0

Luciano De Crescenzo e il calcio, tra ...

"San Gennaro mio, non ti crucciare, lo sai che ti ...
1

Bill Russell: icona del gioco e della storia

Quando negli anni ’50 William Felton Russell, più ...
0

Fabio Quagliarella e il lieto fine

Un lieto fine dipende da dove interrompete la ...
0

Ho pianto per Roger Federer

Quando dopo quattro ore e cinquantacinque minuti ...
0

Un pelota e un bianco del Penedes al tavolo di ...

Scrivere di sport non è un mestiere inferiore”. ...

A sentire il presidente Piero Camilli, a novembre, la Viterbese questa stagione non l’avrebbe dovuta neanche giocare. “Voglio ritirare la squadra dal campionato. Mi conoscete da un po’ di anni oramai e sapete che quello che dico faccio. Ci hanno fatto una porcata: siamo stati spediti in un girone geograficamente quasi impossibile per noi. Io non ce l’ho con la gente del sud Italia per carità, ma quello che è stato fatto alla Viterbese è un gioco sporco uscito a tavolino”.

Il presidente di Lega Pro, Gabriele Gravina, aveva spedito i laziali nel girone C, quello dell’Italia Meridionale, con Trapani, Catania, Reggina, Siracusa. La logica con cui vengono definiti i gironi è quella di creare accoppiamenti che prevedano trasferte di massimo 300 chilometri. “La Viterbese, invece, dovrà farne di 1240 chilometri con date impossibili: il 23 dicembre siamo a Rende e il 26 in campo contro la Paganese. La federazione ha perso tre mesi dietro al teatrino dei ripescaggi e alla fine ci rimette una delle poche società serie di questa categoria”.

camilli
Piero Camilli, patron della Viterbese

69 anni, imprenditore del settore dell’industria alimentare, Piero Camilli commercia carni ovine ad Acquapendente, ultimo baluardo del Lazio verso la Maremma toscana. Prima consigliere e poi sindaco di Grotte di Castro, in quota centro-destra, è stato presidente di Grosseto e Pisa. Dal 2013 guida la Viterbese, prendendola per mano dall’Eccellenza fino ai play off, persi, per la Serie B. E ridando spessore ad una squadra dalla grande tradizione.

UN ARGENTINO IN TUSCIA

La storia del club gialloblu è simile a quella di tante altre realtà di provincia. Fallimenti e retrocessioni, mille cambi societari. Come quello che portò, negli anni 80, Omar Sivori a predicare calcio tra scorci medievali e vicoli di tufo. “Qui a Viterbo non conoscevo nessuno, solo Angelo Venanzi, un amico con il quale sono socio della Gm, una ditta di gestione mense e della quale vogliamo aprire una succursale in Argentina - raccontava ai microfoni de la Repubblica il Pallone d'Oro - Mi ha portato allo stadio, mi ha fatto vedere la squadra, io ho conosciuto la città e le antiche mura. Ho visto una provincia come Ascoli, Avellino, ricca ma senza più entusiasmo per il football, con una squadra dietro alla quale non c'era niente, nè un vivaio nè un legame con il tessuto sociale. Ho deciso che dovevo restare per creare qualcosa”.

Omar sivori
Omar Sivori, storico giocatore della Juventus, fu presidente della Viterbese nei primi anni 80

La Viterbese era retroceduta in Promozione ma riuscì subito ad essere ripescata nell’Interregionale. La gestione di Sivori parte bene ma non avrà grande seguito. Fu solo una parentesi di sogni e di speranze, di magia. “Nei giorni scorsi sono stato anche a Bomarzo, nel giardino dei mostri, mi interessava vederlo perchè uno scrittore argentino, Mujica Lainez, ne parlava in un suo libro. Strade che faccio per cercare casa. Ho visto delle zone bellissime a metà strada tra Roma e Viterbo. Cerco la campagna e una casa che sia casa, vecchia o nuova non importa. Non voglio vivere in città, non lo facevo neanche in Argentina. I paesaggi italiani sono piccoli presepi in confronto delle megapoli o delle praterie sudamericane”.

bomarzo
Bomarzo, paese della Tuscia viterbese nota per il famoso Parco dei Mostri, che tanto piaceva a Sivori

E UNA DONNA IN PANCHINA

A guidare la Viterbese, nel 1997, arrivò un altro numero uno dei presidenti di calcio italiani. Quel pazzo di Luciano Gaucci, capace di portare il Perugia, con Serse Cosmi, in Coppa Uefa. Eccentrico e geniale, decise di far allenare la squadra della Città dei Papi ad una donna: Carolina Morace.

morace
Luciano Gaucci, presidente della Viterbese, presenta il nuovo allenatore Claudia Morace

Prima donna al mondo al mondo ad allenare una squadra professionistica di calcio” celebrava solenne Giuseppe Toti sul Corriere della Sera. “Ecco la mia Nakata” annunciava invece Luciano Gaucci. La Morace, presentata in conferenza stampa al Palazzo dell’Incoronazione di San Martino al Cimino, a chi le chiedeva se chiamarla “trainer, o mister, o mistera” rispose candida, ma decisa: “Chiamatemi Carolina”. Il 4-4-2 nella mente, il modello del Milan di Capello e della Juve di Lippi. “Il calcio è l’unico sport dove gli allenatori si improvvisano. I settori giovanili sono quasi spariti perché non esistono più gli istruttori ­– raccontava Morace -  In compenso, va in panchina l’edicolante o il macellaio, a differenza di tutte le altre discipline”. La storia finì addirittura sulle pagine dell’americano Time: “La Morace per il calcio femminile a quello che ha rappresentato Michael Jordan nel basket. Ma in Italia sembra che nessuno se ne sia reso conto. L'Italia vive di calcio, ma solo quello giocato dagli uomini”.

Il matrimonio tra Viterbese e Morace, infatti, dura poco. Precisamente cento giorni, dopo cinque partite, 3 vittorie e una sola sconfitta.

morace2
Finisce la love story tra Morace e Viterbese. Archivio Corriere della Sera

 

LEGGI ANCHE: ALDO MALFETTA, IL CALCIATORE CHE SCOPRI' L'ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE 
LEGGI ANCHE: MAKOTO HASEBE, IL LIBERO DELL'EINTRACHT FRANCOFORTE CHE LEGGE NIETZSCHE

IL MIRACOLO DELLA COPPA ITALIA

Vent’anni e almeno altrettanti allenatori dopo, ecco che la Viterbese compie il miracolo. Perché nella stagione che, per Camilli, non si doveva neanche giocare, i Leoni gialloblu hanno conquistato la prima, storica, Coppa Italia di Serie C.

Un trofeo alzato al cielo contro il Monza di Berlusconi, battuto con un gol di Zivko Atanasov, difensore classe 1991 figlio di Jordanka Donkova, oro nei 100 metri ostacoli alle Olimpiadi di Seul 1988. Il capitano della squadra è Simone Sini, cresciuto nel Tor di Quinto e nella Roma, il trascinatore è un ghanese che ha il nome di un cancelliere tedesco, Ngissah Bismark, per tutti Mario, visto che è uguale a Balotelli.

ViterbeseI festeggiamenti della Viterbese dopo la finale vinta con il Monza 1 a 0, dopo la sconfitta per 2 a 1 dell'andata

Durante i festeggiamenti però la mia testa era altrove, pensavo a chi sarà il nostro avversario ai play off per la Serie B”, ha detto il presidente Camilli. Perché la Coppa Italia spalanca le porte degli spareggi, dove la Viterbese entrerà in gioco il 19 giugno. L’ultima volta, lo scorso anno, eliminò Pontedera, Carrarese e Pisa ma dovette fermarsi davanti al Sudtirol. Ora la storia sarà diversa. Perché il morale è a mille e c’è voglia di portare la Serie B a Viterbo, per la prima volta. Tra papi, noccioleti e medioevo.

El Equipo Fantasma

La Paz, la capitale amministrativa della Bolivia si trova a più di 3500 m d'altitudine, è la capitale più alta del mondo, fare sport ad un'altitudine così elevata non è facile per chi non ci è abituato, l'aria rarefatta riduce le capacità respiratorie e il pallone prendendo più velocità, assume traiettorie imprevedibili; per questo la FIFA, già da qualche anno, ha vietato lo svolgimento di gare internazionali a più di 3000 metri d'altezza.

Vincere in casa della Bolivia è sempre stato difficile quindi per le altre nazionali sudamericane, spesso i giocatori arrivano in Bolivia qualche giorno prima della partita e non c'è abbastanza tempo per abituarsi all'altitudine.

Capita però che contro la Bolivia sei costretto a vincere, magari perché ti serve per accedere ai mondiali, soprattutto se ti chiami Argentina e quattro anni prima quella qualificazione l'avevi steccata.

L'anno era il 1973 e sulla panchina dell'Albiceleste sedeva un certo Omar Sivori, che da grande uomo di calcio qual era aveva capito che la sua squadra non poteva assolutamente arrivare impreparata a quella sfida, bisognava che i giocatori arrivassero qualche tempo prima in Bolivia per ambientarsi meglio e arrivare pronti alla sfida, ma c'era un problema, gli impegni stretti non lo permettevano, c'era un'altra partita contro il Paraguay da giocare, e allora si doveva trovare una soluzione alternativa.

L'idea di Sivori fu geniale, chiamò un gruppo di calciatori, tra cui anche un giovanissimo Mario Kempes, l'unico di questi che poi sarebbe andato anche al mondiale, e li mandò ad allenarsi a 2500m d'altezza, sulle Ande argentine, ben 75 giorni prima della partita. Nel frattempo il resto della nazionale avrebbe giocato contro il Paraguay.

Il tempo da passare in ritiro ad alta quota era così tanto, che dopo un po' persino la federazione argentina si dimenticò di quei calciatori, non pagava più per il loro sostentamento e i calciatori si ritrovarono a vivere in condizioni pessime, costretti ad organizzare delle amichevoli e utilizzare i proventi per comprarsi il cibo e cucinarselo da soli, dispersi in qualche bettola sulle montagne.

Alcuni di loro, come per esempio i tre arrivati dal River Plate, non ressero a quelle condizioni e se ne ritornarono a Buenos Aires.

Nella sua autobiografia, Mario Kempes ricorda così quei giorni:“L'AFA si dimenticò di noi e ce la passavamo veramente male. Non sapevamo neanche come mangiare. Avevamo due amichevoli e finimmo per farne sei o sette in cambio di denaro, così compravamo le cose in un supermercato e qualcuno preparava il cibo. Tornai con 7 o 8 chili di meno.”

Dopo un po' anche i giornalisti si cominciarono a chiedere che fine avessero fatto quei calciatori di cui non sapevano più niente, tanto che qualcuno iniziò a chiamarli “El Seleccionado Fantasma”, la Nazionale Fantasma.

Nonostante tutto però, la strategia di Sivori si rivelò vincente, la partita si giocò il 23 settembre 1973 e finì 1 a 0 per l'Argentina, a segnare fu Oscar Fornari, detto “il Passero”, proprio uno di loro, di quel manipolo di eroi che avevano passato più di 2 mesi sulle montagne dimenticati da tutti.

Fu il gol più importante della mia vita.” ricorda Fornari, “Eravamo stati dimenticati. Ci chiamavano la Squadra Fantasma, ci hanno persino fatto una foto con i lenzuoli addosso”.

Grazie a quella vittoria e a quella con il Paraguay l'Argentina si qualificò al Mondiale, al quale  Sivori neanche partecipò, fu esonerato prima per alcuni dissapori con il presidente Peron. La sua esperienza come allenatore, che non fu prolifica come quella da calciatore, si concluse con quella qualificazione avvenuta grazie alla sua intuizione e grazie a un gruppo di calciatori che in Argentina sarà ricordato per sempre come El Equipo Fantasma.

Internazionale

Altri sport

Interviste

Amarcord

Chi siamo

Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo | Approfondimenti, statistiche, interviste, amarcord su tutto il calcio, italiano ed estero, e tutto lo sport! Ripartiamo in contropiede, dopo esserci chiusi e aver difeso, pronti ad andare in rete insieme a voi! Seguiteci per restare sempre aggiornati sul mondo dello sport!