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Quando la mattina dell'11 aprile 1945 i militari americani della 89esima Divisione Fanteria entrano a Buchenwald, trovano il campo di concentramento già liberato. I tedeschi erano fuggiti, i prigionieri erano riusciti a guidare una Resistenza eroica e impensabile. Quando i soldati del generale George Smith Patton aprono le porte e i cancelli dei capannoni, però, trovano anche tanti fantasmi. Tra questi, quelli di Icilio Zuliani, che appena sette anni prima giocava a calcio, e segnava, con la maglia della Fiumana.

La squadra della città dove era nato, il 29 ottobre del 1909. Primo di tre figli, figlio di Attilio ed Emma Contus, la mamma che Zuliani perderà prestissimo. "Ici", così lo chiamano, è uno sportivo a tutto tondo: corre come un matto sulle piste di atletica leggera, gioca a tennis, si diverte a fare canottaggio. Gioca a calcio, ovviamente, prima nella squadra dell'oratorio poi nelle giovanili delle Fiumana. Un anno in prestito al Gloria, per farsi le ossa, per tornare nel 1928. Intanto Zuliani studia, finisce le medie e inizia le superiori, in un tempo in cui non era così scontato. Qui conosce la bella Elena Lakos, ragazza di origini ungheresi che gli ruba il cuore. E che sposerà nel 1936.

Fiumana

Sono gli anni più belli, quelli prima del tracollo. Con la Fiumana Icilio Zuliani gioca un solo campionato di A, anzi di Divisione Nazionale, prima di retrocedere in B prima e in Serie C poi. Ma quella maglia rossoblugialla, tra gli anni 20 e 30, Ici la condivide con grandi calciatori. C'è Marcello Mihalich, mezzala sinistra che passerà presto al Napoli, all'Ambrosiana e persino alla Juventus. C'è Giovanni Varglien, che con la maglia bianconera registrerà quasi 400 presenze. C'è soprattutto Rodolfo Volk, che giocherà con Icilio Zuliani a Fiume in due parentesi, fine anni 20 e metà anni 30. In mezzo c'è l'esperienza di Roma, con la quale gioca 157 partite e segna 103 reti, tra cui quella che decide il primo derby della storia. I due giocheranno insieme anche nella stagione 36-37, l'ultima di Zuliani, che intanto trova lavoro da impiegato, come aiuto contabile nell'ASPM, l'azienda comunale che gestisce i servizi di acqua e gas. Sono tornei propaganda, organizzati dal Governo Fascista. E a Icilio non piacciono.

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Ha idee antifasciste, viene da una famiglia socialista, non ha paura di controbbattere, di rispondere, di dire quello che pensa. Per questo, nel 1942, viene spedio al confino in Puglia, a Manfredonia. Quando le notizie dell'8 settembre però iniziano a circolare decide di tornare a Fiume, la sua Fiume, per opporsi alla dittatura. Lo fa schierandosi con i partigiani, collaborando in vario modo, tra informazioni, viveri e munizioni. Nella Resistenza trova diversi suoi compagni di squadra, proprio alla Fiumana: c'è il portiere Mandich, c'è Alceo Lipiszer, ci sono i fratelli Claudio e Ottorino Paulinich, e anche Bruno Quaresima e Nevio Scalamera. "Nell’estate del ’43 ormai in procinto di esordire in prima squadra, Mandich era stato arruolato nella Regia Marina e si era trasferito a Venezia. Qui fu sorpreso dalla Gestapo in giro per la città il giorno stesso dell’armistizio e venne immediatamente arrestato", scrive Edoardo Molinelli nel libro Cuori Partigiani.

Icilio Zuiani
Icilio Zuliani

Tutti e sette vengono arrestati e deportati. Anche Icilio Zuliani, che viene catturato dai tedeschi e portato nel carcere triestino del Coroneo. Il 27 aprile 1944 è deportato a Dachau, sulla sua pelle viene tatuato il numero 67399, sul suo braccio viene imposto il triangolo rosso: quello dei deportati politici. Il suo fisico da sportivo sembra reggere, per questo il 12 dicembre dello stesso anno viene mandato a Buchenwald, il campo di concentramento tedesco dove si praticava la morte attraverso il lavoro forzato. Oltre 14 ore di pala e piccone al giorno, troppe anche per delle braccia e delle gambe allenate come le sue.

Così, quell'aprile del 1945, quando le truppe americane liberano Buchenwald Icilio Zuliani è l'ombra di sé stesso, "una larva". Non è in grado di mangiare, la dissenteria lo sta divorando dall'interno. E così morirà, il 9 maggio 1945. Sarà l'unico della "squadra partigiana" della Fiumana a non tornare a casa.

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