impegnati.

Così, ad esempio, Laura Giuliani, estremo difensore dell’Italia del CT Bertolini, una mattina si è svegliata comunista. Lo aveva, apparentemente, rivelato lei stessa in una non meglio precisata intervista: “Mio nonno è stato fin da ragazzo un membro del Partito Comunista ed un amante del calcio: è cresciuto con il mito del grande portiere sovietico Lev Jašin. Queste sue passioni me le ha entrambe trasmesse: ricordo i pomeriggi passatinei campi di calcio, io in porta e lui che da limite dell’area batteva punizioni insidiosissime; poi si andava in sezione, allora c’era un forte fermento, e si discuteva con i compagni e le compagne come dare nuova linfa al marxismo – leninismo”.

Gli ingredienti della favola, insomma, c’erano tutti. Il nonno che non c’è più, il rapporto con la nipote, un’ideologia, un simbolo.

Il giorno in cui esordii con il Como 2000, era il 2010, mio nonno, nel post partita, mi regalò una maglia del grande Lev Jašin, mi disse che l’aveva acquistata in un mercatino di Leningrado anni prima e che sapeva che prima o poi sarebbe arrivato il momento di regalarmela.

Il giorno in cui l’ho visto per l’ultima volta mi disse: “Laura, tieni sempre a mente ciò che disse Lev Jašin: Giocate a pallone, ma non per diventare professionisti, non per diventare ricchi, ma per fare dello sport”: non dimenticherò mai queste sue parole, io gioco per puro divertimento e so che il mio esempio, di militante comunista, può essere utile alle ragazze ed ai ragazzi per capire che è possibile un’alternativa all’insensata lotta per la sopravvivenza a cui si ispira il sistema capitalista, saremo sempre di più ad essere desiderosi di un mondo che rifiutando il carrierismo sfrenato e la schiavitù del consumismo, metta nel dovuto risalto i più autentici valori dell’umanesimo”.


Laura Giuliani si racconta

Un vero e proprio manifesto, un inno alla lotta, una figura rivoluzionaria, poetica, controcorrente. Ma non vera.

Oggi è comparso un post su Facebook e su Instagram in cui venivano riportate delle dichiarazioni che erroneamente sono state a me imputate – ha chiarito direttamente Giuliani - Tengo a precisare che non ho mai rilasciato alcuna intervista ne’ dichiarazioni di quella portata, oltre al fatto che non ho mai confuso, ne’ mai lo farò, i valori dello sport con altri aspetti della sfera personale”.

Niente maglietta di Jašin, niente impegno nei circoli, niente nonno. Ma cambia forse qualcosa? L’Italia ha un portiere forte, preparato, abile. Che le favole non le deve inventare, se le costruisce sul campo.

L'estate più azzurra di sempre

Un’estate tutta italiana. L’anno scorso di questi tempi era appena iniziato il mondiale russo, dove l’Italia non figurava tra i partecipanti. La cocente delusione di quella competizione ci ha svegliato quel fuoco dentro. Quella voglia di calcio. Fatto sta che, l’estate successiva al disastro mondiale, ci ritroviamo a tifare numerose nazionali azzurre. Mondiale U20, Mondiale Femminile, qualificazioni per l’Europeo e ora Europeo U21.

I ragazzi di coach Paolo Nicolato hanno aperto le danze di una delle estati più azzurre degli ultimi anni. La cavalcata di Pinamonti e compagni ha fatto venire una voglia di Italia non indifferente ai tifosi. Il quarto posto finale sa di beffa, ma i complimenti per i giovani azzurri sono stati tanti e meritati. Alla fine i ragazzi sono stati eliminati per l’eurogol di Scamacca annullato dal Var nel recupero della partita contro l’Ucraina, poi laureatasi campione del mondo. A testa alta!

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Il cucchiaio di Pinamonti con l'Italia U20

Durante il Mondiale U20 si giocavano anche due partite valevoli per la qualificazione al prossimo Europeo. L’Italia di Roberto Mancini, rinvigorita in questo anno di gestione magistrale, sta facendo piano piano dimenticare la delusione del mondiale 2018. Il 3-0 netto contro la Grecia e la vittoria più sofferta, per 2-1, contro la Bosnia-Erzegovina, hanno fatto intendere che l’uscita dal tunnel nel quale si è infilata la nazionale maggiore sta per avvenire. Mancini è risuscito nell’intento di dare motivazioni ai suoi ragazzi e speranza ai tifosi, non è poco.

Ma non giocano solo gli uomini a pallone. Il 7 giugno è iniziato il Mondiale Femminile più importante della storia. Il primo a cui si sta ridando il giusto risalto. E anche il primo, dopo quasi vent’anni, al quale partecipa anche la nazionale italiana. Le calciatrici italiane stanno appassionando il pubblico, la vittoria contro la ben più quotata Australia ha aperto il vaso di Pandora e ora si parla delle ragazze di Milena Bertolini in tutta la penisola. La qualificazione sembrava molto difficile, ma è stata raggiunta con una giornata d’anticipo e ora si può anche puntare al primo posto. In qualsiasi modo vada a finire, le cose non saranno più le stesse. Il calcio femminile è entrato prepotentemente nelle nostre vite, e difficilmente ne uscirà.

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Australia Italia, del Mondiale Femminile, la partita che ha fatto scattare la scintilla 

Ultima, ma non per questo meno importante delle altre, la nazionale U21. Il 16 giungo è iniziato l’Europeo di categoria, con una vittoria strabiliante contro la Spagna: 3 a 1 con doppietta di Chiesa e gol di Lorenzo Pellegrini. La squadra di mister Di Biagio è una delle favorite alla vittoria finale, che non arriva da 15 anni. Di Biagio può contare su un’Italia piena zeppa di talento: Barella, Zaniolo, Kean, Cutrone, Meret e Bastoni sono solo alcuni dei giocatori convocati. Augurando le migliori fortune alle ragazze di Bertolini e all’U21, non vediamo l’ora di goderci una delle estati più azzurre di sempre.

 

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Quell’Italia attenta e fiduciosa

Il Mondiale di calcio femminile 2019 sta facendo divertire tante persone, a cominciare da quella fetta di tifosi che per la prima volta si è avvicinata a questo sport. Tutte le squadre di ogni girone sono scese in campo almeno una volta, mettendo in mostra le loro identità tattiche e le migliori calciatrici a disposizione. Tra queste c’è stata anche la nostra Italia, che ha vinto contro l’Australia grazie a una buona prova collettiva della squadra. In 90 minuti le calciatrici della CT Bertolini non hanno solamente corso, sofferto, combattuto e vinto. In questa stagione, il calcio femminile italiano ha raggiunto livelli di apprezzamento storici, ma la percezione del paese era ancora lontana da quella che si sta raggiungendo in queste calde giornate di giugno. Il gol di Bonansea al 95’ ha contribuito al compimento di una narrazione romanzesca, quella che culmina con la vittoria in rimonta all’ultimo minuto della squadra sfavorita. Un percorso perfetto che, forse, potrebbe rappresentare metaforicamente il cammino del calcio femminile italiano. 

 

 

Australia - Italia ha messo in mostra molte qualità delle azzurre, a cominciare dalla vincitrice del premo “migliore in campo” Barbara Bonansea. La sua partita ha evidenziato quanto sia brava nei movimenti a palla lontana: nel primo tempo le viene annullato un gol per un fuorigioco millimetrico che avviene dopo una corsa orizzontale per allinearsi all’ultimo difensore dell’Australia, utile poi scattare in verticale verso il gol. La sua prima rete arriva sfruttando un’imprecisione della difesa avversaria e grazie al suo posizionamento ottimale (in quella situazione anche il cinismo che le ha permesso di andare sull’esterno per poi calciare in porta ha giocato un ruolo fondamentale).

Infine, il gol del 2-1 arriva liberandosi, in un’area di rigore densa di donne fisicamente più grandi di tutte le calciatrici dell’Italia, per quello che il New York Times ha definito uno “stunning header”. Un’altra grande protagonista della partita è stata Laura Giuliani che ha rassicurato la linea difensiva dell’Italia con delle grandi parate - tra cui lo sfortunato calcio di rigore - e delle uscite alte in mezzo all’area di rigore. Manuela Giugliano, invece, ha deliziato gli spettatori con il suo delicato tocco del pallone e con la sua intelligenza tattica. Entrambi i gol annullati delle azzurre arrivano da due suoi lampi di luce: prima una verticalizzazione a premiare il bellissimo movimento di Bonansea, poi a memoria cerca con un lancio di prima l’inserimento in area di rigore di Sabatino. 

 
La partita dell'Italia femminile contro l'Australia 

La partita contro la Giamaica potrebbe scrivere un’altra pagina di questo piccolo romanzo, dove le azzurre scenderanno in campo per cercare di agguantare una qualificazione importantissima. Le loro avversarie hanno trovato molte difficolta contro il Brasile, che è stato trascinato da un’incontrollabile Cristiane, una di quelle calciatrici complete sotto ogni aspetto offensivo. Nel primo gol ha dimostrato di avere una grande forza nelle gambe, che le ha permesso di elevarsi e di colpire il pallone con un colpo di testa e con una torsione del corpo nella direzione del secondo palo.

Il gioco delle brasiliane ha reso passivo quello delle giamaicane che sono arrivate poche volte in porta e, quasi sempre, lo hanno fatto con dei tiri da fuori area. Schneider, il loro portiere, si è dimostrata all’altezza di un Mondiale di calcio, parando un rigore al Brasile e compiendo più di un intervento decisivo che ha evitato un parziale troppo pesante. La partita è alla portata di questa Italia, che contro l’Australia ha dimostrato di saper leggere bene le situazioni di gioco e di saper anche soffrire nelle transizioni difensive (nel secondo tempo è stato decisivo l’ingresso di Bartoli a coprire la fascia sinistra). Le difficoltà maggiori delle azzurre sono arrivate attaccando una linea difensiva avversaria ben strutturata, attenta a rimanere sempre allineata e a far andare in fuorigioco le attaccanti (8 volte in 90 minuti). Kennedy e Polkinghorne hanno creato molti più pericoli in entrambe le fasi di gioco rispetto a tutte le altre compagne di squadra, ma sono state limitate bene nel secondo tempo da Linari e Gama (63% di contrasti aerei riusciti), che ha trovato il riscatto personale dopo l’errore che ha portato alla trasformazione del rigore di Kerr. La squadra di Bertolini ha dimostrato di essere una squadra molto attenta, che è riuscita a ribaltare il risultato mantenendo la calma e continuando a sfruttare le incertezze di un’Australia che si è sgretolata piano piano. Questo stesso atteggiamento, unito alle qualità delle singole giocatrici, potrebbe portare quei tre punti che significherebbero qualificazione.

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