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Novelli Ulisse

Per noi sarebbe come il ritorno a Itaca”. Prologo di un saggio critico-letterario sull’Odissea? Non vogliamo elevarci a tanto, ne abbiamo la presunzione di farlo. Più semplicemente, quella riportata è una dichiarazione di Adriano Galliani riguardante la possibilità, poi diventata trattativa concreta, di acquistare insieme al compagno di una vita, Silvio Berlusconi, il Monza calcio. A questo punto, a prologo avvenuto, diventa doveroso rispondere al quesito: perché Monza come Itaca?

La risposta è semplice ed è scritta a caratteri cubitali nella storia. Adriano Galliani nasce e sviluppa il suo ruolo di dirigente calcistico proprio al Monza, ricoprendo anche la carica di vice presidente, dal 1984 al 1986, oltre ad aver esalato il primo respiro proprio in un ospedale di Monza. Silvio Berlusconi ha sviluppato gran parte della sua carriera imprenditoriale in questa città.  luogo in cui ha trascorso anche larga parte della sua giovinezza. Proprio come Ulisse dopo un peregrinare lunghissimo tornò, naufrago indomabile,  nella sua Itaca, Silvio e Adriano si apprestano a tornare a casa, dove tutto è iniziato, dopo aver fatto del Milan la squadra più importante d’Italia (mi assumo a pieno titolo la responsabilità di tale affermazione) e una delle primissime in Europa.  E proprio il prestigio che deriva da questa epopea rossonera fa affermare ancora e sempre ad Adriano Galliani: “Dal sentore che si ha, il nostro arrivo avrà sulla serie C lo stesso impatto che ha avuto l’arrivo di Cristiano Ronaldo in Italia”. Come dargli torto?

Passando poi ad aspetti più puramente economici, le basi della trattativa prevedono l’acquisto di Silvio Berlusconi del 70% della società in cambio di 1.8 milioni di euro con l’attuale presidente, Felice Colombo, che terrebbe una minoranza del club pari al 30%. Anche in questo caso, corsi e ricorsi storici: il papà dell’attuale presidente del Monza, Felice Colombo, fu proprietario e presidente del Milan dal 1977 al 1980, vincendo una Coppa Italia e soprattutto lo scudetto della stella nel 1978-79. Strada mai parallele che si intersecano per l’ennesima volta, quelle fra i Colombo, Galliani e Berlusconi.

Testimoni che passano, mani che si stringono, affetto, stima e passione. Già, la passione. Mi ero ripromesso di non affrontare il tema dal punto di vista squisitamente “socio-politico” (d’altronde se due uomini rispettivamente di 82 e 74 anni vogliono passare l’ultima fase della vita divertendosi con una squadra di calcio saranno pure affari loro), ma non posso esimermi, nella ridda di ipotesi strampalate e controverse che girano tra i giornali, le radio e ancor di più tra i social, nel dire la mia: perché Silvio Berlusconi e Adriano Galliani comprano il Monza? Per passione. Proprio quella passione che negli ultimi anni sta scemando dietro a campionati spezzatino e commissari sub judice, plusvalenze fittizie e pene ridicole, e che dovrebbe invece essere il motore che sta dietro al mondo del pallone. Lo sento già l’eco. Ingenuo. Sei un ingenuo. Sarò anche ingenuo, ma sono assolutamente convinto che l’obiettivo primario sia solo uno, quello di dare per la prima volta, ad una città storica come Monza, il palcoscenico della Serie A. Missione impossibile? Forse. Sicuramente ardua. Probabilmente un po' meno per chi ha affrontato la propria vita al motto di “Chi crede, vince”.

Monza ci crede e io con lei.

Ci abbiamo creduto e ce l’abbiamo fatta. Abbiamo vinto”.

Ad Maiora!

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