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Russell Westbrook, tuono romantico

Ermias Davidson Ashgedom. Non lo conosce nessuno, almeno non con questo nome. E’ il nome che, in un modo o nell’altro, è comunque legato alla storia con la “S” maiuscola della NBA. E’ il nome a cui Russell Westbrook ha dedicato la sua tripla doppia numero 135 della carriera: 20 punti, 20 rimbalzi e 21 assist. Non accadeva dal 1968, non accadeva da mister 100 punti. Non accadeva dai tempi di Wilt Chamberlain.
 
Potete andare su qualsiasi social network del mondo, in qualsiasi pagina di basket : ovunque, là, troverete insulti e invettive contro il numero zero degli Oklahoma City Thunder, tale Russell Westbrook. Stats-padder, buco nero del gioco e altre parole non adatte ai più sensibili. Forse perché se viene insultato da un tifoso lui si gira e gliene dice quattro o semplicemente si “limita” a mostrare il dito medio ; forse perché se si trova a bordo campo ed un piccolo tifoso quattordicenne  lo spinge, il numero zero si mette a rimproverare il padre seduto a fianco. O forse, semplicemente, perché un po’ lo è. Ma chi non ha dei difetti?
 
Westbrook, e questo è il punto, non ha paura di mostrare i muscoli anche se sopra ci sono delle cicatrici enormi, un po’ provocate dalle sue scelte e un po’ da quelle degli altri. Di certo è un grande accentratore del gioco, come tutti i grandi professionisti degli sport di squadra. I grandi professionisti spostano gli equilibri, non come disse Bonucci intendiamoci, e dove si spostano gli equilibri  c’è il bisogno comunque di trovare una nuova stabilità nel gioco. Stabilità che un tempo, ad inizio stagione, avevano i Thunder ma che ora, da due mesi a questa parte, è stata un po’ persa.
 
 I Thunder sono 24esimi (su trenta) per assist a partita, non un piccolo problema se dovranno affrontare i campioni in carica, primi in questa classifica, al primo turno dei Playoff. Westbrook e soci di fatto si passano poco la palla, e proprio perché il primo la tiene molto in mano. Per avere un’idea le azioni del team durano in media, per il 45% dei possessi, 9  secondi. Un po’pochini se ne hai a disposizione 24. Inoltre il 35% circa dei tiri vengono presi dopo che il tiratore ha palleggiato fra le 3 e 7 volte ( ..e oltre). Tutto ciò rende più farraginoso il gioco, che di certo non è proprio così fluido. Eppure i Thunder, che in italiano significa tuono, hanno proprio l’energia e l’esplosività di Westbrook che rappresentano una vera e propria mina vagante all’interno della Lega. Questa è una squadra che è capace di piazzare parziali stratosferici, vedere il 24 a zero contro Indiana. Questa è una squadra che ha un duo in grado di segnare 70-80 punti in una partita.
 
A volte è necessario fare due passi indietro per poterne fare 10 in avanti”. Di chi è questa citazione? Delle prime tre parole di questo articolo. Nome d’arte Nipsey Hussle. L’uomo a cui sono stati inferti svariati colpi d’arma da fuoco, fuori dal suo negozio a Los Angeles. La morte non deve generare fama. Deve far riflettere. Questo Russel Westbrook, al di là di tutto, lo ha capito.

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