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Quello che sta succedendo nei campionati minori del calcio italiano è l'emblema dello stato di salute di questo sport nella nostra penisola. Ripescaggi e retrocessioni fatte a tavolino, calenadri inesistenti, partite spostate, società e tifoserie storiche scomparse, cancellate. Vi proponiamo due scritti sull'argomento, il primo è un comunicato ultras, i Granata del Pontedera.

 

Ci prendono in giro con campionati disegnati a lapis e cancellati. Ci truffano con accordi schifosi con le televisioni, col solo obiettivo di farci spendere sempre di più per vivere la nostra passione. E poi alla prima occasione ci accusano di essere il male del calcio. Ora sta venendo fuori tutto. Ora il calcio italiano sta dimostrando ciò che è. Un insieme di persone che non sanno cosa sia l’odore del campo, l’emozione di una curva, il suono di migliaia di mani che battono insieme. Viva chi tifa, chi si innamora di un colore, chi sacrifica tempo e soldi per sostenere una maglia, una squadra, una città, un ideale. Non ci piegheremo mai alla logica del business, dello spettacolo e dei soldi. Fieramente contro corrente. Ostinatamente romantici. La nostra passione non si compra, non si vieta, non si diffida e non si rinvia. Perché noi siamo Ultras. Ultima parte sana di un calcio malato.

Ultras
Granata
Pontedera

 

L'altro pezzo è un articolo, un viaggio semiserio, di Alessandro Bellesio per La Stampa. Il protagonista è un tifoso della Pro Vercelli:

 

La giornata tipo del tifoso della Pro Vercelli, in questo settembre da nuvoletta perenne che incombe sulla testa, quanto sarebbe piaciuta a Paolo Villaggio per le avventure del suo ragionier Ugo Fantozzi. Oggi la sciarpa con ricamato il vecchio «Forsa Pro» - quella che le ha viste tutte, dallo scudettino del ’94 alla promozione in B dopo 64 anni - sa di naftalina, arrotolata nell’armadio. Lui non se l’è sentita di scomodarla per le 537 amichevoli estive al termine delle quali, secondo un compagno di trasferte, verrà assegnata ai leoni e ai loro fedelissimi seguaci una specie di Coppa Cobram. La sciarpa è per le occasioni speciali. Per il campionato. Che tra l’altro nessuno ricorda, ormai, come sia fatto.

Sarà perchè chi comanda questo mondo del pallone ha un po’ confuso le idee al sostenitore medio di via Massaua: saranno 19 oppure 22 squadre in serie B, e forse in serie C ci si affiderà al caso. Prima che arrivi ottobre - giurano giornalisti, blogger, avvocati e malati di Facebook e Twitter - arriverà la decisione finale. Una sorta di tavola dei comandamenti incisa sulla pietra. E sarà così nei secoli dei secoli. Sempre che qualcuno non faccia ricorso. Perchè il tifoso attende la parola del Tar e del Collegio di Garanzia del Coni come fosse il Verbo. Il nome di certi uffici, poi, evoca il famoso «Dirett. lup. mann.» e qualcuno immagina già le poltrone in pelle umana.

Quando sembrava un’estate come tante, con le zanzare a infestare la casa (forse per colpa di mister Grassadonia che aveva condannato il club dei 7 scudetti alla retrocessione, nonostante i 20 punti portati in dote), il tifoso medio aveva iniziato a scervellarsi su come seguire la Pro in C. Bisogna prepararsi a seguire le partite dallo schermo del computer: il sito si chiama Eleven Sports, e lui ha acquistato in anticipo almeno qualche trasferta. Costano più o meno quattro euro l’una. E naturalmente, l’immancabile tessera in curva al Piola. Poi qualcuno ha iniziato a pronunciare la parola «ripescaggio». Serie B. E lui non ha resistito, anche perchè giorno dopo giorno la speranza si faceva più concreta: ha subito comprato l’abbonamento tv a DAZN, forse invaghitosi contemporaneamente della nostalgia degli stadi mondiali e dell’avvenenza di Diletta Leotta. Ma via via il cielo si è rabbuiato. La nuvoletta ha fatto il suo dovere. Niente più B, e allora è arrivato il giorno della compilazione dei calendari di C.

Con le pive nel sacco (e dopo aver tentato di farsi rimborsare da DAZN), il tifoso medio ha iniziato a programmare il suo autunno in Lega Pro: mercoledì 19 settembre c’è il debutto in casa con il Piacenza e allora niente cena a casa dei suoceri; domenica 23 il primo viaggio ad Arezzo e altro disastro familiare per una maratona da Ikea che non si farà. Altra nuvoletta: la Pro, con quattro squadre, non giocherà fino a quando Tar e Collegio la finiranno di rincorrersi e ricorrersi. E ripristinate cena dai suoceri e drammatica gita al mobilificio. Oggi lui è in bilico tra B e C, nell’ansia. Dorme di rado. La fame di Pro non si consuma e allora colleziona amichevoli a Biella al costo di 8 euro (domani sera), sogna di rivedere certi campioni in maglia bianca (Vives, che sabato avrebbe dovuto giocare con i leoni ad Alice Castello). Mai stagione è stata più tormentata, caro tifoso medio. Mai è stata più combattuta, incerta, vergognosamente sottratta alla gente dello stadio. In una parola: non è mai stata così fantozziana.

Il caos oltre la siepe

Ma che bella la Serie A: Ronaldo alla Juventus, le milanesi che ricominciano a spendere e i milioni che tornano a girare. Tutto molto bello, ma basta alzare un po' il tappetto per scoprire che sotto non c'è solo un po' di polvere ma una vera e propria tempesta.

Oltre la siepe che racchiude l'oasi felice della Serie A, il sistema calcio italiano è nel caos più totale.

Come ogni estate nelle leghe minori abbiamo assistito ad una moria incontrollata di società che non sono più in grado di sostenere costi elevati senza adeguati ritorni. Ma se gli anni scorsi si era riusciti a mettere qualche pezza, quest'anno la situazione si è fatta più complicata. In Serie B, ben tre società storiche come Bari, Cesena e Avellino non sono riuscite a iscriversi e dovranno ripartire dai dilettanti, in Serie C non ce l'hanno fatta Fidelis Andria, Mestre e Reggiana, mentre il Bassano si è fuso con il Vicenza. Pronti dunque i ripescaggi: per la C ecco Cavese, Imolese e Juventus U23, la prima e finora unica squadra riserve ammessa dopo la riforma voluta dalla FIGC lo scorso anno.

Per la B invece... nessuna, niente ripescaggi. È questa la decisione a cui è giunta la Lega B dopo che la situazione si era ingarbugliata più di quanto non lo fosse. Inizialmente infatti per il ripescaggio sembravano in vantaggio Ternana, Pro Vercelli e Virtus Entella, ma una decisione del TFN, il tribunale federale, ha ribaltato tutto, annullando la norma che prevedeva l'esclusione dalle graduatorie per i ripescaggi delle squadre con provvedimenti giudiziari o finanziari a loro carico negli ultimi 3 anni.

Ecco così che sono balzate in testa Catania, Novara e Robur Siena. Le altre squadre ovviamente non sono rimaste a guardare annunciando il ricorso e così tra marce indietro e contro ricorsi la data per una decisione finale si è vista slittare fino al 7 settembre. La Lega B ha quindi deciso di sua iniziativa di sospendere i ripescaggi e stilare un calendario a 19 squadre, con il Coni che però ha avanzato più di qualche dubbio sulla liceità della decisione.

Nel frattempo anche la lega C è in attesa di scoprire se deve sostituire altre squadre o no, perciò ha rimandato l'inizio del campionato a settembre, con in vista anche un possibile sciopero dell'asso-calciatori.

Se guardiamo al calcio femminile poi la situazione non è più rosea: sebbene ci sia finalmente un deciso interesse da parte dei club maschili che stanno puntando sulle ragazze iscrivendo una loro sezione nel campionato di categoria, unito al successo della nazionale che è riuscita a qualificarsi ai Mondiali vincendo tutte le gare del proprio girone di qualificazione, al livello istituzionale è di nuovo caos. La gestione del campionato infatti è tornata alla Lega Dilettanti, dopo che negli ultimi anni era stata in mano alla FIGC, che ha presentato ricorso e anche qui il rischio sciopero è concreto.

Insomma la Serie A si appresta ad iniziare ma le fondamenta non sono così solide e senza un adeguato intervento di consolidamento l'intero palazzo rischia di crollare. In attesa di un ingegnere, godiamoci Cristiano Ronaldo e facciamo finta di niente.

Internazionale

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