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Sognando Zarate

Avete presente quegli amori folli, che nascono all'improvviso e che si portano dietro una passione travolgente, che sembra dover durare per sempre ma che poi però si esaurisce in poco tempo?

Se sapete di cosa sto parlando allora potrete capire come si sono sentiti molti tifosi laziali nell'estate del 2008, quando alla Lazio arrivò un calciatore argentino semisconosciuto, un certo Mauro Matias Zarate.

Per il mercato estivo il presidente Lotito, memore delle proteste dell'anno precedente, aveva in mente di regalare ai tifosi un acquisto importante in attacco. Le ricerche del neo ds Igli Tare si concentrarono sull'allora punta del Boca Juniors Rodrigo Palacio, sul quale c'era anche l'interesse del Barcellona. La trattativa, lunga ed estenuante, non si concretizzò mai, così la Lazio si vide costretta a cercare altrove. Qui arrivò uno dei primi colpi di genio dell'albanese che venne a conoscenza di questo attaccante argentino che aveva fatto una scelta di vita particolare: da giovanissimo si era lasciato attrarre dai petroldollari e si era trasferito dal Velez Sarsfield all'Al-Sadd, in Qatar, ma dopo solo un anno si era reso conto che i soldi non bastavano, per poter fare la differenza doveva arrivare in Europa. Così tra l'indifferenza dei tifosi che ancora non lo conoscevano arrivò nella capitale in prestito con un diritto di riscatto molto alto per gli standard della società, 22 milioni di euro, un giocatore che di lì a poco sarebbe entrato nel cuore di molti.

La scintilla scoccò in un giorno preciso, il 31 di agosto, prima giornata del campionato di Serie A 2008-2009, si giocava Cagliari – Lazio, alla vigilia i giornalisti riportavano un Delio Rossi molto indeciso su chi schierare in attacco, si diceva che dal primo minuto sarebbe partito Stephen Makinwa e invece all'annuncio delle formazioni ufficiali in molti rimasero sorpresi nel leggere il nome dell'argentino. La scelta fu azzeccatissima, Mauro si presentò ai suoi nuovi tifosi con una doppietta, prima un rigore che segnò quasi per caso, mentre cadeva, poi un pallonetto che sorprese il portiere del Cagliari e contribuì al 2 a 4 finale per la Lazio.

La settimana successiva si ripeté contro la Sampdoria, segnò con un tiro a giro da fuori area che diventò il suo marchio di fabbrica nel corso della stagione.

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Due gol soprattutto rimasero impressi nei cuori dei tifosi, quello nel derby di ritorno, vinto 4-2, quando come disse Guido De Angelis tirò “da sotto casa all'incrocio dei pali” e quello in finale di Coppa Italia ancora contro la Samp, vinta poi ai rigori.

I colpi di Maurito, i suoi dribbling, i suoi gol per un po' riportarono  i tifosi indietro nel tempo a quando erano abituati a ben altri protagonisti e a ben altri traguardi, l'innamoramento collettivo fu così inevitabile.

L'estate successiva il presidente Lotito si vide costretto a fare uno sforzo economico notevole, il più alto della sua presidenza e a pagare il riscatto, non senza cercare una mediazione con i qatarioti prima, resta indelebile l'immagine del presidente che cercava di abbonire gli sceicchi sfidandoli a biliardino.

Ma poi qualcosa andò storto, al posto di Delio Rossi arrivò Ballardini e il cambio di allenatore non giovò a Maurito che non riuscì più a ripetere i colpi dell'anno precedente; ben presto finì nel mirino della critica per il suo gioco, spesso fine a se stesso e poco incline al dialogo con i compagni. La stagione scivolò via così, tra una critica e l'altra e neanche l'arrivo di Edy Reja riuscì a risollevare l'attaccante, in una delle stagioni più brutte dei biancocelesti negli ultimi anni, conclusasi con una salvezza conquistata alla penultima giornata.

La stagione successiva le critiche non si fermarono e anche se mise a segno 9 gol in campionato (il primo anno ne fece 13) negli ultimi giorni del mercato estivo del 2011 fu ceduto in prestito all'Inter e le proteste dei tifosi non furono neanche troppo accese.

Neanche Milano però fu d'aiuto all'argentino che tornato alla Lazio passò una stagione tra panchina e tribuna finché non decise che era tempo di tornare alle origini, in Argentina, nella squadra che lo aveva cresciuto, il Velez.

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Da lì ha alternato stagioni buone a stagioni pessime, è tornato in Europa, in Inghilterra, poi anche in Italia, dove ha giocato una stagione da comprimario nella Fiorentina, per ritornare ancora in Inghilterra, ancora in Medio Oriente, e infine per la terza volta al Velez dove si trova ora.

Qualche settimana fa ha dichiarato che sarebbe un sogno per lui tornare alla Lazio e per un attimo gli occhi dei tifosi laziali hanno brillato, perché i colpi di fulmine producono amori travolgenti, che magari non durano molto ma che poi in fondo non si dimenticano mai. Amori che non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano.

Internazionale

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