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Combattere il razzismo con una poesia

I migliaia di abbonati e di tifosi del Cagliari, al momento di occupare i propri posti alla Sardegna Arena per la sfida (vinta) contro il Genoa, hanno trovato una piccola sorpresa sul proprio seggiolini. Un volantino, ideato dalla società, con sopra scritta una poesia di Grazia Deledda.

Prima donna italiana a ricevere il Nobel per la letteratura nel 1926, nata a Nuoro nel 1871, aveva la Sardegna impressa sul corpo, nelle vene, nel cuore. Tanto che la stessa motivazione diramata dalla giuria del Premio recitava: "Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano".

volantino cagliari

Per questo motivo il Cagliari ha deciso di usare le sue parole per combattere il razzismo. Poche settimane fa i buu razzisti avevano sommerso l'attaccante dell'Inter, Romelu Lukaku, che su Instagram aveva replicato: "Il calcio è un gioco amato da tutti e non dovremmo accettare alcuna forma di discriminazione che possa provocare vergogna nel nostro sport. Noi calciatori dobbiamo essere uniti e prendere una posizione, per far sì che il calcio resti un gioco pulito e divertente per tutti". Nel giro di poche settimane i casi si sono triplicati e l'ultima vittima, ma solo in ordine di tempo, è stata Dalbert della Fiorentina, nella sfida contro l'Atalanta sul neutro di Parma.

Al fianco del loro attaccante si erano schierati gli Ultras dell'Inter, che attraverso un comunicato, da più parti definito delirante e privo di senso, avevano pregato il calciatore belga "di vivere questo atteggiamento come una forma di rispetto per il fatto che temono i gol che potresti fargli non perché sono razzisti. Quando dichiari che il razzismo è un problema che va combattuto in Italia, non fai altro che incentivare la repressione di tutti i tifosi".

lukaku dentro

La sagra delle dichiarazioni è passata per la bocca del presidente Fifa Gianni Infantino ("In Italia il razzismo è un problema molto grave") e per quella del ct della nazionale Roberto Mancini ("Il nostro non è un paese razzista"). Zero soluzioni, zero proposte. Parole al vento.

E forse lo saranno anche quelle di Grazia Deledda, ma è stupendo e soprattutto utile vedere la lotta al razzismo sotto questo aspetto, ovvero come la lotta del bello contro il brutto, della civiltà contro la barbarie, della libertà contro la paura. Della poesia contro gli insulti. Il resto, poi, va fatto a scuola, in casa, per strada. Va fatto nei campi di calcio, con pene più severe e misure certe.

Intanto, per chi volesse, ecco il testo della poesia di Grazia Deledda scelto dalla società del Cagliari:

Noi siamo Sardi

Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi,
romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.

Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono
sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.

Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo,
lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.

Siamo il regno ininterrotto del lentisco,
delle onde che ruscellano i graniti antichi,
della rosa canina,
del vento, dell’immensità del mare.

Siamo una terra antica di lunghi silenzi,
di orizzonti ampi e puri, di piante fosche,
di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.

Noi siamo sardi.

 

Risultati immagini per grazia deledda

Provate a digitare su Google, o su Internet Explorer per i più nostalgici, il nome di uno dei più grandi cestisti del gioco contemporaneo: James Harden. Vi aspettereste una qualche notizia di gossip, una giocata, il suo Palmarès ( ancora un po' scarno per uno del suo calibro). E invece no. Se cercate quel nome troverete dei titoli imbarazzanti: "James Harden testimonial Adidas insultato per la sua barba e colore della pelle" .

La multinazionale di prodotti e capi sportivi ha infatti scelto da qualche anno come suo prediletto testimonial  James Harden, uno che quest'anno ha viaggiato a quasi 37 punti di media. Siete amanti del calcio? Bene, è come se aveste nella vostra squadra del cuore uno che ogni singola dannata giornata vi fa almeno un gol e un assist, giusto per farvi capire  di che tipo di arsenale sportivo dispone "il Barba". Esatto, lo chiamano così. Perché da quando gioca a Houston ha sempre avuto quella folta barba da..."Terrorista". Così purtroppo lo hanno "chiamato" molti tizi dalla pelle bianca e dagli occhi non a mandorla fra i commenti di un post con cui Adidas stava pubblicizzando una campagna promozionale. 

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James Harden con la maglia degli Houston Rockets

Sconti fino al 33%. "Negro", "Come vi trattate nei centri di accoglienza", "Addirittura siete arrivati a questo, ad avere come testimonial un negro pur di avere fama e soldi? Basta mi avete perso come cliente". Gentile signore la informiamo che Adidas continuerà  a fatturare miliardi anche senza il suo "contributo". Look da profugo, anche se esattamente non sappiamo come e cosa sia, forse lo presenteranno alla Milano Fashion Week del 2020. 

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Tutta questa roba un po' fa riflettere. Se non vi suscita niente, beh allora c'è un problema serio, anche perché  è da anni, da anni, che si fanno campagne pubblicitarie con giocatori di colore. Questi commenti fanno scalpore perché siamo perbenisti e ad essi si dà più risalto o perché un problema c'è? La risposta dovremmo cercarla in noi stessi, rifuguarci in noi stessi senza tapparci le orecchie, invece di condividere le nostre "certezze" sui Social, che più ad essere utili per cercare informazioni sono ultimamente diventati mezzi per sfoggiare l'ingegnere, il politico, il moralista che è in noi.

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La notizia fa male soprattutto ai tifosi,e non, italiani che in queste ore sono stati derisi e malvisti da tutto il mondo per non aver riconosciuto James Harden e per averlo insultato. È sbagliato questo? Sì perché generalizzare è sbagliato, per tutti. In realtà il "sugo" della storia è un altro. Chi se ne frega che quel tizio sia Harden o chicchessia. Se guardiamo una pubblicità di spazzolini o dentifrici ci preoccupiamo che questi rendano bianchi i nostri denti o di quanto sia brutto o brutta la testimonial? La dottoressa che curerà una nostra malattia deve essere bella e bianca o capace di operarci a cuore aperto? 

Harden nel frattempo non ha commentato l'accaduto anche se difficilmente questa notizia non sarà arrivata alle sue orecchie.
"Fear the Beard". Paura del Barba. Forse sì, è proprio un terrorista perché lancia bombe anche da centrocampo. Sguardo perso nel vuoto, una decina di palleggi per ubriacare l'avversario, step back, e tiro a dieci metri dal ferro. CIAF,  ha preso solo la retina. Lo show continua. Il pubblico è incredulo. Noi abbiamo strappato solo qualche ghigno amaro.

Il Chelsea vuole mandare i suoi sostenitori razzisti a fare dei viaggi nel campo di concentramento nazista di Auschwitz invece di imporre il divieto di vedere le partite.

Il proprietario del club, Roman Abramovich, ebreo, è in prima linea nell'iniziativa, progettata per affrontare l'antisemitismo tra i fan. E il Chelsea chiede di essere supportato in questo anche dagli altri club della Premier League.

"Se vuoi cambiare il loro comportamento", ha detto al Sun il presidente del Chelsea, Bruce Buck, “questa politica dà loro la possibilità di realizzare ciò che hanno fatto”.

"In passato li prendevamo dalla folla e li mettevamo al bando, per un massimo di tre anni, ora diciamo: "Hai fatto qualcosa di sbagliato, hai l'opzione, possiamo bannarti e passare il tempo con i nostri funzionari della diversità ".

Il Chelsea ha criticato pubblicamente alcuni dei suoi fan per i cori antisemiti contro i rivali Tottenham nel settembre 2017.

Buck ha aggiunto: "È difficile agire su un gruppo di 50 o 100 persone che stanno cantando, è quasi impossibile gestirle, ma se abbiamo individui che possiamo identificare, possiamo farlo".

Mercoledì scorso il Chelsea ha presentato in anteprima un nuovo film alle Camere del Parlamento volto a sensibilizzare sulle conseguenze dell'antisemitismo, alternando immagini di canti offensivi e post sui social media insieme a immagini dell'Olocausto. Buck ha dichiarato al sito web del club: "Stiamo solo cercando di attaccare l'antisemitismo in questo mondo, speriamo di dare un contributo concreto per la società".

 

Dal The Guardian

https://www.theguardian.com/football/2018/oct/11/chelsea-to-send-racist-fans-auschwitz-instead-banning-orders-antisemitism?CMP=fb_gu

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