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L'uomo del silenzio

Gli ingredienti della ricetta sono semplici: una finale di Coppa del Mondo da giocare in casa, prime pagine dei giornali che titolavano “O Brasil vencerà”, il presidente della Fifa Jules Rimet che aveva già preparato il discorso per i vincitori brasiliani. Dopodiché aggiungere lui, Alcides Ghiggia, all’epoca solo un 24enne sconosciuto ma dal destino incredibile. Oggi l’uomo del “maracanazo” compie 87 anni, ed è l’unico giocatore di quella pazza finale rimasto in vita.

La storia inizia ai mondiali di calcio del 1950. Mondiali strani, dai contorni quasi fiabeschi. Si tornava a giocare dopo dodici anni di pausa per il conflitto mondiale. L’Italia, detentrice del trofeo, era economicamente devastata e accettò di partecipare solo dopo che la FIFA promise di pagare le spese. Inoltre non prese l’aereo, ma viaggiò in nave, la paura per la strage di Superga era ancora troppo viva. Furono i primi campionati cui partecipò anche l’Inghilterra, finora sempre convinta di essere al di sopra di certi “giocherelli” da principianti. Accettò di partecipare ma venne eliminata dagli USA. L’India invece, che aveva una squadra di tutto rispetto, venne squalificata perché i calciatori indiani giocavano a piedi nudi.

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Calcio d’altri tempi, quando al posto del 4-3-3 c’era il 2-3-5. Il Brasile arrivò a giocarsi il titolo contro l’Uruguay. Il 16 luglio 1950 al Maracanà c’erano 200.000 persone. Tutto era pronto per celebrare la grande vittoria dei beniamini nazionali. La squadra di casa passò in vantaggio con Friaça. La festa sugli spalti, iniziata dal primo minuto, aumenta d’intensità. Fuori dallo stadio è carnevale. Poi succede l’impensabile, gol di Schiaffino per il pareggio e gol vittoria di Ghiggia. In quell’istante nello stadio più grande del mondo cadde il silenzio. “Il silenzio più bello del mondo” scrisse Eduardo Galeano. Era il silenzio di una squadra, di uno stadio, di una nazione. Era il silenzio degli stessi giocatori dell’Uruguay, increduli. Tutto era surreale. Al momento del fischio finale decine di persone sugli spalti furono colte da infarto. L’inno uruguaiano non venne suonato, non era stato fornito lo spartito perché ritenuto inutile. Non ci fu nemmeno la premiazione, un imbarazzatissimo Jules Rimet diede la coppa al capitano della celeste, senza parole, senza discorso solenne. In silenzio. “La pagina più brutta della storia del Brasile” scrissero i giornali.

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Solo tre persone hanno fatto tacere il Maracana: Frank Sinatra, Papa Giovanni Paolo II e Alcides Ghiggia. Il calciatore uruguaiano vestì anche la maglia della nazionale italiana, oltre a quelle della Roma e del Milan. Sono passati quasi settant’anni da quella pazza finale, quando il destino decise di fare uno scherzo alla patria del calcio. Oggi, l’ala 24enne che fece piangere una nazione, il giovanotto esile, con due gambe lunghissime, baffi alla moda e capello all’indietro non c’è più. Noi vogliamo ricordare così il calciatore, l’uomo, l’artista. Perché tutti possono scrivere o cantare, pochi possono comporre il silenzio.  

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