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Gli Europei del 1968

 

Roma, 10 Giugno del 1968, Stadio Olimpico. Gli spalti sono strapieni e si sta per disputare la finale dell’europeo tra i padroni di casa dell’Italia e la temibile Jugoslavia. 

Il popolo italiano sogna il suo primo trionfo europeo dopo i due precedenti mondiali conquistati nel 1934 e nel 1938. Il 1968 non è un anno qualunque, è un anno di cambiamenti in cui la gente si ribella e scende in piazza per cambiare la propria condizione economica, gli studenti protestano (famosi i moti degli studenti dell’Università La Sapienza di Roma) con alcuni addetti ai lavori del mondo del calcio che diranno che il calcio è una fonte di distrazione dai moti di rivoluzione.

Per le strade risuona “Pugni chiusi” de I Ribelli e l’Italia non parte da favorita ma è spinta da un Olimpico tutto schierato a favore suo e riuscirà nell’impresa di trionfare dinnanzi al suo pubblico.

Un’impresa nel vero senso della parola visto che in semifinale l’Italia aveva rischiato l’eliminazione a causa del sorteggio con la monetina. All'epoca ancora non c’era il sistema dei calci di rigore e visto lo 0-0 dei tempi regolamentari e supplementari contro la temibile URSS, lo stadio San Paolo il 5 Giugno tremava al fatto di vedere i propri pupilli uscire nel modo più brutto possibile. Ma pochi sapevano che il buon Giacinto Facchetti, compagno e rivale di Dino Zoff nel gioco delle carte, era molto fortunato. Zoff infatti ancora prima di vedere l’esito della monetina aveva capito che l’Italia sarebbe passata in finale. E così fu.

Il San Paolo era in festa così come tutta Italia e tre giorni dopo ci sarebbe stata la Jugoslavia, una squadra fortissima ma allo stesso tempo non vincente. Eppure sono gli jugoslavi a passare in vantaggio, fino a quando Domenghini su punizione ristabilisce la parità all’80esimo minuto con conseguente ripetizione della partita. Due giorni dopo l’Olimpico è ancora più in fermento e al 12esimo minuto il giovane Gigi Riva sigla il gol dell’1 a 0 che apre le porte del trionfo, sancito definitivamente da Pietro Anastasi al 31esimo.

L’Italia trionfa e il pubblico sugli spalti per festeggiare brucia i giornali quasi ad imitare l’effetto torcia dei moderni telefoni. Un tocco di nostalgia di un'Italia che non c'è più.

Il ritorno del figliol prodigo.

Il ritorno del figliol prodigo.

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Queste parole della canzone “Amici Mai” di Antonello Venditti sembrano scritte appositamente per il ritorno di Leonardo Bonucci alla Juventus. Bonucci che con la Juventus aveva interrotto la sua storia d’amore un anno fa, anzi anche prima visti gli screzi interni con la punizione dell’ormai celebre sgabello di Oporto, della presunta lite nell’intervallo della finale di Champions League di Cardiff contro il Real Madrid e del rapporto incrinato con mister Max Allegri. La vita è strana e imprevedibile ma in un ritorno di Bonucci in maglia bianconera neanche il più folle scommettitore inglese avrebbe scommesso un euro anzi una sterlina. Se c’è stato questo ritorno alle origini è tutto dovuto all’effetto CR7, perché quel portoghese così forte in campo è capace di spostare gli equilibri ovunque e condizionare tutto ciò che lo circonda come testimoniano le migliaia e migliaia di magliette sue vendute e addirittura le quotazioni del fantacalcio cresciute vertiginosamente e che hanno fatto aumentare i prezzi dei vari Icardi, Immobile, Dybala. Sicuramente senza Ronaldo in bianconero non si sarebbe potuto concretizzare questo clamoroso ritorno di Bonucci perché innanzitutto l’umore della piazza sarebbe stato negativo con possibili veementi proteste da parte dei tifosi bianconeri, ma con l’acquisto del miglior giocatore del mondo anche un po’ di amaro diventa dolce; dolce perché non si parla di un giocatore di livello basso ma di un difensore capace di formare con Giorgio Chiellini una super difesa. Seppur molti tifosi di fede bianconera sono contrari sia per quanto accaduto un anno fa e sia per le modalità di ritorno del difensore ormai ex capitano milanista, visto che la Juventus ha dato in cambio Mattia Caldara giovane di belle speranze e futuro della nazionale c’è un perché che si riassume in due parole: Champions League. La Juventus che è stanca di vincere solo in Italia vuole tornare ad alzare la coppa dalle grandi orecchie che manca dal lontano 1996 e vista l’età di Ronaldo non può mica attendere che Caldara maturi e diventi un top, perché attualmente non lo è ma potrebbe diventarlo nel giro di 3-4 anni e anche a livello economico l’operazione ha una quadratura perché Caldara senza aver giocato una partita in bianconero viene venduto a 40 milioni (scambio alla pari con Bonucci valutato anch’egli 40) dopo che la Juventus lo aveva acquistato per 15 milioni e ovviamente con la recompra o se magari invece di Caldara veniva ceduto Daniele Rugani che ha dimostrato di non essere un top sarebbe stato molto meglio ma come si sa, nessuno regala nulla soprattutto nel mercato e quindi il sacrificio Caldara è mirato. Ma attenzione perché la Juventus è si una delle favorite a vincere la Champions ma non è obbligata a vincerla perché ci sono squadre come il Psg che spendono milioni su milioni con giocatori top ma che non la vincono poi e chi l’ha vinta e chi ne capisce di calcio sa che in Europa ci vuole bravura, mentalità ma una cosa fondamentale, il fattore C (CU..) perché un episodio a favore o sfavore può cambiare la stagione e persino la carriera di un giocatore o di una squadra e il delitto perfetto sarebbe un gol di Bonucci in finale Juventus-Psg contro l’amico Buffon con la Juventus campione d’Europa, in quel caso i tifosi bianconeri dimenticherebbero l’esultanza di Bonucci allo Stadium di qualche mese fa contro la curva bianconera ma realisticamente parlando già tra qualche mese probabilmente si ricomporrà la frattura. Bentornato a casa Bonny.

Atalantaland

Negli anni 90 il Foggia di Zeman era chiamato dai tifosi "Zemanlandia" visto il calcio offensivo e spumeggiante di quel Foggia sforna talenti come Giuseppe Signori, un bomber che ancora oggi nonostante abbia smesso da un pò di giocare è tra i migliori realizzatori della storia del campionato italiano.

Oggi Zemanlandia è solo un qualcosa di nostalgico per gli amanti del calcio offensivo ma invece c'è una realtà che ormai da anni è una certezza e che ogni anno non smette di sorprendere: è l'Atalanta.La società bergamasca puntualmente sforna e fa crescere i migliori talenti che frutteranno diverse importanti plusvalenze economiche. Il segreto dell'Atalanta è nelle sue strutture ben organizzate (cosa in Italia molto rara) e c'è un settore giovanile di livello, infatti la squadra primavera spesso è protagonista nel campionato di calcio dedicato alle squadre primavera ma il percorso inizia da piccoli.

I giovani campioni affrontano dure prove prima di entrare in squadra e solo i migliori vengono selezionati e una volta passato il provino possono vedere da vicino i loro idoli che ammiravano prima da casa e stare in contatto con loro. Infatti il centro sportivo di Zingonia offre grandi spazi e tanti campi di allenamento in cui i piccoli calciatori e quelli della prima squadra si allenano vicinissimi. I primi risultati degli investimenti sulla struttura di Zingonia e sul vivaio si vedono tra fine anni 90 e inizi anni 2000; si ricordano i gemelli Zenoni,Pazzini, Montolivo che hanno avuto l'onore di giocare anche in Nazionale e questo è motivo d'orgoglio per la società bergamasca. Oggi l'Atalanta come quell'Atalanta di fine anni 90 è di nuovo protagonista e non è più una sorpresa; guidata da Gasperini negli ultimi anni ha valorizzato giocatori come Caldara, Conti e Cristante che saranno i prossimi perni dell'Italia. Infatti Conti è stato acquistato dal Milan la scorsa stagione e dopo lo sfortunato infortunio al legamento crociato vuole tornare ad essere protagonista; Caldara invece è sbarcato da poche settimane a Torino sponda Juve e nonostante ci sono voci di mercato che lo vogliono vicino al Milan nell’affare Bonucci dovrebbe restare con i bianconeri con il recente placet di mister Max Allegri; Cristante invece è andato da poco a Roma sponda giallorossa e dimostrerà di poter sostituire il ninja Nainggolan che si è trasferito nell’Inter di Luciano Spalletti.

Nonostante questi giovani forti e di prospettiva che hanno lasciato Bergamo la giostra Atalantaland non si ferma qui e già ieri sera durante l’andata del preliminare di Europa Leaugue contro il Sarajevo hanno giocato dal primo minuto sia Mancini giovane difensore che Barrow, attaccante classe 1998 e sicuramente durante la stagione mister Gasperini oltre ai due sopracitati farà giocare ed esplodere qualche altro giovane diamante.

Il calcio è di chi lo paga

Non è questione di essere nostalgici. Il mondo della comunicazione, e così quello della televisione, sono in eterno divenire e ci si deve fare i conti, aggiornarsi e rimanere al passo. Non è questione nemmeno di essere attaccati a piccole gioie artistiche come Jack Trombey e il suo Pancho, Herb Alpert e il suo Taste of Honey. Non è solo un discorso di immagini sacre e di immaginario popolare, di radioline e di "Attenzione Ameri..", di pomeriggi sul divano ad aspettare che un gol prendesse forma. Quello che sta succedendo in Italia, con l'assegnazione dei diritti televisivi, è una questione di soldi e di rispetto.

I soldi, sono quelli della Lega. 1,1 miliardi in totale, divisi per tre diversi pacchetti in cui saranno divise le partite: tre il sabato, sei la domenica, una il lunedì sera. Il pezzo principale è quello che prevede 114 eventi, per un’offerta minima a stagione di 452 milioni di euro. Il pacchetto 6 prevede invece 152 eventi con prezzo minimo di 408 milioni e il pacchetto 7 riguarda 114 eventi a 240 milioni. Nessun operatore (fin qui gli interessati sono Mediapro, Sky, Perform, Mediaset, Tim e Italia Way) potrà acquistarli tutti. Ci saranno quindi due detentori dei diritti tv e, salvo accordi di ritrasmissione, i tifosi dovranno sottoscrivere due diversi abbonamenti per vedere le partite della propria squadra.

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Ma non finisce qui. Nel bando stipulato dalla Lega Calcio si legge che gli highlights e i gol delle partite di Serie A non saranno più trasmessi in televisione, in chiaro, prima delle ore 22.00 di domenica. Sul web, invece, sarà possibile vedere le immagini delle partite tre ore dopo la fine del match ma solo grazie ad un pacchetto apposito, Digital Plus, i cui diritti saranno presto banditi.

A queste condizioni probabilmente scompariranno programmi come 90 Minuto e il Sabato della DS. Una questione sulla quale la Rai ha già preso posizione: "Gli interessi economici dei club di calcio passano sopra a ogni interesse dei cittadini che hanno il diritto di godersi lo sport, anche sulla tv pubblica. Chiediamo alla Lega Calcio un urgente ripensamento".

Cattura

Il bando della Lega andrebbe così a cancellare la possibilità, per i milioni di tifosi italiani che non possono permettersi una pay tv, di vedere i gol della loro squadra. È il calcio moderno, bellezza. Si può fermare? No, ma qualcosa, comunque, si può fare. Chi può permettersi il doppio satellite, all'abbonamento per il divano preferisca quello per lo stadio. Chi non può permetterselo riprenda in mano la radiolina. Invece di vederla da casa, riempite la curva. E per le partite in trasferta, scendete al bar, tornate nei club. A chi vi vuole chiusi in casa, rispondete andando allo stadio. E le società stiano veramente dalla parte dei tifosi. Prezzi popolari per i settori popolari, cento euro in meno ad abbonamento ma mille abbonati in più. Solo così qualcosa potrà veramente cambiare.

Solo così il calcio tornerà alla gente, solo così il calcio sarà veramente di chi lo ama.

Vedere attraverso la lente dell’ironia quel che c’è...o speriamo ci sia!

Passino le analisi tattiche volte a perorare una determinata causa: lo sguardo critico rimane fondamentale per una esistenza che tenga lontani gli spettri dell’abitudine e gli altrettanto accomodanti schemi mentali prestabiliti.

Esempio (seguitemi): agli inizi del liceo (periodo non ben specificato tra Pleistocene e Triassico), ero in fissa con i Paramore, grazie ad una( ai tempi) cara amica con cui (ovviamente) ho perso i contatti. Il gruppo emo-punk-rock, capitanato dalla tuttora-donna-che-sognerò-sempre Hayley Williams, mi conquistava per la estensione vocale della front-man, i testi da un pessimismo sconfinato (la situazione dell’Udinese è NULLA, al confronto) e le chitarre mal suonate, ma che smuovevano le orecchie ed il cuore del piccolo autore adolescente.
Acquistai addirittura (primo e “forse” solo nel mio paese), all’unico negozio di dischi della cittadina, il loro terzo album appena uscito, ormai nove anni or sono.
Bene. Avete per caso ascoltato il loro ultimo prodotto musicale, uscito l’anno scorso? Io no, fino a pochi minuti fa: intenzionato a gettarmi sul divano e riflettere sulla brevità della vita ed i cambi di direzione (Suso chi?), ho cambiato idea, purtroppo per voi aggiungerei, ed ho cercato di rapportare quello che era giunto alle mie orecchie, quasi non accettabile dalla realtà in cui credo di vegetare, con le partite che incombono.
Cosa mi spiazza totalmente nella dimensione pallonara coeva italiana?

Partiamo dal primo anticipo: Under non titolare.
Impazzisco per il giocatore che, in uno degli svariati gruppi dei fantacalci a cui partecipo, ho ribattezzato da subito La Luce : pieno di (troppa) voglia di fare, egoista quanto basta per non inveirci contro dal primo minuto in cui mette piede in campo, Cencio (così ribattezzato affettuosamente dai romanisti sparsi per il mondo) è un must-see per la capacità di attirare il pallone a sé e dipingere calcio. Che sia un controllo orientato, un taglio dalla parte destra del campo verso il cuore dell’area, un tiro a giro dai 23 metri, vedergli preferito Schick in una posizione innaturale (per contrastare la fisicità del Chievo e far entrare il mago turco a difensori spompati) mi fa apparire un sabato di fine Aprile un po’ più spento, se non fosse che mangerò una pizza stasera (sono del partito: Pizza Panacea di qualunque Male; se volete, il PPM cerca nuovi membri).

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Una margherita davanti Inter-Juve: cosa potrebbe sconcertarmi, gol di Candreva a parte? Probabilmente mi concentrerò su come Perisic affronterà la doppia sfida Cuadrado-Barzagli sulla sua corsia: l’impeto del croato verrà contenuto dall’ex miglior marcatore (nel senso difensivo del termine) del campionato, tirato a lustro proprio per la partita più importante della stagione bianconera, e da una freccia colombiana pronta a pressare “forte” su di lui?
Spalletti adotterà la contromisura Cancelo a sinistra, con D’ambrosio a destra, per togliere pressione al buon Ivan? Inter-Juve sarà una partita di “fascia alta”: poco ma sicuro.

Spostiamoci, con questa terribile freddura, alla domenica. Mentre le prime considerazioni sul portare o meno la crema solare in spiaggia e sullo status sociale che deriva da tale scelta si affolleranno nella nostra mente, ventidue eroi avranno un compito non semplice: sopravvivere non solo in chiave sportiva, lottando per la salvezza, ma anche fisiologica, affrontando un mezzogiorno assolato in quel di Crotone. La temperatura non dovrebbe essere altissima (22°, per chi fosse interessato ad una scampagnata nel cuore della Calabria), ma tutto sta nella percezione: percezione aumentata in ogni senso per Matteo Politano, dal fiuto del gol ai movimenti, ovunque dentro al campo (non possiedo una heat-map dei suoi palloni giocati attualmente, ma la immagino con sopra scritto: “The floor is lava”). Il giocatore, vera scheggia impazzita di questo finale di campionato, è il cavallo di Troia di una partita che potrebbe avere le stigmate della noia e della paura, dal primo al 95’ minuto.

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“Non dar retta ai tuoi occhi e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto e scopri quello che conosci già; allora imparerai come si vola.”
Con il soprannome nato da un fraintendimento, parlare di Jonathan Livingston ed il ga[m/b]biano Barrow è troppo facile, eppure il ragazzo sembra avere le carte in regola per esplodere da prima punta, con tiro da fuori, discreta progressione, rapidità nel breve e capacità di mettere i compagni in condizione di segnare (assist per Freuler settimana scorsa). Se dico che l’ultimo giocatore con maglia nerazzurra così completo potenzialmente in Italia ora milita nel Nizza, sarà stato un colpo di sole?

Di sicuro L’Udinese, piegata da due mesi a questa parte sulle ginocchia, non vuol subire un ennesimo colpo della strega nel Sannio ; la squadra giallorossa, con una ritrovata leggerezza derivante dalla matematica retrocessione, può affrontare la partita a viso aperto e con un solo scopo: proseguire negli sviluppi del laboratorio de zerbiano.
Cosa farebbe cascare dalla sedia? Qualche filtrante di Sandro dopo aver strappato palla al Fofana di turno. L’ex Tottenham deve rimanere in serie A: per la petizione, ci organizzeremo.

Ennesimo ex dalla ottima tecnica ripudiato contro il Milan: parliamo di Andrea Poli, pronto a riempire di estro il pomeriggio bolognese...ehm...
Intendevo Simone Verdi, scusate. Un lapsus.
Cristante, Saponara, Verdi: tre piccole spine nella rosa che un tempo fu rossonera.
Sembra che il toto-attaccante ci riservi Cutrone (scelta più saggia) dal primo minuto.
Fattore sorpresa: Calhanoglu che segna su punizione (è scoccata l’ora? Lo pensiamo tutti, eppure...).

A Marassi va in scena la corsa disperata all’Europa minore: Giampaolo mette in vetrina probabilmente Andersen (prossima plusvalenza superiore ai  15 milioni) e Kownacki (unica punta rimasta al fantacalcio da contendersi durante la parca asta di riparazione).
Quel che mi preoccupa? Pavoletti che segna di piede (non in rovesciata) è fin troppo scontata come risposta, perciò dirò Torreira che dilapida più di 4 palloni.

Il Verona dei falsi nueve ospita la SPAL in un’altra partita che definire tesa coinciderebbe con un eufemismo: il peggior calcio della A tra le neopromesse contro il più convincente e che si è adattato con risultati importanti alla categoria.
Grassi sta ritornando ai livelli di un tempo, quando il Napoli lo designò unico acquisto per la campagna scudetto 2016: Sarri dà, Sarri toglie.

Pomeriggio rovente a Firenze; il verbo scansare è stato adoperato più del foriestiero “top” tra i quattordicenni, perciò mi auguro non abbia nulla a che vedere con la partita delle 18:00, riferendomi maggiormente ai commenti  esterni al match rispetto a quel che si verificherà sul prato verde, vista la fallacia del ragionamento alla base.
Come reagirà la Fiorentina alla prospettiva di dover contendere il possesso palla alla squadra dalla percentuale più alta in questo fondamentale di tutta la A?
Tanto passerà dalla linea Veretout-Saponara e quanto quest’ultimo riesca ad isolare, con il suo intuito, Chiesa contro i terzini napoletani. Anche perché Simeone che regge l’impatto contro Koulibaly (ciò non implica che non possa rubargli il tempo, vero tallone d’Achille del gigante napoletano) equivale al sottoscritto che resiste per più di un mese alla palestra.

Ljajic, Luis Alberto, Immobile, Iago Falque: la serata pirotecnica a Torino è pronta. Noi? Staremo con la testa al lunedì poco invitante? Alla sveglia preferirei il canto di un Gallo ritrovato, ma credo proprio che dovrò aspettare una ritrovata forma fisica del nativo di Calcinate.

Questo è quanto: vado a riascoltare il disco (tra l’altro, è un synth-pop interessante) ed accettare il presente!
Lieto calcio a voi.

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