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Certi libri stanno lì ad aspettarti, persi in uno scaffale, chiusi in uno scatolone o abbandonati su qualche treno. Il libro di oggi è un piccolo gioiello barocco, fermo al bancone del Professore, a Piazzale Flaminio, a Roma. È Once cuentos de futbol, di Camilo Josè Cela.

C'è solo un aggettivo che può descrivere Camilo Josè Cela e il suo modo di scrivere. È esperpentico. Un modo di descrivere la realtà in maniera deformata, grottesca, spesso insensata. Si tratta di uno stile letterario creato da Ramon Maria del Valle-Inclan e dalla Generazione del '98, gruppo di intellettuali spagnoli dei primi anni del ventesimo secolo.

Esperpentico è il modo in cui Cela offre la sua estetica, deformata e surreale, che solo il senso tragico della vita spagnola può creare.

Classe 1916, galiziano, padre gallego e madre spagnola di origini italo-inglesi, Camilo Josè Cela è stato Premio Nobel per la Letteratura nel 1989, "per una prosa ricca ed intensa, che con la pietà trattenuta forma una visione mutevole della vulnerabilità dell'uomo". Tra le sue opere più importanti ci sono La famiglia di Pascual Duarte (1942), L'alveare (1951), San camilo 1936 (1969).

cela

E nella sua sterminata bibliografia, c'è una perla, piccola e preziosa. Sono gli Undici racconti sul calcio, raccolta del 1963, pubblicata in Italia da Passigli, con traduzione di Bruno Arpaia. Undici racconti strani, curiosi, assurdi, ambientanti in una Spagna che sembra a tratti medievale a tratti moderna, priva di tempo. Il calcio, un po' ovunque, è un pretesto, uno sfondo in cui si riconcorrono boia e banchieri, cavalli e politici, cani ed angeli, bambine e carabinieri.

Vi proponiamo un racconto degli undici. Quello dei due portieri e del cavallo allenatore.

Alta scuola

Un cavallo! Un cavallo! Campo aperto!
- Espronceda

 

Il mantello sauro, nei purosangue inglesi, ha tre tipi di sfumature, vale a dire: bruciato, chiaro e dorato. Il sauro bruciato si suddivide, a sua volta, in altre due: il sauro nerastro spento o liver chestnut, per esempio il puledro Equipoise, e il sauro rosso scuro con riflessi ramati o dark chestnut, per esempio la tre anni Pretty Polly. Il sauro chiaro ha il tono rosso acceso della pelle della volpe; lo stallone Man O’War, che si è coperto di gloria generando campioni, era sauro chiaro (sebbene avesse la criniera più scura, che tendeva al rame). Il sauro dorato, a volte con un riflesso brillante e sempre con balzane e una striscia bianca sul muso, è il più frequente: l’eroe Pocahontas e tutta la famiglia erano sauri dorati.

Gainsborough XXI, il crack che allena Teogenes e Teogonio, i due dioscuridi portieri del Waldetrudis Pucarà F.C. (Alta scuola), è un dark chestnut, come Donatello, trisnipote di Pretty Polly, che era pronipote di Call Boy, il nipote di Bachelor’s Double, a sua volte pronipote dell’archetipo Hermit. Di tutta la stirpe, l’unico che ha provato a giocare a pallone è stato Gainsborough XXI, che è stato campione d’Europa con lo Stade de Castelnaudary, la culla del riconfortante alimento che chiamano cassoulet (che non è di Tolosa, come informano la Guide Bleau, il Baedeker e altre fonti di parte); a Castelnaudary si può mangiare un cassoulet molto affidabile all’Hotel Fourcade, al de France e al Notre Dame, tutti e tre buoni. Poi, quando la FIFA lo ha squalificato perché era un cavallo, Gainsborough XXI è diventato allenatore ed è passato a prestare i suoi servigi nel Waldetrudis Pucarà F.C. (Alta scuola), la squadra che, portando alle estreme conseguenze la tattica del catenaccio, gioca con due portieri: Teogenes, portiere destro, e Teogonio, portiere sinistro.

Teogenes Caldueno Acebal, alias la stecca un asturiano di Llanes, agile come il capriolo e svelto come la volpe, che non ha altri inconvenienti se non quello di mostrare troppo a fior di pelle la fluttuante vena della follia. Teogonio Alcaraz Valronquillo, alias Ladro di polli, invece, è equanime e caparbio (anche atletico), conservatore, disciplinato e sensato, stimato per il suo buon senso. Teogonio Alcarez Valronquillo, Ladro di polli, è toledano di Gerindote, vicino Torrijos, latitudine che produce levrieri come Dio comanda e maturi al punto giusto.

“E gli piace il civet di lepre?”

“Ma certo, come a ogni buon levriere, anche se (sia detto a onor del vero) cerca di reprimere il piacere e si sforza di imbrigliarlo”.

Teogenes e Teogonio sono complementari, di qui la loro efficienza. Gainsborough XXI è molto orgoglioso del loro comportamento e non ha bisogno di prenderli a pedate né di imporgli multe o altre sanzioni (non sempre di indole economica, ma anche morale). Gainsborough XXI è un manager soft, un allenatore molto psicoterapico e scientifico, e il Waldetrudis Pucarà F.C. (Alta scuola) è un club che gode della simpatia generale.

La Stecca ( che ha cominciato come giocatore di biliardo a sponda) è specializzato nel salvare tiri con l’effetto, che devia in corner solo guardandoli, e Ladro di polli (che ha fatto il chierichetto) si occupa di attendere al varco le brave mezzali (come Luis Regueiro o Hilario Marrero), che non mancano mai. Di solito la Stecca scende in campo con un maglio verde (atavismo dei suoi tempi di giocatore di biliardo) e Ladro di polli, non per serietà, ma per tattica deliberata, è uso vestire di rosso (colore che da ai nervi all’avversario e gli fa spesso lisciare il tiro e mandare il pallone nelle nuvole). Gainsborough XXI li allena a base di moderazione e malizia perché pensa che, per colpire duro e lavorare ai menischi, bastino e avanzino i difensori (Arracudiagaguirregoitia II, Guizaburuagaetzeberri II e il canario Cubito, che p un fetente con la faccia da mosca morta). Il Waldetrudis Pucarà F.C. (Alta scuola) aspira ad avere una squadra in cui ognuno dei giocatori sia ben convinto dei suoi obblighi e nella quale non ci sia un solo uomo che non sappia a memoria quale sia la parte che gli tocca recitare. Teogenes Caldueno Acebal, la Stecca, e Teogonio Alcaraz Valronquillo, Ladro di polli, hanno assimilato così bene lo spirito del Waldetrudis Pucarà F.C. (Alta scuola) e di Gainsborough XXI, il suo allenatore, che si sono fatti tatuare sul ventre, a formare un fregio attorno all’ombelico, il verso 355 del libro I delle Metamorfosi di Ovidio: Nos duo turba sumus, noi due formiamo una moltitudine, e fin quando è così non ci fa gol nemmeno Napoleone Bonaparte. Teogenes e Teogonio, sostenendosi l’uno con l’altro (memoria con memoria, intendimento con intendimento, volontà contro volontà), formano una barriera insormontabile, un muro di fronte al quale non possono nulla né i lamenti né imprecazioni, mai ascoltate.

“E non gli fanno un gol neanche per miracolo?”

“Guardi, signora: per miracolo, proprio per miracolo, sì; ma in nessun altro modo. Quest’anno, per esempio, ancora non gli hanno infilato nessun gol (si sa che non è un buon anno per i miracoli, forse ha piovuto troppo), nonostante abbiano giocato più di settanta e dispari partite. Teogenes e Teogonio, be’, la Stecca e Ladro di polli, sono imbattibili, mi creda, almeno fino a quando gli si cancella il tatuaggio sulla pancia, e i tatuaggi, signora, lei sa come sono indelebili”.

Gainsborough XXI è un sauro dark chestnut. La Stecca e Ladro di polli sono, per i capelli, sauri dorati con un leggero riflesso brillante (più evidente nella stecca). I portieri dal mantello baio, isabellino, pomellato, perlaceo, testa di moro, pezzato (alto o basso) e chubarì, di solito sono impacciati e attaccabrighe, sebbene a volte risultino vistosi e facciano la loro figura. Ci sono allenatori che negano l’evidenza; peggio per loro: scaduti i termini del contratto – di solito, a fine stagione – li esonerano e pace. Gainsborough XXI non è, certamente, uno di loro. I dirigenti del Waldetrudis Pucarà F.C. (Alta scuola) sono molti soddisfatti dei suoi servigi, del suo comportamento, del suo rendimento, dei risultati ottenuti dalla squadra sotto i suoi ordini, eccetera. Gainsborough XXI, che preferisce i campi di calcio agli ippodromi, non ha mai vinto il Derby, né il St Leger, né gli Oaks, né le Duemila Ghinee, ma in compenso è stato cantato dai poeti.

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Le mani di Jorge Mendes sulla Spagna

Magari i fili non si vedranno, ma stasera, quando Spagna e Portogallo scenderanno in campo per la loro prima gara dei Mondiali, il grande burattinaio Jorge Mendes avrà già fatto le sue mosse.

Ci sono le sue mani infatti sul terremoto che ha sconvolto la vigilia spagnola di Russia 2018. L'addio di Lopetegui, l'arrivo di Hierro, gli equilibri tra blancos e blaugrana nello spogliatoio della Roja. C'è sempre il suo zampino, fatto di movimenti studiati e meditati a lungo, burattini e pedine.

Tutto ha inizio con i mal di pancia di Cristiano Ronaldo, esplosi durante i festeggiamenti dell'ennesima Champions League vinta: "È stato molto bello essere al Madrid, e nei prossimi giorni darò una risposta ai tifosi, che sono sempre stati al mio fianco". Dietro c'era la corte del Paris Saint-Germain, pronto a mettere sul piatto 45 milioni a stagione per il portoghese. Jorge Mendes ha iniziato a strofinarsi le mani. Le alternative erano semplici: un addio clamoroso, e ricchissimo, direzione Francia oppure un rinnovo faraonico con il Real. In entrambi i casi avrebbe incassato.

La manovra è iniziata più di un anno fa, secondo El Pais, con Jorge Mendes che ripeteva a Lopetegui "Prima o poi ti porto a Madrid". L'allenatore spagnolo sapeva di non avere possibilità, gli sembravano solo prese in giro, bravuconadas. Ma il procuratore sportivo più potente del mondo non scherzava: "Non ti sembrava impossibile che un allenatore non aveva mai allenato in Primera Division firmasse per il Porto, allenando in Champions?". Lopetegui infatti aveva allenato, fino al 2014, solo le categorie minori della nazionale Spagnola, dall'U-19 all'U-21, e Real Castilla, la squadra B madridista.

Portare un suo uomo ai Galacticos, proprio nel momento in cui il cavallo maggiore della sua scuderia iniziava a lamentarsi, era un passaggio fondamentale, un modo per ribadire la sua leadership e sedersi al tavolo del rinnovo in maniera ancora più forte. Così quando Florentino Perez, dopo aver pensato a Massimiliano Allegri e Pochettino per sostituire Zidane, gli chiede un suggerimento, Mendes non ha dubbi. Anche il suo braccio destro Jose Angel Sanchez e il capitano Sergio Ramos spingono in quella direzione.

Mendes lo sapeva sin dall'inizio, quando nel 2016 fece firmare al suo assistito il contratto con la federazione iberica, poi rinnovato a maggio 2018 fino al 2020. Tre milioni di ingaggio e una clausola rescissoria incredibilmente bassa, appena due milioni, quando normalmente non è mai inferiore allo stipendio fisso.

Così a Krasnodar arriva lo strappo, Lopetegui comunica la sua decisione convinto di portare a termine il Mondiale, Rubiales si infuria e lo esonera. Il percorso è compiuto.

E stasera i pezzi forti della scuderia di Mendes si daranno battaglia: Cristiano Ronaldo contro De Gea, Rodrigo, Saul, Diego Costa. Quel Diego Costa sempre convocato e schierato da Lopetegui nonostante le lamentele di gran parte dello spogliatoio. Chissa se Hierro avrà il coraggio di levarlo.

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